SECONDO ANITEC – ASSINFORM L’UTILIZZO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È INFERIORE AL SUO POTENZIALE
di Antonio Longo
Il mercato italiano dell’intelligenza artificiale vale circa 330 milioni di euro, pari al 4,5% del mercato europeo, e registrerà una crescita media annua del 22% nel triennio 2022 – 2024. Ma il volume appare ancora limitato, considerato che solo il 6% delle pmi ha avviato progetti di Ia nell’ultimo anno. L’utilizzo della tecnologia rimane, quindi, ancora al di sotto del suo potenziale. È la fotografia scattata dal white paper «L’Ia a tre dimensioni. Approfondimenti su policy, tecnologie ed esperienze aziendali», predisposto dal tavolo di lavoro Anitec – Assinform, secondo cui è essenziale agire sulle competenze manageriali e sulla formazione di alto livello affinché il sistema produttivo abbracci definitivamente la tecnologia. «L’intelligenza artificiale è sempre più una risorsa strategica per le aziende, un abilitatore di trasformazione digitale per aumentare la produttività sfruttando i dati», sottolinea Marco Gay, presidente di Anitec – Assinform, «siamo chiamati a mettere le basi per costruire un’economia technology – enabled che renda l’Italia un paese competitivo sulla scena globale. Il Pnrr costituisce una straordinaria opportunità per modernizzare il paese puntando sulle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, grazie al contributo di esperienza e conoscenza del settore Ict».

L’uso dell’Ia nei processi aziendali. L’Ia è ormai uno strumento operativo nella gestione di molti processi aziendali e parte integrante di molte attività. L’Intelligenza artificiale è sempre più usata come strumento per sviluppo software e come elemento per arricchire di funzionalità un prodotto. Come evidenziano gli analisti, l’introduzione delle nuove tecnologie in azienda, o l’intenzione di introdurle, ha un impatto sulle risorse umane e sulle competenze che diventa importante acquisire. Se ricerca e innovazione tecnologica sono i propulsori dello sviluppo dell’Ia, una volta raggiunta sufficiente maturità, governare la tecnologia diventa fondamentale per rafforzarne i punti di forza e mitigare i rischi di una applicazione indiscriminata e potenzialmente pericolosa per l’uomo, sul piano dei diritti personali e dell’assetto istituzionale liberale e democratico. Dalla lettura del report emerge che nelle aziende l’Ia fatica ad affermarsi. Chi offre soluzioni di intelligenza artificiale deve, infatti, confrontarsi con un mercato del lavoro incapace di offrire competenze sempre adeguate, con una data economy ancora inefficiente e con una domanda non ancora matura. Seppur l’Ia sia uno strumento che consente al costruttore di migliorare il prodotto a costi inferiori, mancano la consapevolezza e le relative competenze per sfruttarla al meglio, in generale manca una vera comprensione dei benefici e delle possibilità di utilizzo dell’Ia in modo attivo da parte delle imprese.

L’esperienza delle aziende italiane. Secondo il questionario somministrato da Anitec – Assinform ai propri soci, gli utilizzi più citati dalle aziende del campione sono stati «l’analisi predittiva» e il «miglioramento dei processi». L’area delle risorse umane risulta essere quella dove l’Ia è meno impiegata. Il quadro complessivo mostra come il mercato abbia avuto un ruolo di stimolo determinante per spingere le aziende ad adottare soluzioni di Ia. Inoltre, emerge come le aziende del campione percepiscano in modo ottimista il loro posizionamento rispetto ai competitor del settore nazionale e internazionale. Quasi tutti i rispondenti hanno previsto supervisione umana all’attività dell’Ia, monitoraggio dei risultati e garantiscono la trasparenza per chatbot e virtual assistant. Sulle prospettive future emerge una visione molto ottimista, la quasi totalità del campione ha un piano di evoluzione sull’adozione dell’Ia e un piano per lo sviluppo di competenze per utilizzarla. L’86% del campione ha dichiarato che il proprio budget aumenterà nei prossimi tre anni. Per quanto concerne gli ostacoli all’adozione e lo sviluppo di Ia, le aziende si sono mostrate concordi nell’indicare l’insufficiente qualità dei dati e la mancanza di competenze adeguate nel mercato del lavoro.

Il nodo delle competenze. I risultati del questionario hanno evidenziato come la mancanza di professionalità adeguate nel mercato del lavoro sia un ostacolo molto rilevante. Secondo il giudizio degli esperti, non si può pensare di agire solo sulla forza lavoro in entrata, e quindi sul mondo della formazione scolastica, universitaria e tecnica, o, in alternativa, solo per chi è già occupato, con percorsi di formazione continua. È necessario far sì che le persone siano in grado di progettare e sviluppare sistemi e applicazioni di Ia, anche in diretta e profonda collaborazione con la ricerca e i grandi operatori della tecnologia. Pertanto, il consolidamento delle competenze risulta cruciale per allinearsi ai grandi cambiamenti tecnologici e socioeconomici a cui il mondo sta andando incontro. Per abilitare competenze di Ia bisogna agire su diversi ambiti, quello più specifico della formazione dei lavoratori pubblici e privati, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta, quello più generalista, ma non meno importante, dell’alfabetizzazione di tutta la popolazione al pieno utilizzo dei servizi digitali, quello più avanzato della preparazione specialistica e transdisciplinare.

La cornice normativa. In Italia è stato pubblicato recentemente un «Programma strategico nazionale» sull’intelligenza artificiale, ancorato, dal punto di vista delle risorse, in buona parte al Pnrr e, dal punto di vista del contesto regolatorio, alla proposta di regolamento Ue avanzata dalla Commissione europea ad aprile 2021. All’interno del programma sono delineati i principi guida, gli obiettivi strategici e le politiche da adottare per rafforzare l’ecosistema italiano dell’Intelligenza artificiale. Il piano propone sei obiettivi, i primi due sono relativi alla ricerca (rafforzamento e coordinamento), vi è poi lo sviluppo di un’Ia human – centered, lo sviluppo di Ia nel sistema produttivo italiano; i servizi basati sull’Ia nel settore pubblico (GovTech) e il rendere il paese attrattivo per talenti e ricercatori del settore. Gli obiettivi saranno raggiunti attraverso la messa in atto di 24 politiche ad hoc, a loro volta distinte in tre ambiti: talento e competenze, ricerca, applicazioni per le imprese e per il settore pubblico. Il cuore della proposta della Commissione è il sistema di classificazione dell’Intelligenza artificiale basato sul rischio. La Commissione ha immaginato una piramide strutturata su quattro livelli di rischio, da Ia a rischio definito inaccettabile si «scende» fino a Ia a rischio minimo. In particolare, sono definiti come sistemi a rischio inaccettabile quelli in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata per scopi che violano i diritti fondamentali dell’Unione europea. Le applicazioni ad alto rischio non sono proibite, ma devono necessariamente essere conformi alle disposizioni riguardanti i sistemi di risk management, la documentazione tecnica e la sorveglianza umana. La maggior parte dei sistemi di Ia, tuttavia, ricadrà nelle categorie a rischio limitato e rischio minimo. Per quanto riguarda la prima, il regolamento prevede solo obblighi di trasparenza, notificando all’individuo con cui si interfacciano la loro natura di intelligenza artificiale. Infine, non sono previsti requisiti obbligatori per quanto riguarda le intelligenze artificiali che rientrano nella categoria di rischio minimo.
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