Qui si fa una bella Vita

A marzo raccolti 9 miliardi: non accadeva da cinque anni. Le polizze ora sono i prodotti preferiti dai clienti perché danno sicurezza. Ma si apre la gara con i fondi. Le risposte delle compagnie
di Anna Messia
È esplosa la passione per le polizze Vita. A marzo, secondo i dati diffusi da Ania, l’associazione che rappresenta le compagnie di assicurazione, questi prodotti hanno raccolto poco meno di 9 miliardi di euro, il dato più alto degli ultimi cinque anni e se si aggiungono le imprese Ue il dato sale a 10,6 miliardi. Un numero che stupisce perché se da un parte era più che plausibile un rimbalzo nelle sottoscrizioni dopo l’inevitabile rallentamento che c’era stato a marzo 2020 con l’avvio del lockdown (-8,6% nell’intero 2020 a 91 miliardi), a sorprendere è il vigore della ripresa da record. A lievitare sono state sia le polizze unit, a più alto contenuto finanziario e meno onerose in termini di requisiti di capitale per le compagnie (che hanno raccolto 3,7 miliardi), sia quelle tradizionali di ramo I, che richiedo invece un sforzo maggiore in termini di accantonamento (5,2 miliardi). Un risultato positivo cui hanno contribuito tutti i canali di vendita, banche e consulenti finanziari in prima linea, con un bilancio pari rispettivamente a 5.5 miliardi (+90,8% su marzo 2020) e a 1,67 miliardi (+100%) mentre gli agenti hanno preso la medaglia di bronzo con una raccolta di 1,2 miliardi, con una crescita più contenuta del 65%.

Piove liquidità dai conti. La sensazione è che il trend di crescita del settore sia solo agli inizi perché ci sono diversi elementi positivi che lasciano immaginare che lo sviluppo proseguirà nei mesi a venire. «Con il Piano per la ripresa di Mario Draghi si è creato un clima positivo», osserva Dario Zuppi, partner della società di consulenza EY, «C’è un’enorme massa di risparmio in movimento con le banche che iniziano a segnalare liquidità in eccesso parcheggiata sui conti correnti» Del resto già a febbraio erano stati raccolti dalle altri 10,2 miliardi sui prodotti Vita mentre a gennaio, che risente di stagionalità, la nuova produzione si era fermata a 7,4 miliardi. Così nel primo trimestre la raccolta è stata di 28,3 miliardi, in crescita del 18,3% rispetto alla tesso periodo dello scorso anno. «A marzo c’è stata un’evidente fiammata ma in ogni caso le polizze Vita continuano a mantenere un valore aggiunto agli occhi dei clienti attratti dalla presenza di garanzie di capitale», dice Fabio Carniol, general manager di Helvetia in Italia, spiegando che negli ultimi anni c’è stata l’esplosione delle polizze Vita multiramo, nelle quali la componente di gestioni separate (dove viene restituito almeno il 100% del capitale investito) viene affiancata dalle unit (dove invece non c’è alcuna garanzia). «Nei nostri prodotti si parte all’inizio con una percentuale più alta di gestioni separate, per avvicinare i risparmiatori al mercato azionario con gradualità, per poi diminuire negli anni a favore delle unit linked e non siamo i soli nel mercato ad offrire prodotti flessibili che vanno incontro alle richieste del cliente», aggiunge il numero uno di Helvetia. Proposte che sembrano gradite visto che secondo le ultime analisi di Prometeia quest’anno il mercato Vita crescerà complessivamente a un tasso del 6%, con le polizze che restano la forma d’investimento preferita dagli italiani.

Gara tra fondi e polizze. Previsioni positive quindi, anche se non mancano le sfide per gli assicuratori. Non solo quelle legate agli investimenti dei fondi sottostanti le polizze, con i tassi d’interesse destinati a restare molto bassi ancora a lungo e le incertezze legate ad una possibile ripresa di volatilità sui mercati azionari. La sfida più impegnativa è quella che vede le polizze Vita in competizione con i fondi comuni. È innegabile che, negli ultimi anni, con la crescita del peso delle unit linked e il corrispondete calo delle gestioni separate le polizze vita somiglino sempre di più ai fondi comuni e le garanzie di rendimento finanziario offerte ai clienti stanno inesorabilmente scendendo. Secondo i dati che emergono dall’osservatorio delle polizze Vita di EY nel 2020 il 43% delle linee d’investimento vita offerte al mercato non prevedeva alcuna forma di garanzia finanziaria, in netta crescita rispetto alla percentuale del 36% dell’anno prima, con un aumento del 10% di garanzie offerte esclusivamente a scadenze temporali predefinite, in genere a partire dai cinque anni. Le polizze, in altre parole, dovranno imparare a distinguersi dai fondi comuni per restare attrattive agli occhi dei clienti, considerando che anche il risparmio gestito è al centro di un boom di raccolta che prosegue ormai da mesi, mentre la nuova direttiva sulla distribuzione finanziaria (Idd) è destinata a inasprire la competizione. La Idd, tra le altre cose, introduce il giudizio di equivalenza tra prodotto assicurativo e finanziario. In pratica i due strumenti saranno messi sempre di più a confronto e per le assicurazioni non sarà facile giustificare costi che non siano motivati da servizi aggiuntivi offerti ai clienti. Per questo le compagnie si sono già messe in azione. «In questi mesi sta aumentando la trasparenza dei prodotti che stanno diventando più semplici da comprendere agli occhi dei clienti e stanno anche aumentando le coperture assicurative legate alle polizze vita, non più limitate solo al caso morte. C’è chi per, esempio, sta pensando di introdurre coperture di tipo long term care», dice Zuppi. Le polizze Vita sembrano insomma destinata a cambiare di nuovo pelle. «Nei prossimi mesi aumenteranno probabilmente i prodotti che prevedono una maggiore componente assicurativa», aggiunge Carniol, «come coperture di invalidità e malattia gravi».

Dialogo aperto con l’Ivass. Una spinta alla crescita potrà poi arrivare da una revisione delle regole del settore da parte dell’Ivass, l’istituto di controllo guidato dal direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini. Tra l’autorità e le compagnie è aperto da mesi un tavolo di discussione che punta a dare maggiore flessibilità alle gestioni separate, in particolare sul fronte degli investimenti. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di estendere il fondo utili (dove possono confluire le plusvalenze per distribuirle negli anni) anche ai vecchi prodotti e non solo a quelli nuovi, come è possibile oggi. In ballo c’è poi la revisione delle politiche d’investimento, con la possibilità di ampliare il raggio d’azione delle gestioni sperata anche ai fondi alternativi e volendo ai pir alternativi. Non solo. Si parla anche della possibilità di introdurre per le gestioni separate garanzie che possano essere scendere sotto il 100% del capitale investito. Ma mentre sui primi due punti il dialogo con l’autorità sembrerebbe essere a buon punto sul fronte della garanzia l’Ivass sembra meno propenso a cambiare mentre del resto le compagnie hanno già ricolto in parte il problema spingendo forte sulle polizze multiramo. (riproduzione riservata)

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