Fondi in buona salute

Kägi (Robeco): scommettiamo su beni di consumo e stili di vita che riflettano l’interesse dei consumatori per il loro benessere, anche nei mercati emergenti
di Andrea Goffredi

Quasi un terzo della popolazione mondiale è ingrassato durante la pandemia di Covid-19: in media circa 6 chili. Si tratta forse del dato più eclatante per capire quanto sia indispensabile, al giorno d’oggi, scommettere su un stile di vita sano, anche a livello di investimenti. Come farlo in maniera vincente? MF-Milano Finanza ne ha parlato con David Kägi, portfolio manager del fondo RobecoSam Sustainable Healthy Living Equities di Robeco.
D. Quali sono i principali driver di questo trend?
R. Il principale è la crescente consapevolezza di ciò che è salutare e il cambiamento delle preferenze dei consumatori che ne deriva. Per esempio, con scelte di vita migliori l’80% delle malattie cardiovascolari e il 30% dei tumori potrebbero essere evitati. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche stanno aumentando i costi dell’assistenza sanitaria e spingendo la domanda di nuovi servizi e prodotti sanitari. Più in generale, i fattori che spingono a investire in healthcare sono la costante innovazione guidata dalla scienza, che amplia lo spettro delle malattie curabili, il cambiamento demografico e la domanda nei mercati emergenti. Le preoccupazioni degli investitori sono invece i costi dell’assistenza sanitaria, che possono innescare decisioni politiche volte a contenere i prezzi dei farmaci.
D. Come si sono mossi i mercati azionari negli ultimi mesi?
R. Sono stati sostenuti da buoni progressi nelle campagne vaccinali della maggior parte dei Paesi sviluppati. Inoltre, il 10-20% della popolazione in molti Paesi ha superato l’infezione da coronavirus ed è almeno parzialmente immune. Gli operatori di mercato hanno iniziato a posizionare i portafogli per un ambiente economico più normale, post-pandemia. A più lungo termine, le aziende che si occupano di benessere contribuiscono a plasmare un nuovo consumatore.
D. Qual è stato l’impatto della pandemia per il settore?
R. I prodotti che rappresentavano un mezzo potenziale per affrontare e alleviare la pandemia, come i farmaci antivirali e la diagnostica del coronavirus, hanno riportato forte domanda. Inoltre, i produttori di attrezzature per l’esercizio fisico in casa o l’allenamento all’aperto hanno tratto profitto dalla chiusura dei centri fitness. Anche la domanda di alimenti bio è salita, perché i consumatori sono diventati più attenti alla salute. D’altra parte, gli ospedali hanno dovuto sospendere temporaneamente le procedure elettive, il che ha abbassato la domanda di molti farmaci, diagnostica generale, dispositivi medtech e forniture dentistiche.
D. Come vi state approcciando allo scenario attuale?
R. Ci aspettiamo che l’attuale aumento dell’inflazione sia temporaneo e rimaniamo costruttivi sulle prospettive a medio e lungo termine dei mercati. Approfittiamo delle condizioni attuali per consolidare ulteriormente le posizioni in società che hanno prospettive commerciali a lungo termine molto forti.
D. Come si svilupperà il mercato nel corso dell’anno?
R. La digitalizzazione dell’healthcare avrà un impatto dirompente. Finora ha accumulato ritardo a causa dell’inerzia di player chiave e timori per la sicurezza dei dati. Essendo un settore che rappresenta circa il 10% del pil globale, ovvero 7 mila miliardi di dollari, le opportunità di maggiore efficienza sono numerose e sostanziali.
D. Ci sono mercati dove la crescita sarà più marcata?
R. I mercati emergenti sono molto attraenti per approfittare del potenziale di recupero, dato che l’healthcare è una priorità assoluta per i soggetti che escono dalla povertà. Invece la nuova alimentazione e lo sport troveranno crescita soprattutto nelle regioni più sviluppate. Nel complesso, investiamo in società con sede per lo più nelle regioni sviluppate, ma con un raggio d’azione globale che includa i mercati emergenti. (riproduzione riservata)

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