Generali, conti a favore di Donnet

di Anna Messia
Dopo aver fatto sapere di avere ricevuto la cittadinanza italiana, che si aggiunge a quella francese, il group ceo di Generali, Philippe Donnet, incassa un altro punto a favore nell’intricata partita per il rinnovo della governance della compagnia triestina, in vista dell’assemblea che nell’aprile 2022 dovrà votare il nuovo cda. Il gruppo assicurativo ha chiuso il primo trimestre con un bilancio positivo e superiore alle attese del mercato: l’utile netto è stato di 802 milioni rispetto ai 113 milioni dello stesso periodo 2020 (che era stato impattato da significative svalutazioni sugli investimenti e dall’onere del Fondo straordinario internazionale per il Covid-19) e decisamente superiore alle previsioni del consenso fornito dalla compagnia che prevedeva un risultato di 705 milioni. Un dato in miglioramento anche rispetto al quarto trimestre 2020 (447 milioni). Bene anche i profitti operativi che si sono attestati a 1,608 miliardi, anche in questo caso battendo il consenso a 1,479 miliardi, in rialzo dell’11%.

Numeri che hanno consentito al Leone di incassare una serie di giudizi buy (comprare) dagli analisti e anche di confermare l’obiettivo di una crescita annua composta 2018-2021 degli utili per azione tra 6% e 8%, con un Roe 2021 maggiore dell’11,5%, e un obiettivo di cedole cumulate 2019-2021 tra 4,5 e 5 miliardi, regulator permettendo. A proposito dei dividendi, il cfo Cristiano Borean ha fatto sapere che a oggi non c’è alcuna ragione ostativa al pagamento della seconda tranche di dividendi prevista nell’ottobre prossimo. Ricordando che la raccomandazione sullo stop ai dividendi da parte dell’Esrb, il comitato europeo per il rischio sistemico, scade il prossimo settembre e che l’andamento della campagna vaccinale e il recupero dell’economia sono segnali positivi che indicano l’uscita dall’emergenza, Borean ha confermato che la prossima settimana andrà in pagamento la prima tranche da 1,01 euro e a ottobre, in assenza di altre cause ostative, verranno saldati anche i 46 centesimi della seconda tranche. Il cfo ha poi ricordato che in cassa a disposizione per nuove acquisizioni ci sono ancora 2,3 miliardi nonostante le operazioni di M&A già effettuate dal management nell’ambito del piano al 2021. «Ricordo che abbiamo già impegnato 1,8 miliardi di euro durante il piano», ha sottolineato Borean, ricordando i deal chiusi in Slovenia, Polonia, Portogallo, e Grecia. A ciò si aggiungono le partnership strategiche strette con Cattolica e con Sycomore. Il gruppo continua a valutare le opportunità sul mercato in maniera disciplinata e opportunistica seguendo tre criteri, «unostrategico, uno di fit culturale e uno di disciplina finanziaria», ha aggiunto Borean, sottolineando che, le acquisizioni non sono un obbligo, ma un modo per creare valore per i soci e così devono essere considerate. A chi gli chiedeva di un possibile buyback per impiegare la liquidità, il Cfo ha replicato che la priorità è «utilizzare la cassa per diversificare le nostre sorgenti d’utile, non solo per linea di business, ma anche geograficamente. Nel momento in cui non dovessimo trovare target, valuteremo altre opzioni». Intanto proseguono i cantieri per la messa a punto del nuovo piano industriale nonostante, come detto, l’attuale consiglio arriverà a scadenza ad aprile 2022. «In maggio continueremo a fare riunioni con gli amministratori delegati delle società operative del gruppo. I lavori sono partiti, con la presentazione del nuovo piano prevista tra fine 2021 e inizio 2022», ha detto Borean. Da sciogliere resta però il nodo governance con Francesco Gaetano Caltagirone – vice presidente vicario della compagnia e primo socio privato con una quota del 5,6% – che ha alzato l’attenzione sulla lista per il rinnovo che dovrà essere proposta dal consiglio uscente, temendo un potere eccessivo di Mediobanca (primo azionista del Leone con poco meno del 13%) e nei giorni scorsi ha scritto ai consiglieri invitandoli a riflettere sulla necessita di prevedere un dg, oltre a un comitato esecutivo e al rafforzamento dei poteri del presidente. Il cda riunito lunedì per approvare i conti non ha di fatto affrontato la questione, ma l’argomento resta ovviamente caldissimo. (riproduzione riservata)

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