I Malacalza chiedono 875 milioni di danni alla Bce

di Luca Gualtieri
I Malacalza tornano alla carica su Banca Carige e sui regolatori che nel 2019 ne decretarono il commissariamento al termine di una travagliata gestione. Nel ricorso proposto il 3 marzo alla Corte di Giustizia Ue da Malacalza Investimenti e Vittorio Malacalza, ex azionisti di riferimento dell’istituto genovese al 27,5%, viene avanzata una richiesta danni alla Bce per 875 milioni. Nelle motivazioni dei documenti, spiega l’agenzia MF-Dow Jones, si legge «per comportamenti di Bce, attinenti all’esercizio delle sue funzioni di vigilanza su Carige e consistenti sia in omissioni di interventi doverosi, sia in positive condotte pregiudizievoli». Va ricordato che Malacalza Investimenti deteneva il 27,5% di Carige prima del commissariamento dell’istituto e Vittorio Malacalza era all’epoca vice-presidente. I ricorrenti lamentano «in primo luogo, che la Bce abbia concorso a determinare una rappresentazione della situazione e delle prospettive della banca, nell’affidamento della quale gli azionisti hanno investito ingenti risorse nell’acquisto di azioni Carige e nella sottoscrizione e versamento di aumenti di capitale; e abbia successivamente tale affidamento frustrato con comportamenti e con l’emanazione di provvedimenti contraddittori, impositivi di misure ingiustificate, sproporzionate e anche sotto altri profili illegittimi, che si inscrivono in una condotta complessiva illecita e pregiudizievole. A questo riguardo, i ricorrenti si riferiscono, tra l’altro e in particolare: agli affidamenti ingenerati sulla situazione di Carige determinatasi per effetto dell’esecuzione degli aumenti di capitale del 2014 e 2015; alla successiva frustrazione di tali affidamenti conseguita a comportamenti e provvedimenti della Bce; all’illegittimità di tali provvedimenti e all’illiceità della complessiva condotta alla quale essi ineriscono; agli affidamenti ingenerati sulla situazione di Carige determinatasi per effetto dell’esecuzione dell’aumento di capitale del 2017; alla successiva frustrazione di tali affidamenti conseguita a comportamenti e provvedimenti della Bce; all’illegittimità di tali provvedimenti e all’illiceità della complessiva condotta alla quale essi ineriscono; all’illegittimità dei provvedimenti della Bce che avrebbero imposto la dismissione di crediti deteriorati, in modo e in misura ingiustificati, sproporzionati e contrastanti con il principio di parità di trattamento e di altri principi». Inoltre si lamenta che «la Bce abbia effettuato impropri condizionamenti e ingerenze nei processi di governance della banca, favorendone una gestione autocratica da parte degli amministratori delegati, così da assicurare l’attuazione di misure scorrettamente imposte, precludendo altresì la reazione a pratiche gestionali del management improprie e pregiudizievoli, nonché determinando un fattore di debolezza della banca», spiega il documento. (riproduzione riservata)
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