Denaro ai privati col freno tirato

La fotografia sui prestiti scattata dall’EY European bank lending economic forecast 2022
Inflazione e tensioni rallentano la crescita: 1,1% nel 2023
di Antonio Longo

Prestiti agli italiani in frenata. Dopo una crescita, durante l’emergenza Covid, del 3,9% (2020) e dell’1,3% (2021), nel 2022 il trend positivo si fermerà al 3,2%, a causa sia dell’aumento dell’inflazione sia dell’attuale incertezza geopolitica. La crescita dei prestiti bancari dovrebbe frenare ulteriormente nel 2023, non andando oltre il segno più dell’1,1%, prima di invertire la direzione e risalire all’1,7% nel 2024 e al 2,4% nel 2025. É quanto emerge dal report EY European bank lending economic forecast 2022 sull’evoluzione dei prestiti al settore privato. «Nonostante otto anni di tassi di interesse negativi con conseguente riduzione dei margini, le banche nei principali mercati europei rimangono in una posizione di solidità patrimoniale e durante gli anni più difficili della pandemia, anche grazie al supporto dei vari incentivi governativi, 750 miliardi di euro in linee finanziarie essenziali sono stati prestati ad imprese e famiglie. In tale contesto le prospettive economiche per il settore bancario italiano sono di cauto ottimismo, avendo dimostrato una buona stabilità e resilienza finanziaria» commenta Stefano Battista, Italy Financial Services Market Leader di EY, «si impone una certa cautela alla luce dei primi segnali di incertezza dovuti alla situazione geopolitica e all’inflazione. Questo è un momento cruciale in cui le istituzioni finanziarie e la classe dirigente politica devono continuare a collaborare per trovare le opportune soluzioni al fine di gestire eventuali problematiche derivanti dal conflitto in Ucraina che potrebbero impattare sul sistema economico». L’economia italiana affronta l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, con rischi di interruzione della catena di approvvigionamento delle imprese che peseranno sulla domanda di mutui e prestiti ai privati, con una possibile riduzione generale dei consumi e della capacità di investimento.

Il contesto dell’Eurozona. Le principali economie europee hanno condiviso tendenze comuni in materia di prestiti durante la pandemia. Il trend dei prestiti ipotecari è stato positivo, avendo beneficiato dell’aumento dei prezzi delle case, dei tassi di interesse bassi e dell’accumulo di risparmi non pianificati. Il credito al consumo si è invece indebolito in quanto le opportunità di spesa sono state ridotte dal distanziamento sociale. Mentre i prestiti alle imprese sono aumentati, grazie ai sistemi di prestito a basso costo della banca centrale europea e dello stato.

Gli esperti stimano un rallentamento della crescita dei mutui, in linea con l’accessibilità limitata, l’aumento dei tassi di interesse e l’azione normativa. La revoca delle restrizioni dovrebbe sostenere i prestiti non garantiti, mentre i prestiti alle imprese potrebbero indebolirsi a seguito del ritiro del sostegno del governo e della Bce, della pressione sugli investimenti dovuta all’incertezza economica e dell’attenzione al miglioramento dei bilanci.

Le garanzie. In base ai dati contenuti nel report, in Italia nel 2020 i prestiti alle imprese, sostenuti dalle garanzie governative, sono cresciuti del 5,8%, contro il -7% del 2019. Si tratta del primo anno di crescita del credito alle imprese dal 2011. Tuttavia, già nel 2021 i prestiti si sono contratti dello 0,7%. Come rilevato nel focus, le prospettive per il credito alle imprese godono attualmente di alcuni aspetti positivi e l’economia italiana dovrebbe continuare a crescere quest’anno e moderatamente anche il prossimo, sostenuta dai fondi del Pnrr e dal programma di riforme del governo. Tuttavia, l’aumento dell’inflazione e le tensioni geopolitiche potrebbero avere ricadute negative sull’economia e sulla fiducia dei privati e rischiano di depotenziare tali fattori di sostegno.

Il credito al consumo. Sul fronte della domanda di prestiti non garantiti, in Italia nel 2020 il mercato ha segnato -0,8%, con un rallentamento rispetto al passato perché indebolita dalle ridotte opportunità di spesa durante il lockdown.Lo stock di debito non garantito è aumentato dell’1,3% nel 2021 e si prevede che cresca del 2,8% nel 2022 e del 3,1% nel 2023. Infatti, se da un lato in molti potranno attingere ai risparmi accumulati durante la pandemia e quindi non avranno bisogno di accedere a forme di credito al consumo, dall’altro alcune famiglie potrebbero richiedere prestiti per attutire il calo del proprio potere d’acquisto.

Mutui. I prestiti ipotecari hanno ottenuto una performance solida durante la pandemia, registrando +2,1% nel 2020 e +4,7% nel 2021. Quest’ultimo rappresenta il dato più alto degli ultimi 11 anni. Ciò è avvenuto a seguito dell’aumento dei prezzi delle case, dei tassi di interesse estremamente bassi, della diffusione del lavoro ibrido e dell’accumulo dei risparmi nel corso del lockdown.Tuttavia, le prospettive attuali sono meno favorevoli. Gli esperti di EY prevedono un rallentamento della crescita dei mutui poiché i prezzi delle case continuano ad aumentare e i tassi d’interesse sembrano destinati a salire. Si stima che la crescita dei mutui rallenterà al 2,9% nel 2022 e all’1,2% nel 2023.

I crediti deteriorati. All’inizio del 2021, il 14% dei prestiti beneficiava di moratorie e il 18% dei prestiti alle società non finanziarie era coperto in tutto o in parte dalla garanzia statale. Ciò ha portato ad un calo dei crediti deteriorati dal 6,4% del totale del 2019 al 4,4% del 2020 e al 3,3% del 2021. Quest’ultimo costituisce il dato più basso dal 2005.Si prevede che la cessazione dei regimi di sostegno e delle moratorie determinerà un aumento della percentuale di crediti deteriorati al 3,9% quest’anno e al 4,1% nel 2023.

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