MOTOR

LA NUOVA SPINTA DELL’ELETTRICO TRA GUERRE, CARO ENERGIA E COSTO RICAMBI E GLI SQUILIBRI DEI COSTI DI RIPARAZIONE DEI SINISTRI RCA. L’INDAGINE DELLA FRANCESE SRA

Autore: Filippo De Bellis
ASSINEWS 386 – Giugno

Il mercato auto UE al 1° Q 2026

Uno sguardo al mercato europeo dell’auto tra 2025 e inizio 2026: i venti di guerra con gli aumenti dei costi spingono le elettriche a maggiori quote di mercato. Nel primo trimestre dell’anno la vendita di auto di ogni tipologia registra il + 4% sul Q1 2025, incremento fortemente concentrato nel mese di marzo (+ 12,5% su marzo 2025).

Dominio completo di ibride ed elettriche: le ibride sono molto vicine al 40% del totale delle immatricolazioni, ma a stupire sono gli incrementi delle elettriche BEV, salite al 19,4% delle immatricolazioni, soprattutto nei 5 più grandi paesi del vecchio continente (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) con incrementi nel Q1 superiori al 40%.

In Italia le BEV balzano dal 5% dell’immatricolato Q1 2025 all’8,6% (+65%) del Q1 2026. Forte crescita in Francia e Germania, ma anche nei paesi del nord Europa: la Norvegia a marzo ha immatricolato quasi il 99% di elettriche, seguita da Danimarca e Finlandia. Anche il Regno Unito ha trend in forte crescita.

Quasi ovunque, invece, tramontano benzina, diesel e, meno, GPL. L’associazione di categoria E-Mobility Europe nel pubblicare questi dati, separatamente confermati anche dalla società di ricerca specializzata New Automotive, parla dell’incremento delle elettriche spinto da una “nuova consapevolezza”, e il CEO di New Automotive rilascia euforiche dichiarazioni di “una Europa meno dipendente dal petrolio importato” e di segnale di garanzia di “una resilienza reale e misurabile”.

Quali le cause? Soprattutto nuove incentivazioni, come in Francia, con un mercato auto simile a quello italiano, dove però compare il premio CEE per le BEV e riappare il leasing sociale per le famiglie a reddito basso che possono acquistare auto elettriche a € 100 al mese: nel Q1 2026 le elettriche hanno così raggiunto il 28% della quota di mercato globale.

Senza voler essere scettici, non vanno però dimenticati i settori che, con la tecnologia elettrica attuale di batterie, autonomie e ricariche, non potranno rinunciare al termico, come il trasporto su gomma su lunghe distanze, il trasporto aereo o quello in mare, tutti dipendenti dai carburanti tradizionali difficilmente sostituibili.

Anche se la svolta tecnica inizia a dare segnali di affermazione sul mercato, tanto che siamo concordi con l’affermazione che nel mercato UE “la transizione è entrata in una nuova fase”, non vanno dimenticate le difficoltà a partire dalla struttura a monte della tecnologia delle batterie, della loro ricarica e delle infrastrutture dedicate.

La fase odierna di attuazione della transizione alle auto elettriche del 2026, piuttosto che imposta dalla velleitaria idea di green economy della UE, trova la sua genesi nella guerra in Oriente, nel blocco di Hormuz e nell’aumento dei prezzi del carburante, fattori stingenti e reali di motivazione al cambiamento dei consumatori.

Le case costruttrici europee, poi, che fino a qualche mese fa mostravano politiche industriali poco preparate – a differenza dei cinesi – a un mercato fortemente mutevole, e nel contempo ampiamente scettiche sui costi dell’elettrico imposti dalla UE, hanno ottenuto solo minime concessioni alla produzione di modelli termici dopo il 2035 e un irrigidimento della governance UE rispetto alle tempistiche imposte alla transizione elettrica; tuttavia più di recente hanno aperto nuove linee produttive per le elettriche, lanciato nuovi modelli di BEV con costi più contenuti, efficienza superiore, ricariche più rapide e autonomie migliori, e ridotto i costi di costruzione con migliori prezzi di vendita.

Per cui non è stata una novella anima green dei consumatori la motivazione principale del recente successo delle auto elettriche: gli incentivi alla produzione casalinga di energie rinnovabili e all’acquisto di veicoli BEV nuovi, con le offerte legate ai finanziamenti e il forte rialzo dei costi del carburante aggravato dalle nuove guerre in corso, sono i reali fattori.

Non va infatti dimenticato che il successo delle ibride, pur sempre veicoli termici e a questi assimilati, è più forte di quello delle elettriche. L’attuale gap delle elettriche rispetto a termiche e ibride per autonomie e rapidità di ricarica – per non parlare delle infrastrutture –, a meno di rapide soluzioni innovative, rimane ancora difficilmente colmabile nel breve, a prescindere dall’aspetto legato a costi di manutenzione/riparazione specie per batterie, motori elettrici e componentistica.

La rivista specializzata Quattroruote nel mese di aprile ha pubblicato un confronto aggiornato su consumi reali, autonomie e costi di rifornimento/ricarica di 10 modelli di larga diffusione per ciascuna categoria di elettriche, benzina, ibride (mild) e diesel: i risultati sono ben lungi dal premiare le elettriche!

Uno scenario nel quale le elettriche privilegiate sono le medio-piccole, specie ricaricandole a casa, effettivamente “quasi” imbattibili per città e tangenziali, ma ancora sfavorite, invece, come le BEV più grandi, per autonomie di lunghe percorrenze extra cittadine e autostradali e per tempi di ricarica.

I costi di riparazione auto per sinistri e manutenzione straordinaria

Per i costi di manutenzione e riparazione le auto elettriche sono più svantaggiate, al pari di tutte le auto più recenti, per la presenza a bordo di una tecnologia più sofisticata, complessa e costosa.

Data ormai per scontata la minore frequenza e spesa di interventi di manutenzione ordinaria sui veicoli elettrici rispetto a quelli termici (€ 120/anno di media rispetto a € 150), i veri problemi sorgono quando un veicolo elettrico o ibrido (specie se plug-in) presenta danni a batterie, moduli elettronici di potenza o, meccanicamente, usura precoce di sospensioni (causa il maggior peso): la sostituzione di una batteria può costare da un minimo di € 8.000 fino a € 30.000, oltre a interventi complicati che richiedono attrezzature tecnologicamente avanzate e alta specializzazione di manodopera.

ll problema, oltre che i consumatori, coinvolge anche le stesse imprese di assicurazione atteso l’impatto sui bilanci del ramo auto e, di conseguenza, sul costo del premio di polizza: un dato oggetto di ricorrenti studi su cause e costi da parte delle associazioni di categoria e delle compagnie, tanto impattante che, in caso di sinistro mediograve che riguardi vetture recenti o elettriche, le imprese assicuratrici propendono per la rottamazione del veicolo, specie se è coinvolta la batteria. Una recente indagine della GDV, l’associazione tedesca delle imprese di assicurazione, riporta che nel 2025 i costi di riparazione delle auto in Europa hanno raggiunto nuovi massimi: € 764 medi per il 2025 vs € 718 per il 2024 (+6,4%).

Gli interventi, inoltre, incidono sempre più sulla parte elettrica/elettronica (19%) rispetto a quella meccanica (16,9%), come emerge dall’indagine più recente di CarGarantie sulle vetture in garanzia. Oltre al numero, anche la frequenza dei guasti alla componente elettrica/elettronica è aumentato al 28,8%, seguita dai sistemi elettronici per il comfort (15,2%); al contrario, la frequenza dei guasti all’alimentazione scende al 10%.

L’indagine GDV chiude con un dato inquietante, specie in termini di sicurezza: il 60% degli utenti dichiara di rimandare gli interventi di manutenzione o addirittura di rinunciarvi a causa del costo elevato rispetto al valore commerciale del mezzo. Gli assicuratori sono avvisati. Lo studio sra sui costi dei sinistri SRA, l’associazione francese cui aderiscono tutte le compagnie di assicurazione d’oltralpe, ha accesso alla totalità delle perizie assicurative del mercato francese e analizza dati e costi dei sinistri auto avendo per scopo la loro riduzione, per numero e per costo, e l’aumento della sicurezza degli utenti.

Nel febbraio 2026 ha pubblicato un approfondito studio sul costo medio delle riparazioni dal 2021 al 2025, su un data-base di 4 milioni di perizie, e giunge a conclusioni non dissimili da quelle di GDV.

Questo studio sul mercato francese, molto simile a quello italiano per parco circolante, età media, tipologia di veicoli, motorizzazioni e andamenti, indica peraltro trend che anche da noi sono un modello di confronto significativo. L’indagine di SRA ha riguardato veicoli con meno di 6 anni di età, tutti i tipi di motorizzazione, riparto di costi, e loro evoluzione in 5 anni, per ricambi, manodopera, vernice e zone d’urto. Di seguito alcune evidenze interessanti:

  • il 90% dei veicoli risulta riparabile e il 10% da rottamare (quando il costo delle riparazioni supera il valore ante sinistro del veicolo)
  • nel solo raffronto tra 2024 e 2025 (stessi anni dello studio GDV in Germania) si nota un costo medio totale riparazioni al +5,9% (composto da costo medio ricambi +5,5%, costo medio della voce manodopera +6,2% e costo medio ingredienti vernice +6,9%). Rispetto al costo medio dei ricambi (> 50% del costo medio totale delle riparazioni), aumentano maggiormente il costo della manodopera e dei materiali di consumo (<50% del costo medio)
  • il costo medio delle riparazioni mostra aumenti maggiori nel triennio 2021-23 per poi scendere nel 2024-25 grazie al più contenuto aumento del costo ricambi, mentre manodopera e materiali di consumo sono ancora in crescita. Dal 2021 al 2025, infatti, il costo medio totale delle riparazioni aumenta del 29,9%, ma quello dei ricambi del 33,4% (con tassi di sostituzione pezzi elevatissimi, superiori al 90%, rispetto alle riparazioni), quello della manodopera del 25,1%, vernici/materiali di consumo del 30,6%. Per confronto, l’indice INSEE (il ns. ISTAT) cresce invece del 13,5%
  • ricambi: il costo e il tasso di sostituzione elevatissimo negli ultimi 5 anni e dovuto alla progettazione di veicoli sempre più complessa per normative ambientali e di sicurezza, numero maggiore di pezzi/componenti di ricambio più vulnerabili per progettazione, posizionamento e materiali “fragili” con prezzi in costante evoluzione e riparabilità molto ridotta, nuovi bisogni di specializzazione e di utensili per i riparatori, scarso tasso di riutilizzo di ricambi usati/ricondizionati (un terzo rispetto a 5 anni prima). La manodopera, oltre un terzo del costo totale di riparazione nel 2025, aumenta sia per numero di ore necessarie che per costo orario. Le vernici presentano il maggior incremento di costo grazie all’adozione di una tariffa “unica”, come per la manodopera
  • anche in Francia, come in Italia, il parco circolante invecchia sempre più: l’età media dei veicoli aumenta di oltre un anno nel periodo 2021-25. Il 75% dei veicoli ha più di 4 anni di età e il 33% più di 10; aumentano inoltre quelli con più di 6 anni di vita, ma soprattutto quelli con più di 15. La tipologia di motori varia in base all’età del veicolo: nel totale del parco circolante di qualsiasi anno di immatricolazione il 46,9% sono diesel, il 36% benzina, l’11,6% hybrid e il 5% elettrici. Se ci limitiamo ai veicoli con meno di 2 anni, il 33,4% sono hybrid (+21,8%), il 31,8% benzina (-4,2%), il 18,4% diesel (-28,5%) e il 15,7% elettrici (+10,7%). I veicoli commerciali, poi, sono per lo più diesel di qualsiasi età
  • costi di riparazione in base alla motorizzazione: i veicoli elettrici hanno, specie per 2024- 25, costi di riparazione più alti, seguiti rispettivamente da ibridi, diesel e benzina. Diversi i fattori che incidono su elettrici e ibridi: danni maggiori a causa del peso più elevato, materiali più complessi da riparare, presenza di componenti specifici per l’elettrificazione, tempi aggiuntivi per messa in sicurezza del veicolo e intervento sulla parte elettrica, maggiore orientamento dell’utente verso le reti dei costruttori ma anche tariffe orarie spesso più elevate rispetto agli indipendenti. Per i veicoli con meno di 2 anni, tuttavia, il maggior costo di riparazione lo hanno i diesel, per la maggior parte veicoli commerciali e a uso professionale
  • costi di riparazione in base alle zone interessate dai danni: fatto 100 il costo medio, predomina il costo per i danni nella parte anteriore del veicolo (115,2 su 100); infatti considerando i soli pezzi di ricambio per i danni anteriori ci si colloca a 133,7 su 100
  • costo di riparazione per tipologia di mezzo: fatto 100 il costo medio generale, le utilitarie spiccano con un costo elevato pari a 128, seguite dalle berline/familiari con 117,9 e dai SUV grandi, mentre con meno di 100 si registrano compatte cittadine, SUV urbani, etc.
  • irreparabilità: quando l’importo di perizia supera il valore ante-sinistro del veicolo, questo e considerato irreparabile. Per incidenza numerica, la percentuale dei veicoli irreparabili sul totale dei danneggiati ha avuto un’impennata nel 2024 (10,8%) e 2025 (11,6%). Il costo medio del valore dei veicoli irreparabili non e particolarmente elevato: il 31% vale meno di € 2.500, il 31,2% vale da € 2.500 a € 5.000, il 24,5% da € 5.000 a € 10.000 e solo il 13,2% più di € 10.000. Il valore medio degli irreparabili sale con lo scendere dell’età.
    L’età media si e innalzata, passando dai 13,1 anni del 2021 ai 14,1 del 2025: nel 2025 i veicoli fino a 2 anni sono il 2% circa, il 3,5% quelli da 2 a 4 anni, il 4,7% quelli da 4 a 6 anni. Le motorizzazioni degli irreparabili di ogni età vedono predominare diesel (14,6%) e benzina (10,3%), mentre elettriche e ibride sono al 3,6 e 3,5%. Gli irreparabili con meno di 2 anni, invece, vedono diesel al 3,2%, benzina al 3,5%, elettriche al 2,1% e ibride al 2,4%
  • costi di riparazione e incidenza percentuale del numero per tipologia di motore nel 2025: l’11,6% dei veicoli riparabili e ibrido, mentre il 5% e elettrico. Gli ibridi hanno un costo di riparazione rispetto alla media piu alto del 13,4% e gli elettrici del 15,4%.

Considerazioni finali

L’esame di queste analisi ci consente di trarre alcune conclusioni sulle tendenze del mercato auto di fine 2025 e quelle, stravolte dalla guerra, di inizio 2026, a cui si aggiunge la problematica di un parco auto circolante che invecchia sempre più e quella dei costi di riparazione dei veicoli elettrici (e non).

La tecnologia attuale dei veicoli elettrici e ibridi e abbastanza avanzata rispetto a 10/15 anni fa, ma diverse problematiche rimangono irrisolte, specie per le batterie la cui tecnologia non ha progredito con lo stesso vigore di quella dei motori elettrici:

  1. autonomie reali e correlata diffusione e capillarità delle infrastrutture di ricarica
  2. costi di manutenzione/sostituzione delle batterie per incidenti/guasti, etc., specie se rapportati alle possibilità dei consumatori italiani che scontano stipendi inferiori nella UE
  3. costi dei sinistri per riparazioni che rimangono nettamente superiori all’inflazione generale e continuano a crescere su livelli già storicamente elevati. Nel quinquennio 2021-25 il costo medio delle riparazioni e di ciascuna delle sue voci vede aumenti di quasi il 30%, con una trasformazione strutturale del costo del sinistro automobilistico. La gestione di un sinistro e sempre più tecnica e agli operatori (riparatori, periti e tecnici di liquidazione) sono richieste formazione, capacita e conoscenze sempre più tecniche e aggiornate, oltre che maggiori strumenti e tempo
  4. l’introduzione sul mercato di veicoli, con qualsiasi motorizzazione, sempre più tecnologicamente complessi perché più equipaggiati e conformi a normative sempre più severe, riduce la riparabilità dei componenti, sempre più esposti agli urti specie nella parte anteriore dei veicoli, che fa aumentare il costo delle riparazioni
  5. il balzo nelle immatricolazioni dei veicoli elettrici e ibridi comporta una maggiorazione dei costi di riparazione dovuta a danni di entità superiore, ricambi in materiali specifici, pezzi idonei per l’elettrificazione e la presenza di vincoli operativi (e costi) maggiori per competenze e attrezzature
  6. un ulteriore e forte aggravio dei costi di riparazione e l’attuale scarso ricorso ai pezzi di riutilizzo per ridotta quota di riuso dei pezzi sostituiti. Lo sviluppo dell’offerta di ricambi di concorrenza, ricondizionati e di riciclo dalle rottamazioni potrebbe costituire un concreto freno all’aumento del costo delle riparazioni nel futuro, atteso il peso del 90% delle sostituzioni di pezzi rispetto ai pezzi riparati; riparazioni che nella composizione delle tariffe attuali, attesa l’assoluta predominanza dei danni materiali ai mezzi, sono una delle principali componenti sul prezzo finale delle polizze.

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