Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
![]()
Segno più per inflazione e pil. A certificarlo è l’Istat, secondo cui a maggio in Italia l’indice dei prezzi di beni e servizi è salito al 3,2%, accelerazione dovuta alle tensioni sui prezzi dei beni energetici non regolamentati, dei servizi relativi ai trasporti e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona. Più nel dettaglio, l’inflazione per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione del +0,4% su base mensile. Nel mese di maggio l’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, è passata dall’1,6% all’1,8%. Un andamento analogo si è registrato anche per l’indice al netto dei soli beni energetici, passato dall’1,9% al 2,1%. L’inflazione acquisita per il 2026 si attestata al 2,6% per l’indice generale e all’1,6% per la componente di fondo.
Ventinove minuti medi. Ma, in alcuni casi, sono bastati 27 secondi a un hacker per muoversi dentro la rete dopo l’ingresso e compromettere tutte le funzionalità di una banca. Nel settore finanziario gli attacchi informatici non stanno solo aumentando: stanno diventando più rapidi e difficili da distinguere dall’attività normale di un dipendente. Secondo il nuovo «Financial Services Threat Landscape Report» elaborato da CrowdStrike, gruppo texano di cybersecurity quotato al Nasdaq, le intrusioni «hands-on-keyboard» nel segmento finance sono aumentate del 43%, mentre il tempo medio necessario a un attaccante per muoversi lateralmente nella rete dopo il primo accesso è sceso a 29 minuti. Nel caso più rapido osservato sono bastati appena 27 secondi.
Il nuovo balzello di vigilanza che i fondi pensione devono versare da quest’anno risulta più caro del precedente del 42%. Come anticipato da MF del 27 maggio, con un intervento inserito nel decreto Pnrr di febbraio, convertito in legge il 20 aprile, il governo ha modificato la base di calcolo del contributo che i comparti di previdenza complementare devono versare ogni anno alla Covip, l’autorità di vigilanza presieduta da Mario Pepe. Un costo che, in ultima istanza, ricade sugli iscritti. In pratica, fino al 2025 l’imponibile era rappresentato dai flussi annuali raccolti dai fondi pensione (ovvero versamenti dei lavoratori, quote di trattamento di fine rapporto e contributi dei datori di lavoro per i dipendenti). Da quest’anno, invece, il calcolo è effettuato sul patrimonio gestito, ben più elevato della raccolta annua. Secondo gli ultimi dati della relazione annuale della Covip, a fine 2024 il patrimonio dei fondi pensione in Italia era pari a 243 miliardi di euro, mentre i flussi annui si sono attestati a 20,5 miliardi. Nel frattempo è stata ridotta anche l’aliquota, passata dallo 0,5 per mille allo 0,06 per mille. La nuova aliquota è quindi circa un decimo della precedente, ma si applica a una base oltre dieci volte superiore. Questo squilibrio, secondo le simulazioni sui dati 2024, determina un aumento del 42%: il contributo passerebbe da 10,3 a 14,6 milioni.
Altroché una manovra per penalizzare i fondi pensione e i lavoratori. La norma inserita nel decreto Pnrr che ha modificato la base di calcolo del contributo di vigilanza che i fondi devono versare alla Covip «è un intervento di equità e di moralità», ribatte il presidente della Commissione di vigilanza, Mario Pepe, che si dice pronto ad abbassare l’aliquota se i flussi dovessero aumentare oltre i bisogni di funzionamento dell’authority. «Il sostegno alla vigilanza è una garanzia per i lavoratori stessi e per i costi dei fondi», spiega sottolineando l’imminente avvio dell’arbitro delle controversie previdenziali «che ho voluto io e sarà baluardo di trasparenza».
Il sistema pensionistico svedese si basa su tre pilastri. Alla base ci sono le pensioni pubbliche, a loro volta divise in due blocchi: un modello a ripartizione integrato da tre fondi di riserva pre-finanziati e la parte più interessante, il Premium Pension. Si tratta di un 2,5% dei contributi che i lavoratori devono versare obbligatoriamente in una serie di fondi ed Etf diversificati a basso costo. Se non si sceglie nessun fondo si viene indirizzati automaticamente sul comparto di default, l’Ap7, supervisionato dal ministero delle Finanze ma completamente autonomo nella politica di investimento, la cui allocazione prevede circa il 90% di azioni. Come in Italia, il secondo pilastro è quello delle pensioni occupazionali, che coprono il 94% del mercato del lavoro con livelli di contribuzione che oscillano tra il 4,5% e il 6%. E per finire c’è il risparmio pensionistico privato, cioè gli investimenti per il lungo periodo dei cittadini. E proprio qui entra in gioco il secondo ingrediente della ricetta svedese: la leva fiscale. Nel 2012 il governo svedese ha istituito uno strumento ormai adottato dal 40% della popolazione: gli Isk, che possono essere tradotti grossomodo come Piani Individuali di Risparmio, anche se sono strutturalmente diversi rispetto ai Pir italiani.
Per stimolare ulteriormente la finalizzazione del risparmio previdenziale all’investimento nel sistema produttivo, in linea peraltro con le linee guida della Saving and Investment Union della Commissione europea, la Legge di bilancio 2026 ha previsto la possibilità per i fondi pensione di investire, anche in via indiretta, in strumenti finanziari emessi da società ed enti operanti prevalentemente nella elaborazione o realizzazione di progetti relativi a settori infrastrutturali turistici, culturali, ambientali, idrici, stradali, ferroviari, portuali, aeroportuali, sanitari, immobiliari pubblici non residenziali, delle telecomunicazioni, incluse quelle digitali, e della produzione e trasporto di energia. L’individuazione dei limiti massimi di investimento in tali attività è demandata ad un decreto ministeriale. La norma amplia, inoltre, il perimetro nel quale i fondi pensione possono investire, mantenendo fermo, in ogni caso, il principio che gli investimenti in attività che non sono ammesse allo scambio in un mercato regolamentato sono mantenuti a livelli prudenziali.

Il regime fiscale delle pensioni con profili internazionali (residenza del percettore/collocazione dell’erogante) dipende dalla natura del rapporto sottostante. Il principio di tassazione del reddito mondiale del soggetto residente nonché i criteri di collegamento per quello non residente (artt. 3 e 23 del Tuir) previsti in ambito domestico devono essere coordinati con la disciplina pattizia. Quest’ultima, anche per giurisprudenza costituzionale, rappresenta fonte gerarchicamente superiore e, dunque, prevalente (artt. 75 del dpr 600/73 e 169 del Tuir). Laddove il trattamento derivi da attività di lavoro dipendente ovvero autonomo, rispettivamente, gli artt. 18 e 22 della Convenzione applicabile dispongono per la legittimazione esclusiva dello Stato di residenza.
L’intelligenza artificiale aumenterebbe la produttività del lavoro in Italia di oltre un punto percentuale se le imprese l’adottassero in modo intensivo. Al momento però solo il 5% lo fa. A dirlo è la relazione annuale di Bankitalia presentata ieri dal Governatore, Fabio Panetta, che ha sottolineato come al momento in Italia la maggior parte delle imprese italiane usano l’intelligenza artificiale in modo troppo semplicistico, senza che questa riesca dunque a “trasformare in profondità i processi aziendali”. Una peculiarità tutta italiana. Secondo, infatti, l’Eurostat nel 2025 in Italia il 16% delle aziende con 10 o più addetti usava almeno uno strumento di intelligenza artificiale, contro il 20% della media europea.
Le imprese devono aggiornare i modelli organizzativi di gestione: da martedì 2 giugno entrerà in vigore il decreto legislativo 21/04/2026, n. 81, che attua la direttiva Ue 2024/120: si allarga il catalogo dei reati ambientali presupposto per la responsabilità amministrativa degli enti di cui al decreto legislativo del 08/06/2001, n. 231. Col nuovo reato di commercio di prodotti inquinanti si rischiano la reclusione da 2 a 6 anni, la multa da 10 mila a 100 mila euro, aggravanti, pene accessorie come l’incapacità di contrattare con la Pa e la confisca allargata.

Moody’s ha alzato da A2 a A1 il rating sulla solidità finanziaria di Generali. Il miglioramento del rating, quattro livelli al di sopra del rating sovrano italiano, «riflette un profilo di business e finanziario molto solido» che conferisce «una forte capacità di resistere a una prolungata crisi nei mercati del credito e dei capitali».
![]()
Circa 2 milioni di prestazioni, visite ed esami, quest’anno sono state assicurate in ritardo, oltre i limiti massimi dei tempi di attesa. I dati sono della Piattaforma nazionale delle liste di attesa di Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, uno strumento appena reso pubblico che registra un miglioramento generale dei tempi rispetto al 2025. Il portale permette di scattare foto d’insieme, ad esempio quella sui 2 milioni di prestazioni che quest’anno non hanno rispettato i tempi di attesa. Si tratta del 21% del totale delle visite e del 15% degli esami diagnostici. Agenas fa sapere che nel 2026 sono 16 le regioni che segnano un miglioramento per le visite e 15 per gli esami rispetto al 2025. Abruzzo, Trento, Bolzano, Piemonte, Sicilia, Valle d’Aosta e Sardegna sono le realtà che peggiorano.
![]()
