Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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L’Italia si avvia verso un rapporto di una persona ultra 65enne per ogni giovane sotto i 20 anni. Si tratta di una stima elaborata dall’Università Bocconi che fa riflettere sulla tenuta del sistema pensionistico nazionale, anche se ormai molte posizioni previdenziali sono di carattere contributivo. Ma proprio per questo si rischia di andare in pensione sempre più in là con gli anni con un assegno spesso insufficiente.

Marco Boretti è stato nominato presidente e amministratore delegato di One Underwriting, la Mga (Managing general agent) appartenente al gruppo Aon in Italia.
Sulla pensione percepita dal dipendente pubblico fiscalmente residente all’estero, oltre all’Irpef si dovranno sempre versare le addizionali comunali e regionali “indipendentemente dalla residenza in Italia o all’estero del soggetto passivo”. Per determinare la corretta aliquota da applicare si dovrà tenere conto del domicilio fiscale che è quello del comune in cui è stato prodotto il reddito o, se il reddito è prodotto in più comuni, del comune in cui è stato prodotto il reddito più elevato. Nel caso in cui l’unico reddito di fonte italiana di un contribuente non residente sia costituito da una pensione, il comune italiano in cui si considera prodotto tale reddito e, quindi, in cui il contribuente ha il domicilio fiscale, coinciderà con quello in cui è ubicata la sede legale dell’Istituto previdenziale erogante. A tale luogo occorrerà quindi fare riferimento per individuare l’ente locale a favore del quale effettuare i versamenti delle addizionali. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate nella risposta a interpello n. 106/2026 diffusa ieri.
Nel caso in cui un Fondo pensione (o una Cassa professionale), pur detenendo investimenti agevolabili, non abbia fruito della disciplina di favore ex art. 1, commi 88-96 della legge di bilancio 2017, non opera la riserva relativa agli impieghi nel comparto del venture capital (FVC). Per l’effetto gli investimenti qualificati posti in essere nel 2025 produrranno comunque redditi finanziari detassati. Di contro, ove nel 2026 si proceda a nuove iniziative, occorrerà rispettare la condizione che gli impegni per investimenti in Fondi di Venture Capitale riflettano almeno il 5 per cento del paniere del 2025. In questi termini si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 104 del 25 maggio 2026.
La neutralizzazione dei periodi a retribuzione ridotta sopravvive alla riforma Amato e si applica a chi ha almeno diciotto anni di contributi al 31/12/1995 e una pensione liquidata in tutto o in parte con il sistema retributivo. Il meccanismo che protegge la pensione già maturata non è stato cancellato e opera nell’ultimo quinquennio lavorativo, laddove i periodi a bassa retribuzione sono esclusi per evitare che riducano l’assegno. Ma a patto che i relativi contributi non siano necessari per maturare il diritto al trattamento previdenziale. Così la Cassazione civile, sezione lavoro, nell’ordinanza n. 15675 del 22/05/2026.

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Il gruppo Generali archivia lo storico marchio Europ Assistance per diventare più grande e tiene a battesimo un’unica realtà integrata che raggruppa il business dei programmi benefit per i dipendenti con Generali employee benefits (Geb) — già numero uno mondiale dopo l’acquisto di Swiss Life network — e la stessa Europ Assistance. Finisce così sotto un unico cappello la gestione di tutto il mondo dei servizi di assistenza, sotto la guida del ceo Antoine Parisi, da 12 anni ad di Europ Assistance. Il nuovo nome scelto dalla compagnia è Redion, che richiama i colori storici di Europ Assistance e il Leone alato di San Marco.

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Esce dal gruppo Unipol lo storico responsabile legale Roberto Giay. Stando a indiscrezioni Giay, che ricopriva il ruolo di group corporate general manager a riporto dell’amministratore delegato e direttore generale Matteo Laterza, avrebbe fatto un passo indietro per divergenze di vedute sulle strategie del gruppo bolognese, dove lavorava dal 2003.
Luci e ombre della longevità. Se da una parte vivere più a lungo presenta i suoi indiscutibili vantaggi, dall’altro lato la sfida è riuscire a farlo nel miglior modo possibile, sia fisico sia finanziario. Secondo la ricerca Swg commissionata da Zurich, condotta su oltre duemila italiani tra i 18 e i 64 anni, i benefici attesi da una vita più lunga sono più tempo con le persone amate, più spazio per le passioni, la soddisfazione di veder crescere i propri nipoti. Nello stesso tempo, però, il rischio che spaventa i baby boomer è ammalarsi o, peggio, essere costretti a sopravvivere per anni in condizioni di salute precaria.
Siamo al rettilineo finale per l’entrata in vigore di importanti novità sulla previdenza complementare, introdotte con la manovra per il 2026 e giunte ora alla fase che deve fare la differenza: quella dell’applicazione. In fase di adesione, dal primo luglio i neoassunti verranno iscritti automaticamente alla previdenza complementare collettiva presente in azienda. Nei successivi sessanta giorni, saranno questi nuovi lavoratori dipendenti a dover indicare se preferiscono mantenere il Tfr in azienda, oppure aderire a una forma di previdenza diversa da quella contrattuale.

Una crescita tumultuosa, non sempre ben governata e con buchi di competenze e professionalità. Ma nessun report e nessun analista mette in dubbio che l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi sarà la sfida del sistema industriale dei prossimi anni. Globale e, naturalmente, italiano. I numeri parlano di un’ascesa continua dell’AI nelle fabbriche, anche italiane: dalle catene di fornitura, ai processi, fino alla logistica e alla distribuzione. Secondo i dati dell’Osservatorio Artificial intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il valore del mercato italiano è arrivato a 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto al 2024. Sempre nel 2025, sette grandi imprese italiane su dieci hanno dato vita ad almeno un progetto basato sull’intelligenza artificiale. Mentre solo otto piccole e medie imprese su cento hanno fatto altrettanto.
Nel giorno in cui Papa Leone presenta la sua prima Enciclica, dedicata all’Intelligenza artificiale, arrivano gli ultimi dati a conferma della sua presenza ormai massiccia in uno degli ambiti più delicati per ogni persona: quello della salute. A metterli in fila è l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, che nel contesto di una spesa per la sanità digitale cresciuta in un anno del 9% e arrivata a 2,7 miliardi, grazie soprattutto all’input del Pnrr, dà conto di un vero e proprio exploit dell’AI. Nel 2026 l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale generativa balza infatti al 61% per gli specialisti e per i medici di famiglia, rispettivamente dal 26% e dal 46% dell’anno prima e anche per gli infermieri si va dal 19% al 37%. Quanto agli utenti, l’utilizzo più che triplica, dall’11% al 36 per cento.
Oggi ad aver paura del nuovo sono più gli interpreti che i destinatari delle riforme, costretti come sono a fronteggiare testi normativi sempre più spesso ambigui nella sintassi od incoerenti con la cornice in cui si inseriscono. Mi sembra un buon esempio in tal senso il recente Regolamento Ivass n. 58/2026 (Gazzetta Ufficiale 50 del 2 marzo 2026), in vigore dal 3 marzo di quest’anno, concernente la disciplina dell’«attestato di rischio»: ovvero il documento che l’assicuratore della Rca ha l’obbligo di rilasciare all’assicurato e destinato ad attestare se quest’ultimo sia un conducente abile o distratto. Con tale Regolamento l’Ivass ha fatto due cose: ha dato attuazione al Regolamento Ue 2024/1855, che ha introdotto un modello uniforme di “attestato di rischio”; ha raccolto in un nuovo testo le previgenti previsioni sull’attestato di rischio, già contenute nei Regolamenti Ivass 72/2018 e 9/2015. Nel farlo, ha lasciato immutate tutte le criticità scaturite da questi ultimi due testi normativi, e ne ha introdotte di nuove.
La legge 199/2025 (Bilancio 2026) ha modificato profondamente le regole di adesione alla previdenza complementare, delle prestazioni erogate dai fondi con novità anche sulle modalità di investimento, affidando alla Covip il compito di emanare direttive ai fondi pensione per adeguare la propria regolamentazione. Sul portale pubblico dell’autorità di vigilanza sono apparse alcune istruzioni dedicate in particolare alle prestazioni erogabili agli iscritti, la cui consultazione pubblica si concluderà anticipatamente il 29 maggio.