Allarme scalate estere Fari puntati su Unipol

La compagnia bolognese sarebbe la preda più esposta ai gruppi stranieri Al sicuro Cattolica e Vittoria. Mentre Fonsai, chiuso il capitolo Unicredit…

di Carlotta Scozzari

MERGER ASSICURATIVI In un momento in cui le scalate di società estere sembrano andare di gran moda nel Belpaese, anche il presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, mette le mani avanti. E avverte che sulle assicurazioni italiane potrebbe esserci un rischio di questo tipo. «Si deve segnalare – è uno dei passaggi delle considerazioni conclusive del presidente dell’Authority riferite alla Relazione annuale sul 2010 – che alcune carenze di carattere strutturale, già evidenziate in passato, persistono nel 2010: la significativa sottoassicurazione del sistema sotto il profilo sia dimensionale sia della composizione di portafoglio; la modesta proiezione internazionale, con la ben nota eccezione del primo gruppo assicurativo italiano». E poi il passaggio chiave: «Le ampie possibilità di sviluppo inespresse dal mercato assicurativo nazionale ne accrescono l’appetibilità per i player internazionali, in particolare europei; interesse che in qualche caso ha trovato concreta attuazione in progetti imprenditoriali perlopiù di acquisizione di pacchetti azionari rilevanti o di controllo». Giannini ha spiegato che «su questi il faro dell’Autorità si è incentrato, in coerenza con gli indirizzi comunitari, sulla capacità patrimoniale e finanziaria degli acquirenti e sull’esigenza che non venga minata la sana e prudente gestione degli operatori». B&F ha interpellato alcuni analisti specializzati in assicurazioni per comprendere chi potrebbe essere la prossima preda. «La società per cui vedo meno complicazioni – spiega un analista che preferisce mantenere l’anonimato – è Unipol». Il motivo per cui l’esperto ritiene il gruppo bolognese un potenziale papabile è che «le cooperative azioniste potrebbero avere bisogno di soldi, così come la stessa Finsoe», socia di riferimento di Unipol con una quota del 50,75% del suo capitale ordinario. La maggioranza del capitale di Finsoe è a sua volta detenuta da Holmo Spa, società di partecipazioni controllata da aziende appartenenti al movimento cooperativo (tra cui le principali cooperative di consumo e del settore di produzione e lavoro). A parere dell’analista, dunque, le strade per diventare soci di peso della compagnia di via Stalingrado potrebbero essere fondamentalmente due: o rilevando le quote delle prime quattro-cinque cooperative di Holmo, o trattando direttamente con Finsoe. Sarebbe meno efficace, invece, la strategia di partecipare a un eventuale aumento di capitale di Unipol per divenire nuovi azionisti, perché in questo caso, vista l’abbondante porzione di capitale blindata dalle cooperative, è da escludere che si possa riuscire a entrare in possesso di partecipazioni importanti. Resta poi il fatto che la possibilità di una ricapitalizzazione, ventilata di recente da indiscrezioni, è stata seccamente smentita il 16 giugno dall’amministratore delegato della compagnia bolognese, Carlo Cimbri. «L’aumento di un anno fa – ha detto Cimbri – è congruo e adeguato a sostenere i programmi del gruppo, guardando ai criteri di solvibilità sia attuali sia prospettici». Altre compagnie in odore di scalata estera potrebbero essere, sebbene non proprio nell’immediato, quelle del gruppo Ligresti: Fondiaria-Sai e la controllata Milano Assicurazioni. La compagnia assicurativa prima in Italia nel ramo danni, infatti, che già l’autunno scorso era stata adocchiata dai francesi di Groupama (l’ingresso nell’azionariato era stato bloccato da Consob che aveva imposto il lancio dell’Opa), potrebbe tornare a essere una preda ambita in un’ottica di medio termine. Il piano di riorganizzazione messo a punto con Unicredit, che prevede l’entrata della banca nel capitale di Fonsai con il 6,6%, dovrebbe infatti costituire una soluzione per lo più temporanea, con Piazza Cordusio pronta a uscire in tempi piuttosto stretti. Milano Assicurazioni, dal canto suo, in base al piano di riorganizzazione del gruppo Ligresti, è chiamata a ricapitalizzarsi per 350 milioni. «Ammesso e non concesso che ci sia qualcuno interessato a comprarla – spiega l’analista – lo farebbe soltanto una volta chiuso l’aumento di capitale». A parte Unipol e Fonsai e Milano – queste ultime più che altro in un’ottica di medio termine – gli esperti di mercato non vedono molte altre occasioni di acquisto per gli operatori stranieri. «Escluderei – sostiene l’analista – Cattolica Assicurazioni, per via della struttura cooperativa della società, nel cui azionariato, oltre a soci “canonici”, presenziano anche dipendenti, con tutte le difficoltà del caso e con la logica del voto capitario», in base al quale una testa vale un voto. La società, insomma, dovrebbe dotarsi di un nuovo statuto e da cooperativa trasformarsi in Spa. «Certo – concede l’esperto – non si tratta di un’ipotesi completamente campata in aria, ma di sicuro sarebbe un’operazione molto complessa, non realizzabile in tempi stretti». E nemmeno Vittoria Assicurazioni potrebbe essere una potenziale preda. «La famiglia Acutis – fa notare una fonte finanziaria – è saldamente al controllo e non sembra intenzionata a fare un passo indietro».