Nel 2020 il personale in forze all’Ispettorato nazionale del lavoro ha fatto scattare nuovi controlli nei confronti di 103.857 aziende, di cui 83.421 verifiche concernenti la materia lavoristica, di legislazione sociale e di salute e sicurezza sul lavoro (oltre l’80% del totale), 13.181 sul versante previdenziale (circa il 13%) e 7.255 in materia assicurativa (il 7%), attività portata avanti, nel periodo pandemico, potendo contare su soggetti effettivamente adibiti alla vigilanza complessivamente «pari a circa 3 mila unità (di cui 1.021 ispettori dell’Inps e 246 ispettori dell’Inail)», oltre il 10% delle quali prevalentemente adoperate nelle funzioni di polizia giudiziaria (militari del Comando dei Carabinieri per la tutela del lavoro). Nell’annualità precedente, dunque, recita il Rapporto, «sono state definite 79.952 ispezioni e sono stati tutelati 267.677 lavoratori interessati da irregolarità», cifra che include 22.366 persone impiegate «in nero» (pari all’8,4% del totale) e 20 mila altre protette «con gli istituti della diffida accertativa e della conciliazione monocratica» (in virtù degli articoli 11 e 12 del decreto legislativo 124/2004).
Sulla globalità degli occupati interessati da violazioni, le percentuali di personale messo all’opera, ma del tutto sconosciuto all’Erario, sono del 23% nel Nordovest, del 21% nel Nordest, del 25% al Centro e del 50% al Sud, «con indici più elevati in Calabria (62%), Campania (60%), Basilicata (44%), Puglia (41%), Molise (40%), Lazio e Toscana (33%)».

L’impegno dell’Ispettorato s’è concretizzato pure in un’articolata azione di «recupero di contributi e premi evasi per un importo complessivo pari a 882 milioni 669.154 euro», mentre sono stati riscontrati illeciti nei riguardi di 55.664 realtà produttive del Paese, «con un tasso di irregolarità pari al 70%»; nel dettaglio, viene rimarcato nel testo, è venuta a galla una media di oltre 3 lavoratori che non rientravano nel perimetro delle norme vigenti e di 11.040 euro di somme non versate relative all’ambito previdenziale per azienda oggetto di verifica. Ecco, pertanto, che prendendo in esame solamente le imprese nelle quali sono state scoperte delle pratiche non conformi alla legge (e non anche le posizioni tutelate con il ricorso alla diffida accertativa e alla conciliazione monocratica), affiora «una media di 4,4 occupati irregolari (3,6 nel 2019) e di 15.857 euro di recuperi previdenziali (erano 12.485 euro nel 2019)».

I settori produttivi maggiormente interessati da fenomeni illeciti sono l’edilizia (67,28%) e il terziario (66,62%), con particolare riferimento ai servizi di alloggio e di ristorazione, noleggio, agenzie di viaggio, supporto alle imprese, trasporto e magazzinaggio, nonché alle attività artistiche, sportive e di intrattenimento; nel 2020, sono stati adottati 3.564 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, più 141 sequestri giudiziari, giustificati in larga parte dall’impiego di soggetti privi di contratto, e in quota minoritaria a causa di «gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza».

Quanto, poi, all’azione di controllo nelle campagne dello Stivale, nel dossier si riferisce che Ispettorato e Carabinieri hanno individuato 478 trasgressori (61 dei quali arrestati) e fornito tutela a 1.850 possibili vittime del reato di caporalato, 119 delle quali erano di origine straniera, e senza il permesso di soggiorno. Definiti, a seguire, «accertamenti nei riguardi di 70 aziende, 32 delle quali risultano aver posto in essere irregolari procedure di licenziamento di un numero complessivo di 92 lavoratori», malgrado il blocco imposto dal governo nel 2020, allo scoppio dell’epidemia da Coronavirus. Secondo il direttore Leonardo Alestra, «i cambiamenti del mondo del lavoro rendono sempre più evidente la necessità che la vigilanza sia guidata da un’efficace attività di intelligence, di analisi e di coordinamento delle componenti ispettive», anche per accompagnare la ripresa del sistema economico-produttivo, dopo la crisi da Covid-19.

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