Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Allarme privacy per affittacamere, B&B e hotel. Vietato raccogliere e archiviare l’immagine dei documenti di identità dei clienti mediante foto effettuate con dispositivi mobili oppure con invio tramite whatsapp. Detti documenti, una volta effettuata la segnalazione alla pubblica sicurezza, non devono essere conservati dai gestori di immobili turistici, i quali sono comunque chiamati a mettere in atto tutte le misure di sicurezza previste dal regolamento Ue n. 2016/679 (cosiddetto Gdpr). L’Autorità garante, con una nota diffusa a fine aprile, ha evidenziato un aumento esponenziale di segnalazioni relative a illegittimi trattamenti di dati personali da parte di chi gestisce strutture ricettive, parallelamente all’incremento del flusso turistico registrato negli ultimi anni.
Cambia la sicurezza lavoro: dalle sanzioni automatiche alla compliance premiata. La condanna penale al datore per gli infortuni scatta soltanto per colpa grave, se però l’azienda ha adottato un adeguato modello organizzativo e di gestione sull’esempio della responsabilità amministrativa degli enti di cui al decreto legislativo del 08/06/2001 n. 231. Ma i benefici sono esclusi in caso di violazioni dei fondamentali obblighi antinfortunistici costituiti in capo delle aziende.

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Siamo “contributivi puri” da trent’anni e non c’è ne siamo accorti. Non tutti, non ancora. La riforma Dini fa cifra tonda proprio quest’anno, ma resta una grande incompiuta. Gran parte dei pensionati attuali incassa assegni calcolati con il vecchio retributivo o con il sistema misto. Il futuro però è scritto: i contributivi puri in pensione sono già oltre un milione e cresceranno rapidamente, perché quasi il 70% dei lavoratori di oggi, 19 milioni su 27, ha iniziato dopo il 1 gennaio 1996. Come sarà la loro pensione? Prenderanno in base ai contributi versati, rivalutati al Pil dell’Italia. Non sugli ultimi stipendi, indicizzati all’inflazione, come per l’assegno dei loro genitori. Andrà meglio ai figli? Ad alcuni sì: carriere continue, salari adeguati, pochi buchi. Esattamente ciò che molti giovani non hanno. L’ultimo rapporto annuale Istat dice che il lavoro precario riguarda due terzi degli under 35 e più della metà dei 35-49enni.
Posizioni a 11,9 milioni, in crescita dell’1,7% rispetto al 31 dicembre scorso, per un totale di iscritti pari a 10,6 milioni, dato che si confronta con il 9,9 milioni di fine 2024. Questa la fotografia più recente, scattata al 31 marzo 2026 dalla Covip (commissione di vigilanza sui fondi pensione) sul mercato italiano della previdenza complementare, che comprende i cosiddetti secondo il terzo pilastro delle pensioni.
Superare il caro vecchio concetto di “pensione”, da integrare con fondi privati e servizi olistici. Ampliare gli orizzonti, per coinvolgere tutti gli attori sulla filiera. Solo un cambio radicale di approccio e di visione può salvare il welfare italiano. Ne è convinto Massimo Monacelli, general manager di Generali Italia. «Parlare di pensione e di previdenza nel mondo in cui siamo stati educati dal Dopoguerra è davvero riduttivo ormai: le famiglie sono sempre meno numerose e la rete di protezione sociale che offrivano è cambiata molto; si vive più a lungo e sempre più pensionati affrontano temi di salute legati all’età e sono alle prese con forme di non autosufficienza».
Il segnale era già chiaro oltre 20 anni fa (nel 2004) quando il numero degli over 65 In Italia supererò per la prima volta quello degli under 19. Oggi quel segnale è diventato un’onda e il 2025 è stato l’anno dei record: il tasso di fecondità italiano è sceso a 1,14 figli per donna, il più basso d’Europa, il numero dei nati è sceso a soli 335mila (pur includendo anche i nati da genitori stranieri, ormai uno su 8). Dopo l’ondata della pandemia, la speranza di vita ha invece ripreso a crescere arrivando ai livelli record di 81,7 anni per gli uomini e ben quattro di più per le donne. Con questi numeri si prevede facilmente che il rapporto di dipendenza tocchi quasi la parità entro il 2050: un individuo in età attiva (20-64 anni) per ogni individuo in età virtualmente non lavorativa (giovani sotto i vent’anni e anziani sopra i 65).
Si avvicina l’ora dell’efficienza dei cambiamenti di alcuni meccanismi che regolano la previdenza complementare, introdotti dalla manovra per il 2026 e ora pronti alla prova dell’attuazione pratica. Le ultime iniziative del legislatore rappresentano un «passaggio significativo per i fondi pensione: se forzano un ruolo all’interno di una previdenza complementare sempre più chiamata a rispondere alle trasformazioni del mercato del lavoro e ai bisogni di lungo periodo delle persone», dice Nadia Vavassori, responsabile fondi pensione aperti di Amundi sgr. Un salto di qualità «da una logica prevalentemente di accumulo ha una di accompagnamento lungo tutto il ciclo di vita».
La conoscenza media degli italiani in merito ai temi pensionistici è pari a 48 punti su 100, secondo l’Edufin Index realizzato dalla sda Bocconi: ben distante dai 60 necessari per raggiungere la sufficienza. Le cause individuate dagli analisti sono molteplici: scarsa conoscenza dei meccanismi di calcolo del primo pilastro, limitata familiarità con il secondo, ma anche barriere comportamentali, con donne e giovani che ne sanno meno dei lavoratori più maturi. Quanto agli ostacoli culturali, l’osservatorio “look to the future” di Athora Italia segnala che sebbene il 62% degli italiani sia convinto che la pensione pubblica sarà insufficiente a garantire il proprio stile di vita, solo il 38% ha valutato la sottoscrizione di una pensione complementare o intende farlo.
forte di un 2025 che ha fatto registrare nuovi record sia in materia di fatturato (17 miliardi di *euro) che di flotta circolante (1,5 milioni di veicoli), il settore dell’autonoleggio guarda con fiducia all’anno in corso. I primi tre mesi del 2026 sono infatti partiti con il piede giusto, con il noleggio a lungo termine che prosegue nel suo trend di crescita, sostenuto anche da una forte domanda da parte dei privati, e quello a breve termine che mostra un risultato positivo anche se alcuni indicatori (giorni di noleggio e flotta) sono in calo.
Un trend strutturale di crescita che porta a ritoccare continuamente il massimo storico. Il noleggio a lungo termine si è messo alle spalle un altro anno positivo, a dimostrazione di come il passaggio della priorità dalla proprietà all’utilizzo del mezzo solo quando necessario prenda sempre più corpo nel nostro paese. I dati di Aniasa sottolineano che nel 2025 il settore ha superato i 13 miliardi di fatturato (+ 5,5% su base annua), con 1,3 milioni di veicoli in flotta (in progresso di due punti e mezzo sull’anno precedente) e 411mila immatricolazioni (+10%) che hanno portato al 24% l’incidenza sul mercato auto nazionale.
Non solo effrazioni, chiavi forzate o furti lampo. Una quota crescente dei veicoli sottratti alle flotte aziendali e ai noleggiatori nasce da un meccanismo più silenzioso: l’appropriazione indebita. Si verifica quando chi ha ricevuto legittimamente un mezzo decide di non restituirlo o di utilizzarlo per finalità diverse da quelle concordate. Nel panorama italiano rappresenta ancora una componente minoritaria dei veicoli sottratti illegalmente, ma gli operatori del settore segnalano una crescita significativa e soprattutto un impatto economico elevato.