Anima fissa i paletti su Mps: sì all’aumento in cambio di un accordo distributivo più forte

di Luca Gualtieri
Se in queste settimane il cda di Montepaschi ha iniziato a lavorare sul nuovo aumento di capitale, l’operazione da almeno 2,5 miliardi prevista per ottobre sarebbe già finita nel radar di alcuni partner storici di Siena. A partire da Anima Holding, l’alleato della banca sul fronte del risparmio gestito. Per ora non ci sono ancora contatti formali ma, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, a determinate condizioni l’asset manager partecipato da Banco Bpm, Poste e Crédit Agricole (entrata a sorpresa pochi giorni fa con il 5,16% del capitale) potrebbe valutare interessante aderire all’offerta. Il punto fermo è che Anima non intende fare versamenti a fondo perduto. Tradotto: un’eventuale adesione all’aumento sarà valutata solo in un’ottica industriale. Già lo scorso anno la società milanese guidata da Alessandro Melzi d’Eril aveva avviato trattative con il Monte per rivisitare l’accordo commerciale. Le discussioni erano però finite in stand-by dopo l’uscita allo scoperto di Unicredit. C’è chi ritiene che oggi una discussione tra i vertici di Anima e di Mps potrebbe ripartire proprio da qui. L’asset manager milanese sarebbe infatti disponibile a costruire un accordo supplementare che si aggiunga a quello in essere (che scade nel 2030) e lo completi. Come si è visto in altri casi, ad Anima piace costruire alleanze su un orizzonte di 15-20 anni e proprio su questo arco temporale si potrebbe ragionare per Siena. Nell’ambito di una negoziazione di questo genere, una parte del prezzo della nuova intesa potrebbe tradursi nell’acquisto di azioni in aumento di capitale. Si può quindi ipotizzare che Anima acquisisca una quota vicina al 2-3% che ne farebbero uno dei principali soci privati di Siena. Non è peraltro escluso che ragionamenti simili siano condivisi anche dall’altro partner strategico di Mps, cioè Axa. La compagnia francese (che con Siena un’alleanza commerciale avviata nel 2007) ha rinnovato gli accordi nel 2016 e, a fronte di un intervento nella ricapitalizzazione, potrebbe stringere ulteriormente il legame con la banca.

La scelta di cogliere o meno queste opportunità dipende però dal cda del Monte guidato da Luigi Lovaglio. Come noto, il Tesoro (primo socio al 64%) sottoscriverà la parte d’aumento di propria competenza ma gli investitori privati saranno essenziali perché l’aumento possa essere considerato «di mercato» da parte della Commissione Ue; in caso contrario, la DgComp potrebbe considerare il sostegno economico da parte del Mef come aiuto di Stato e questo potrebbe comportare l’azzeramento di alcune posizioni, come per esempio i bond subordinati. Ecco perché, con un flottante pari al 36% del capitale, i soci privati andranno convinti della bontà dell’ennesimo piano di salvataggio. Nel frattempo in queste settimane l’istituto senese dovrebbe selezionare le banche d’affari che saranno capofila dell’operazione e che, come riportato da questo giornale, potrebbero essere Mediobanca, Bofa Merrill Lynch e Jp Morgan. (riproduzione riservata)
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