Germania: più insolvenze in vista, malgrado le importanti misure di sostegno

Nel 2020, in Germania le insolvenze sono diminuite rispetto al 2019, nonostante la più grande recessione dal 2009. Questo fenomeno è correlato ai programmi di aiuto statale. Le richieste di procedure di insolvenza regolari (Regelinsolvenzverfahren) presentate in anticipo nei tribunali sono già aumentate a febbraio e marzo, segnando un incremento prossimo delle insolvenze nei mesi a venire.

Il modello di previsione di Coface mostra che nel 2020 sono state evitate almeno 4030 insolvenze grazie alle misure di sostegno dello Stato (al momento in parziale fase di recesso) e potrebbero manifestarsi nel 2021/22. Per quanto riguarda le imprese, la crisi è ben lontana dall’essere terminata.

Nel 2020, in Germania 15.840 imprese hanno registrato insolvenze, che grazie alle misure di sostegno pubbliche, rappresentano il livello più basso di insolvenza dal 1993, e il calo più forte (-15,5% rispetto al 2019) dal 1975. Il 2021 è cominciato esattamente com’è terminato il 2020, con dati sulle insolvenze limitate.

Non tutti i settori e le regioni hanno goduto di questa situazione favorevole. Per beneficiare del sostegno dello Stato, infatti, le imprese hanno dovuto dimostrare che il proprio modello economico funzionasse anche prima della pandemia, vale a dire a dicembre 2019. Poiché i settori dei metalli e dell’auto erano in recessione da fine 2018, alcune imprese non hanno soddisfatto questo criterio, e quindi non hanno ottenuto alcun aiuto da parte dello Stato. Le insolvenze nel settore dei metalli sono aumentate del 7,1% nel 2020, con un picco nell’auto al 31,6%. Questi aumenti in settori specifici non hanno modificato la struttura globale delle insolvenze in Germania: la maggior parte è stata registrata nei settori dei servizi alle imprese, nelle costruzioni e nell’alberghiero, così come nella vendita al dettaglio e nei trasporti. I metalli rappresentano solo il 3% del totale delle insolvenze nel 2020 e l’auto appena lo 0,5%.

Le insolvenze si concentrano nelle microimprese e nelle piccole e medie imprese (PMI). Ma il solo numero delle insolvenze non fornisce alcuna informazione sui danni economici. Infatti, l’ufficio statistico tedesco (Destatis) ha stimato che, sebbene il numero di insolvenze sia considerevolmente diminuito, i crediti in sofferenza derivanti da insolvenze hanno raggiunto i 44,1 miliardi di euro nel 2020, il livello più elevato dalla recessione del 2009.

Nel 2020, i sinistri sono aumentati del 65% rispetto al 2019. Alcuni settori si sono particolarmente distinti, come quello delle TIC. Anche il settore alberghiero e della ristorazione ha registrato un incremento dei sinistri, come quello del commercio e della vendita al dettaglio e il settore della finanza e assicurativo. Al contrario, nel settore delle costruzioni i sinistri hanno registrato una crescita del 7% rispetto all’anno precedente, mentre quelli dei trasporti sono diminuiti.

Il governo federale tedesco hamesso in atto una serie di misure per sostenere le imprese
durante la pandemia. I prestiti sono stati gli strumenti più utilizzati nel corso del primo
anno di crisi, per un totale di 49 miliardi di euro (1,5% del PIL). Sebbene il piano di prestiti
fosse inizialmente destinato solo alle imprese di medie dimensioni, il piano è stato esteso alle piccolissime imprese all’inizio del secondo lockdown, a novembre 2020.
Il fondo di stabilizzazione economico per le grandi imprese, uno dei principali strumenti di
sostegno, è stato poco utilizzato (sui 600 miliardi di euro disponibili, solo 8,4 miliardi di euro sono stati utilizzati) e principalmente dal settore dei viaggi.
Pur con un ampio sostegno pubblico, è molto probabile che queste misure siano state
insufficienti o troppo lente per mantenere l’equilibrio finanziario delle imprese. Le misure
di aiuto finanziario per il settore alberghiero e la vendita al dettaglio sembrano essersi esaurite, con una maggiore probabilità di insolvenze soprattutto dopo la chiusura di 6 settimane nella primavera 2020 e un altro lockdown da 5 a 6 mesi nell’inverno/primavera 2021.
Secondo la simulazione del gruppo Coface, il totale delle insolvenze avrebbe dovuto
aumentare del 6% nel 2020 rispetto al 2019. In realtà, le insolvenze sono diminuite del 15,5%.

Pertanto, una quota fino al 21,5% (4030 insolvenze) potrebbe essere nella pipeline (questa
stima include i congedi tralasciando tutte le altre misure di sostegno). La maggior parte di
queste insolvenze dovrebbe provenire dal settore alberghiero e dalla ristorazione, per
cui si prevedono circa 660 “insolvenze nascoste”, seguiti dai trasporti e dalle costruzioni
con circa 420 insolvenze ciascuno, l’industria manifatturiera (230) e il commercio al
dettaglio (190). Questo dimostra che anche se il numero di insolvenze risulta contenuto
nel 2020, il conto da pagare per la pandemia, in verità, non è stato ancora saldato dalle
imprese.