Generali tra governance e conti

di Anna Messia

È andato avanti per tutto il pomeriggio, fino a tarda sera, il consiglio di amministrazione di Generali chiamato ad approvare i conti trimestrali che saranno diffusi questa mattina. Il tema centrale sono stati i numeri e le strategie della compagnia. Ma sullo sfondo c’era inevitabilmente il tema della governance dopo che, una decina di giorni fa, Francesco Gaetano Caltagirone, primo azionista privato della compagnia con il 5,6%, aveva riportato al centro l’argomento, scrivendo ai consiglieri e invitandoli a riflettere sul futuro assetto di governo della compagnia, proponendo per esempio la creazione di un comitato esecutivo, l’introduzione di un direttore generale e un rafforzamento dei poteri del presidente, con il conseguente ridimensionamento della figura dell’amministratore delegato, incarico oggi ricoperto da Philippe Donnet. Una mossa che si è aggiunta alla decisione clamorosa dell’imprenditore di non partecipare all’assemblea di fine aprile scorso, chiamata ad approvare il bilancio. Il tema governance non era all’ordine del giorno del consiglio di ieri e non se ne sarebbe discusso ma è altrettanto evidente che la questione resta urgentemente sul tavolo in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione che dovrà essere votato dall’assemblea di aprile 2022, con lo statuto che, per la prima volta, prevede che il cda possa presentare una propria lista. Il rischio è che a decidere sia di fatto Mediobanca, primo azionista con il 12,5%, sostiene Caltagirone ricordando che già l’attuale statuto prevede, per esempio, la figura di un direttore generale che possa affiancare l’ad. Una questione difficile da districare su cui peserà il giudizio di altri soci importanti da Leonardo Del Vecchio (azionista con il 5%) ai Benetton. Proprio mentre Donnet, più volte finito nel mirino, perché presunta espressione dell’influenza francese sulla compagnia, ha fatto sapere di avere ottenuto dal sindaco di Venezia la cittadinanza italiana, «coronamento di anni di vita e di lavoro nel Paese». Inevitabile chiedersi se questo possa giocare a favore di una sua riconferma in Generali. Intanto, tornando ai conti, l’utile netto, secondo il consenso, dovrebbe attestarsi a 705 milioni in forte aumento rispetto ai 113 milioni del primo trimestre 2020, che era stato influenzato negativamente dalla performance dei mercati per il Covid-19. Dato che sarebbe in miglioramento anche rispetto al quarto trimestre 2020 (447 milioni). Previsti poi premi lordi per 19,259 miliardi, in aumento dai 19,164 miliardi dello stesso periodo 2020. Quelli Vita, in particolare, sono attesi a 12,524 miliardi, in crescita rispetto ai 12,323 miliardi del primo trimestre 2020 e quelli Danni a 6,735 miliardi in calo da 6,841 miliardi, per via della diminuzione attesa nell’auto. I profitti operativi sono stimati in leggera crescita a 1,479 miliardi (1,448 miliardi), di cui 662 milioni nel Danni (in crescita da 627 milioni), 760 milioni nel Vita (in calo da 799 milioni). (riproduzione riservata)

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