Ecco tutti i piani della spac targata Minali-Costamagna Puntiamo su un comparto trascurato dalle compagnie e cresceremo all’estero grazie ai passi indietro dei Lloyd’s, dice l’ex ad di Cattolica
di Anna Messia
Alberto Minali è pronto a ricominciare da dove era partito. Era un giovane fresco di laurea con lode alla Bocconi e specializzazione a Yale e a Boston quando andrò a Londra a lavorare come underwriter per conto dei Lloyd’s, la più antica e blasonata compagnia di assicurazioni europea. Dal suo ufficio nella City doveva valutare e prezzare il rischio di affari nei Paesi dell’Est Europa. Poi il passaggio in Generali Assicurazioni a capo della finanza e la successiva promozione alla direzione generale, seguiti dal ritorno nella sua Verona come amministratore delegato di Cattolica fino alla rottura con l’ex presidente Paolo Bedoni. Ora la ripartenza con la spac Revo, che vedrà alla presidenza l’ex presidente di Cassa Depositi e Prestiti Claudio Costamagna e che punta a operare proprio nel settore dei rischi speciali con un importante team di underwriter, spingendo però forte sull’innovazione tecnologica e lanciando in Italia la novità delle assicurazioni parametriche. Il progetto ha ricevuto pronte adesioni, visto la credibilità di Minali e di Costamagna sul mercato; tre importanti investitori come Vittoria Assicurazioni, Fondazione Cariverona e i riassicuratori di Scor sulla spac hanno puntato 15 milioni di euro ciascuno e il collocamento che si è aperto lo scorso 11 maggio. I book, gestiti da Intesa Sanpaolo, Ubs ed Equita sim, si chiuderanno giovedì 20 e le sottoscrizioni procedono spedite, dice Minali a MF-Milano Finanza, tanto che si potrebbe anche superare la soglia dei 200 milioni stata indicata al momento del lancio.

Domanda. Dottor Minali, fino a che cifra potreste arrivare?

Risposta. Non credo sia un problema di adesioni; siamo oltre la metà dell’obiettivo in appena quattro giorni e chiuderemo il 20 maggio. Già nel pre-marketing abbiamo visto che l’interesse del mercato sul progetto era notevole. Gli investitori, oltre a credere nell’iniziativa, apprezzano il fatto che il management resterà coinvolto nel progetto nel medio termine con un investimento superiore a 7 milioni di euro e un lock up di cinque anni a partire dalla business combination (l’acquisto dell’azienda target da parte della spac, ndr). Ma il capitale raccolto deve essere investito per dare rendimento. Avere troppa liquidità potrebbe essere penalizzante. Bisogna raccogliere la cifra giusta per procedere con la business combination e avere le risorse necessarie a investire sulle persone, che saranno il cuore della compagnia con la previsione di un team di 40 underwriter, oltre che sugli strumenti tecnologici e sul capitale a garanzia delle coperture.

D. Perché avete scelto questo comparto?

R. C’è un ampio spazio di mercato in questo settore. Le compagnie italiane sono focalizzate soprattutto sul business retail, tra Vita, Auto e Salute, o sulle grandi aziende ma c’è una sezione intermedia poco servita con premi sulle coperture speciali pari a 1,1 miliardi di euro circa. Vogliamo entrare in questo mercato per raggiungere una posizione di leadership, spingendo forte sull’innovazione grazie ad algoritmi proprietari che consentiranno ai nostri underwriter di dare rapide risposte alle richieste di copertura di un determinato business da parte di un broker o di un agente plurimandatario che intermediano questo tipo di rischi. Vogliamo offrire un servizio efficiente e ridurre i tempi di attesa, che oggi sono mediamente lunghi, disponendo di un team di circa 40 underwriter che stiamo selezionando sul mercato approfittando anche del riassetto dei Lloyd’s, che stanno rivedendo la loro presenza all’estero, presi tra la Brexit e le perdite legate alla pandemia.

D. In quali rami di attività opererete? I rischi speciali sono noti per richiedere accantonamenti di capitali più alti rispetto al mercato retail…

R. Vogliamo lavorare in tutti i comparti, dalle cauzioni e fideiussioni alla responsabilità civile, passando anche, ad esempio, per la grandine. È vero che si tratta di un business a maggiore intensità di capitale ma è anche vero che entriamo in una fase di mercato in cui i prezzi delle coperture stanno aumentando per una serie di regioni. Non dovremo fare competizione sul prezzo per guadagnare quote di mercato. Poi vogliamo lanciare in Italia le polizze parametriche, che prevedono un rimborso automatico all’avverarsi di un determinato evento, come un ritardo del treno superiore a 15 minuti o una tromba d’aria. Così potremmo anche contribuire a una maggiore diffusione in Italia delle polizze per terremoti o alluvioni.

D. Quali potrebbero essere i target per la business combination? Sul mercato le voci non mancano, tra Elba Assicurazioni e Tecnocasa…

R. Abbiamo contatti con diverse compagnie, ma non c’è ancora nulla di definito. L’obiettivo è quotarci entro maggio per annunciare la business combination prima della pausa estiva, per poi essere pronti per fine anno dopo le necessarie autorizzazioni. Se rileveremo una compagnia più grande avremo bisogno di minori investimenti per strutturarci, mentre in caso di un’acquisizione di minori dimensioni dovremo avere un po’ più di tempo per creare le strutture adeguate. È un po’ come comprare una casa vuota o prenderne una ammobiliata. Entrambe potrebbero essere soluzioni valide.

D. A quanti premi puntate nel piano industriale?

R. Non abbiamo ancora definito una soglia ma, considerando che il mercato dei rischi speciali vale oggi 1,1 miliardi e che puntiamo a raggiungere una posizione di leadership, parliamo di circa 200 milioni di premi. Nel medio termine potremmo anche portare il nostro modello all’estero, creando team di underwriter in altri Paesi e anche in questo caso il riassetto in atto nei Lloyd’s, con l’uscita da mercati considerati non più strategici, potrebbe facilitare i nostri piani. (riproduzione riservata)

Fonte: