Dalla pensione alle app, Natixis sfata cinque miti sui Millennials

di Paola Valentini
Natixis Investment Managers smonta alcuni stereotipi sui comportamenti finanziari della generazione dei Millennials, i nati tra il 1981 e il 1996. I primi rappresentanti di questa fascia di età hanno raggiunto i 40 anni, entrando quindi nella fase a maggior reddito. L’indagine globale «Cinque verità finanziarie sui Millennials» di Natixis Im, condotta su quasi 2.500 investitori individuali tra i 25 e i 40 anni, ha evidenziato che il 59% dei Millennials ha un consulente finanziario professionale, una percentuale più elevata sia della Generazione X (56%) sia dei Baby boomers (48%). Inoltre la pianificazione finanziaria cui sono più interessati è la consulenza professionale, per aiutarli a raggiungere quelli che l’82% dei Millennials individua come obiettivi finanziari, tra cui quello di andare in pensione a 60 anni. Sono una generazione di risparmiatori attenti, che mette da parte in media il 17% del proprio reddito per la pensione. Hanno accumulato una ricchezza considerevole che dipende nel 31% dei casi dalla proprietà di un’impresa o dal reddito da lavoro autonomo e nel 37% da investimenti. Solo il 17% individua un’eredità o il patrimonio di famiglia come fonte della propria ricchezza.

«I Millennials godono di una cattiva reputazione, spesso citati come irresponsabili dal punto di vista finanziario, che privilegiano le spese frivole rispetto al risparmio. Hanno grandi aspettative, ma sono anche proattivi quando si tratta di pianificazione finanziaria e non sono più i giovani ventenni che spesso si pensa siano», spiega Dave Goodsell, direttore esecutivo del Centre for Investor Insight di Natixis. «Questa generazione ha goduto di un lungo bullish market con bassi tassi e poca inflazione per gran parte della propria vita. Hanno anche vissuto l’11 settembre, lo scoppio della prima bolla tecnologica e una grave crisi finanziaria che ha pesato su molti della generazione dei loro genitori. Hanno conosciuto l’aspetto della perdita e vogliono proteggere i propri interessi, mentre vedono aumentare i rischi e la loro situazione finanziaria diventa più complessa. La buona notizia è che i Millennial non solo riconoscono il valore dei consigli di pianificazione, ma hanno anche fiducia nei consulenti finanziari», aggiunge Goodsell.Ecco allora im cinque punti il profilo dei Millennials che emerge dal sondaggio di Natixis Im.

1. Gli algoritmi non sono factotutm. È facile supporre che molti si affidano alle app di mobile banking. L’onda digitale non si è però tradotta in un desiderio di consigli automatizzati, poiché i Millennials sono più propensi a riporre la propria fiducia nelle persone che nelle soluzioni digitali. L’88% degli intervistati con un consulente si fida del suo consiglio, mentre meno della metà (48%) ripone la propria fiducia negli algoritmi (intesi come consulenza automatizzata) e solo circa un quarto (24%) si fida dei social media. Sei su dieci (59%) ricevono consigli da un consulente finanziario, esclusivamente (40%) o in combinazione con la consulenza automatica, come quella di un robo-advisor (19%). Il 7% si affida soltanto alla consulenza automatizzata. L’alto numero di Millennials che ha un consulente potrebbe essere il risultato di esigenze più complesse che necessitano di consigli personalizzati. I più anziani si sposano, comprano case e mettono su famiglia, la loro ricchezza deriva da fonti diverse.

2. Focus sui rischi. Per la maggior parte della vita adulta, questa generazione ha goduto di un lungo mercato al rialzo, con bassi tassi e poca inflazione. Due terzi degli intervistati (66%) si trova quindi a proprio agio nell’assumersi rischi per ottenere risultati, ma è più avverso al rischio di quanto lasci intendere, come dimostra il fatto che il 72% afferma di preferire la sicurezza degli investimenti alla performance. La volatilità provocata dalla pandemia e dalle tensioni geopolitiche, che causano inflazione e rialzi dei tassi, fa sì che nella selezione degli investimenti i Millennials si concentrano più sulla gestione del rischio (48%) che sulla capacità di un fondo di battere i benchmark (26%). Il 60% ritiene che la volatilità metta a rischio la possibilità di raggiungere gli obiettivi di risparmio e pensionamento.

3. No ai compromessi. I Millennials vedono la ricchezza come un’estensione dei propri valori. Il 78% considera l’investimento come un modo per avere un impatto positivo nel mondo. Pertanto, dopo il rischio, la seconda considerazione più importante che i Millennials fanno quando selezionano gli investimenti è se questi corrispondano ai propri valori, pur cercando comunque di ottenere rendimenti. Il 77% di coloro che ha investimenti Esg afferma che il proprio gestore dovrebbe fare engagement attivo con le società in portafoglio e il 72% si aspetta che il gestore voti su tutti i titoli posseduti. Il 57% capisce che i fondi indicizzati investono in società che potrebbero non riflettere i propri valori personali. Il 52% chiede al proprio consulente finanziario di includere i fattori Esg nell’analisi degli investimenti.

4. Obiettivo pensione. In tutto il mondo, in media i Millennials si aspettano di andare in pensione a 60 anni. «Andare in pensione a 60 anni è un obiettivo ambizioso e bisogna essere consapevoli dei rischi, il che può spiegare l’importanza che i Millennials danno alla pianificazione e alla consulenza», dice Goodsell. In media, stanno accantonando per la pensione il 17% del reddito annuale, mentre il 76% è d’accordo sul fatto che è sempre più una propria responsabilità finanziare il pensionamento. Con l’inflazione che ha toccato i massimi degli ultimi 40 anni, il 72% considera l’aumento dei prezzi come uno dei maggiori rischi per la sicurezza della propria pensione. Il 72% è preoccupato che i crescenti livelli di debito pubblico nel loro Paese si traducano in una riduzione delle prestazioni pensionistiche pubbliche. Sebbene il 70% sia fiducioso di poter andare in pensione con una certa sicurezza finanziaria, il 66% accetta il fatto che che potrebbe essere necessario lavorare più a lungo del previsto.

5. Pandemia ed educazione finanziaria. Il Covid-19 ha fatto sì che il 58% si sentisse stressato riguardo alla propria sicurezza finanziaria. Il 28% degli intervistati ha dichiarato che loro stessi o la propria famiglia hanno perso reddito durante la pandemia e più di un quinto (22%) ha subito una significativa riduzione della propria sicurezza finanziaria. Durante la pandemia, d’altra parte, quasi un quarto (24%) di questa generazione ha aumentato l’attività di trading attraverso il proprio consulente finanziario, elemento che ha probabilmente rafforzato il valore della consulenza professionale in un contesto di mercati volatili. Il 68% ha detto di sentirsi finanziariamente resistente, il che potrebbe essere il risultato di una pianificazione finanziaria. Le tre principali paure finanziarie dei Millennials oggi sono un’ingente spesa inaspettata, la sicurezza del lavoro e le tasse. A posteriori, affermano però che la pandemia è servita a ricordare le nozioni finanziarie di base, compresa l’importanza di tenere sotto controllo le spese (46%), disporre di una somma per le emergenze (38%) ed evitare le emozioni nelle decisioni di investimento. (riproduzione riservata)
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