Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Cala lo stock delle passività legate ai mutui a carico degli enti territoriali. Al 1° gennaio 2024, spiega l’ultima indagine della Ragioneria Generale dello Stato basata sulle informazioni fornite da 22 istituti di credito e da Cdp, il debito residuo complessivo di Regioni ed enti locali scende a 53,9 miliardi di euro dai 56 miliardi del 1° gennaio 2023. I dati processati, sottolinea via XX Settembre, si discostano lievemente da quelli Banca d’Italia, che quantifica in 60,3 miliardi lo stock dei prestiti concessi dalle banche italiane agli enti territoriali perché via Nazionale impiega criteri più ampi. Suddividendo il dato aggregato, il debito in capo a Regioni e Province autonome al 1° gennaio 2024 ammonta a 24,52 miliardi di euro, mentre quello degli enti locali (Province, Comuni e Comunità Montane) è di 29,44 miliardi.
La Bce è pronta a varare le prime sanzioni alle banche sui rischi climatici. In particolare quattro istituti sarebbero finiti nel mirino della Vigilanza secondo Bloomberg. Le multe in questa prima fase dovrebbero essere di importo limitato. Il meccanismo è quello di sanzioni periodiche giornaliere che si accumulano fino a quando la banca si allinea alle aspettative dei supervisori sui rischi climatici.
La Guardia di Finanza di Milano ha eseguito il sequestro preventivo per 2,4 milioni di euro e un decreto di perquisizione nei confronti di un ex broker finanziario, Mauro Muscio, e di suoi due famigliari, il padre e la sorella, indagati per i reati di truffa e abusivismo in materia di intermediazione finanziaria. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, l’ex consulente finanziario, oggetto nel 2018 da un provvedimento della Consob di radiazione dall’Albo professionale per essersi appropriato illecitamente di ingenti somme di denaro dai propri clienti, «ha continuato a perpetrare tale condotta illecita in concorso con il padre e la sorella, entrambi consulenti finanziari anch’essi radiati dall’Albo per analoghe condotte, mettendo in atto un articolato e organizzato sistema illecito di raccolta abusiva del risparmio».

Responsabilità limitata dei sindaci ad un multiplo dei propri compensi anche nei casi in cui gli stessi esercitino oltre al ruolo di sindaci la funzione di revisori. Responsabilità maggiorata per il presidente del collegio. Le azioni di responsabilità nei loro confronti sarebbero soggette ad una prescrizione che decorre in cinque anni a partire dal deposito della relazione dei sindaci all’assemblea di bilancio relativa all’esercizio in cui si è verificato il danno.È questo il contenuto essenziale del nuovo art. 2407 c.c. sostanzialmente riscritto nei paragrafi 2 e 3, frutto della proposta di legge 1276 su cui ieri l’aula della Camera ha dato disco verde (si veda ItaliaOggi di ieri) e che ora passa all’esame della Commissione giustizia del Senato, dove potrebbe godere, in virtù dell’assenza di voti contrari e della forte volontà del centrodestra di condurlo in porto, della sede deliberante.
Piattaforme on line e siti web da passare al setaccio. Tutti i gestori devono bloccare l’illegittima pesca a strascico automatizzata dei dati personali caricati sui siti, destinati ad addestrare l’intelligenza artificiale (IA). La patata bollente è, dunque, nelle mani di imprese, PA, enti e professionisti chiamati a frenare il web scraping dei robot digitali. L’obiettivo è indicato in una nota informativa del Garante della privacy, allegata al provvedimento n. 329 del 20/5/2024, in cui si indicano anche possibili azioni di contrasto, tra le quali: aree riservate dei siti; divieti contrattuali nelle condizioni di servizio di siti; monitoraggio del traffico di rete; comandi di blocco dell’operato dei robot. Il documento del Garante, peraltro, non contiene prescrizioni vincolanti, rimanendo su un piano di mera illustrazione. In effetti il Gdpr (regolamento UE 2916/679) ha tolto ai garanti molti poteri autorizzativi, in nome della responsabilizzazione diretta dei titolari di trattamento (accountability). Il tenore informativo della nota non deve spingere, però, a lassismo, in quanto ciò significa che imprese (piccole e grandi), enti pubblici e privati, professionisti e tutti i titolari di trattamento gestori di siti web e piattaforme hanno l’obbligo (non la facoltà) di verificare che cosa succede ai dati caricati sui loro siti e devono rendere la vita difficile agli abusivi robot pigliatutto, braccio operativo dell’onnivora IA, considerato tra l’altro che, come riconosce il Garante, qualunque tecnica si usi, non si arriverà mai al 100% del risultato.
Il fatto non sussiste. Il datore è assolto dall’accusa di lesioni personali colpose anche se il dipendente s’infortuna rimanendo ustionato dal tubo del gas che perde. L’amministratore della società non viola gli obblighi di formazione e informazione posti a suo carico: sia il piano operativo di sicurezza (Pos) sia il piano di sicurezza e coordinamento (Psc) prevedono in modo chiaro la procedura da seguire in caso di danneggiamento di cavi o condutture sotterranei. E dunque non si può ritenere sottovalutato il rischio di esplosione e incendio: è il lavoratore che interviene in contrasto con le direttive aziendali, per aiutare i tecnici del gas. Così la Corte di cassazione penale, sez. quarta, nella sentenza n. 20801 del 28/05/2024.
«Sognando Parigi 2024: 7 atleti, un solo traguardo» è il titolo della nuova docuserie di sette episodi realizzata da Allianz in collaborazione con la Rai, che andrà in onda sul secondo canale ogni domenica a partire dal 2 giugno. Protagonisti sette atleti e paratleti (Thomas Ceccon, Antonio Fantin, Giulia Ghiretti, Aziz Abbes Mouhiidine, Sofia Raffaeli, Giorgia Villa e Alice Volpi), ambassador di Allianz per i prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi 2024, bandiere dello sport azzurro e del Gruppo Sportivo della Polizia di Stato Fiamme Oro, di cui Allianz è Top Partner dal 2022.
  • Assicurazione contro le calamità naturali: Italia fanalino di coda in Europa
Dopo la Grecia, l’Italia è il Paese in Europa che registra il più ampio gap di protezione assicurativa in tema di catastrofi naturali, ottenuto come differenza fra le perdite legate a questi rischi e gli importi effettivamente coperti da una polizza assicurativa. Nel nostro Paese questa differenza è stata stimata nel 2021 in $4,6 mld, valore inferiore solamente a quello degli Stati Uniti ($51,0 mld), del Giappone ($28,9 mld), della Cina ($25,6 mld)
e di Taiwan ($5,5 mld). Un dato che risulta ancora più allarmante se affiancato ad un altro preoccupante primato: secondo un’analisi condotta dal Disaster Risk Management Knowledge Centre (DRMKC) del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, l’Italia è, infatti, in cima al podio dei Paesi europei più soggetti a disastri naturali.
  • RISPOSTA AL CLIMATE CHANGE
Generali Italia e la sua Business Unit Cattolica vicino alle Pmi contro le calamità naturali. Che il nostro sia un Paese sotto assicurato è ormai cosa nota. Basti pensare che nel ramo Danni abbiamo il più basso rapporto tra premi e Pil, che nel 2022 era pari all’1,9%, un punto percentuale e mezzo meno della media dei Paesi europei, se non anche di più, con una Francia che si attesta al 4,6%. E il problema non si pone solo in termini di salute o protezione personale, ma anche quando parliamo di catastrofi naturali. Oggi in Italia il 94% dei Comuni è a rischio frane, alluvioni ed erosione costiera, ma solo una piccola
percentuale degli immobili è protetta da assicurazioni specifiche contro i danni provocati
da eventi calamitosi. Il gap, come rileva l’ANIA, riguarda sia le famiglie sia le Pmi, cardine del tessuto economico nazionale. «In un Paese sotto assicurato come il nostro, il climate change, con le sue conseguenze sempre più violente e sotto gli occhi di tutti, aumenta fortemente la fragilità del nostro sistema economico» spiega Massimo Monacelli, General Manager Generali Italia.

Il dibattito politico finora se n’è quasi disinteressato. Ma, volenti o nolenti, delle nuove regole fiscali Ue bisognerà cominciare a occuparsi molto presto. A partire da quando, pochi giorni dopo la chiusura delle urne dell’8 e 9 giugno, la Commissione europea invierà all’Italia e agli altri Paesi con debito sopra il 60% del Pil o deficit sopra il 3% la «traiettoria tecnica», cioè il livello di spesa primaria netta da non superare per riportare il debito sulla parabola chiesta dagli obiettivi Ue.