La visione «alta e internazionale» di Del Vecchio

di Manuel Follis
Si sta perdendo di vista l’obiettivo e Leonardo Del Vecchio lo ha detto in maniera chiara raccontando la sua storia e la lunga strada fatta per arrivare dal profondo Nordest a essere uno dei più noti imprenditori italiani a capo di un impero da 30 miliardi di dollari. L’obiettivo, spiega mister Luxottica (oggi Essilux) nel libro scritto da Tommaso Ebhardt Leonardo Del Vecchio, edito da Sperling & Kupfer, è un obiettivo alto. Mediobanca e Generali hanno mancato quel salto qualitativo, e dimensionale, che lui ha avuto il coraggio di fare con Luxottica. Un salto che «va fatto», si legge nel libro. Perché Mediobanca e soprattutto Generali possano «giocare una partita internazionale». Il punto è che Del Vecchio si sente sotto attacco mediatico perché ha osato scalare il fortino di Piazzetta Cuccia e «disturbare lo status quo della finanza meneghina». Eppure già nel 2020 l’investitore spiegava a Ebhardt: «Ho sempre investito in Italia. Non capisco questi clamori». Ecco, l’amore per l’Italia di Del Vecchio è una costante che attraversa le 300 pagine del libro e che emerge in molti modi. Gli inizi negli anni ‘60 sono quasi casuali e frutto delle condizioni del momento. «Ho iniziato facendo uno stampo, poi questo si è rivelato il prodotto migliore del mercato e tutto ha cominciato a svilupparsi da sé». E così all’inizio erano in poco più di una dozzina in un unico stabilimento bellunese. Sessant’anni dopo sono 180.000 in tutto il mondo. Luxottica, da sola, ha 15 stabilimenti produttivi dall’Italia al Brasile, dalla Cina agli Usa, e uffici in 150 paesi. Insieme a Del Vecchio, in quegli anni, avviarono le loro attività molti altri imprenditori. La differenza? «Loro si sentivano arrivati quando si sono potuti permettere l’appartamento al mare, a Jesolo. Io non mi sono mai stancato di andare avanti». Le sfide non sono finite. C’è ancora l’asse Mediobanca-Generali da sistemare. (riproduzione riservata)
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