Unipol. Poi la borsa capirà

Anna Messia
Carlo Cimbri è pronto a sfidare di nuovo il mercato. Era già successo nell’estate del 2012, quando con lui al timone, il gruppo assicurativo Unipol, sotto la regia congiunta di Mediobanca e di Unicredit, decise di muovere su FondiariaSai. L’operazione venne accolta a dir poco con freddezza dal mercato e apparve subito in salita. Ma Cimbri andò dritto per la sua strada e alla fine i numeri gli hanno dato ragione: se si guarda alla performance di Borsa di UnipolSai dal primo gennaio 2013 fino allo scorso 15 marzo la crescita del titolo è stata del 186%, contro il 45% dell’indice Ftse Mib. Non solo. Il total shareholder return della compagnia, che oltre alle performance di borsa raccoglie anche le cedole distribuite in questi anni, è stato per la compagnia di Bologna di circa il 370% contro il 94% del Ftse Mib. Una sfida che Cimbri, questa volta salito alla presidente di Unipol e di Unipol Sai (senza deleghe operative, come da lui precisato) e con il timone nelle mani di Matteo Laterza in entrambe le società, sembra pronto a lanciare di nuovo al mercato. Venerdì 13 il nuovo piano industriale del gruppo assicurativo che guarda al 2024, Opening new ways, è stato accolto con una pioggia di vendite che hanno colpito sia il titolo Unipol, che ha perso più dell’8%, sia la controllata UnipolSai, arretrata del 3,17% in un giorno positivo di ripresa per i mercati e non pare essere stata solo la scaramanzia a giocare a sfavore di Unipol. Eppure il coraggio non è mancato alla compagnia con i target finanziari che sono stati fissati tutti in crescita, nonostante il periodo di incertezza inviti le assicurazioni a restare prudenti. A preoccupare è soprattutto l’aumento dell’inflazione che rischia di provocare un incremento consistente del costo dei sinistri e per Unipol, leader nel settore Rc Auto in Italia, la questione non è di poco conto. E poi c’è la crisi energetica che minaccia la crescita economica, cui si aggiunge la volatilità dei mercati finanziari che mette a rischio gli investimenti. Ma nonostante ciò l’obiettivo di utile netto di UnipolSai, secondo il nuovo piano 2022-2024 è stato fissato in crescita a 2,3 miliardi rispetto ai 2 miliardi di quello precedente, mentre i dividendi promessi al mercato si sono alzati a 1,4 miliardi rispetto agli 1,3 miliardi del piano precedente. Copione simile anche per Unipol, dove l’obiettivo di utile netto è stato portato da 2 a 2,3 miliardi e quello dei dividendi da 600 a 700 milioni. «Traguardi che saranno raggiunti in qualsiasi situazione di mercato», hanno promesso Cimbri e Laterza, grazie alle risorse di capitale in eccesso presenti nel gruppo ma anche alle manovre sugli investimenti. In programma c’è per esempio l’ulteriore calo del peso dei Btp di 4-5 punti base rispetto al 39,2% degli asset di fine 2024 e al 55% di qualche anno fa. Perché se è vero che i rendimenti dei titoli di Stato italiani in queste settimane stanno salendo è anche vero che, ridurne ancora il peso, consente di dare stabilità e far scendere la volatilità del portafoglio. La vera novità del piano è però la creazione di nuovi ecosistemi (nuove strade) con cui arricchire il business assicurativo tradizionale, dalla mobilità (con società di noleggio e carrozzerie), al welfare (il gruppo è leader nella salute), alle abitazioni e pure la bancassicurazione. Anche se gli agenti restano l’asset centrale del gruppo la distribuzione delle polizze allo sportello sarà un pilastro portante della crescita per i prossimi tre anni. In ballo c’è la partnership con Bper (di cui Unipol detiene circa il 19%), oltre a quella con la Popolare di Sondrio (9,5%). Entrambe scadono a fine anno ma «siamo ragionevolmente confidenti che possano essere rinnovate a troveremo un buon accordo», ha detto Cimbri ricordando di aver appoggiato, come azionista, il rinnovo del management dell’istituto valtellinese. Il raggio d’azione è poi destinato ad allargarsi a Carige (in fase di integrazione in Bper) con la probabile uscita anticipata degli attuali partner bancassicurativi (Amissima). Ma allora cosa ha provocato il crollo dei titoli della compagnia? La sensazione, ha detto Cimbri, è che il mercato nei giorni scorsi avesse iniziato a speculare su un possibile accorciamento della catena tra Unipol e UnipolSai (di cui la capogruppo detiene l’85%), con i titoli che nei giorni scorsi continuavano a salire mentre le borse viravano in rosso. Ma l’accorciamento della catena non è un tema all’ordine del giorno, ha sottolineato a più riprese Cimbri «perché siamo soddisfatti dell’attuale assetto del gruppo con il doppio livello che ci consente di avere una flessibilità strategica se ravvisassimo opportunità di crescita per il business», ha aggiunto e nel gruppo non c’è spazio per gli speculatori. «Non ci interessano gli applausi al momento della presentazione del piano ma la soddisfazione di chi, alla fine dei tre anni, otterrà i risultati promessi come è stato nel 2012 con FondiariaSa. (riproduzione riservata)
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