Dentro un settore in…salute

di Laura Magna
Qual è lo stato di salute delle compagnie assicurative globali? E come stanno cambiando i pesi dei diversi comparti e le strategie di investimento? Due report recenti ci aiutano a rispondere a queste domande.
Il primo è il report annuale di McKinsey «Global Insurance Pools statistics and trends: An overview of life, P&C, and health insurance», che offre uno spaccato del comparto per regione e linea di business. Il secondo è la decima edizione della Global Insurance Survey, dal titolo «Running the Risks» di Goldman Sachs Asset Management, condotta su 286 partecipanti appartenenti a compagnie assicurative globali, che rappresentano oltre 13 mila miliardi di dollari di aum e offre informazioni sulle strategie di investimento degli assicuratori.

Partiamo dunque dallo spaccato del mercato nell’anno che precede la pandemia: secondo McKinsey, nel complesso il settore assicurativo globale è cresciuto del 4,9% nel 2019 rispetto al 2018, un livello leggermente superiore al suo Cagr del 3% dal 2010 al 2018, e i premi totali hanno raggiunto 5 mila miliardi di euro. A livello regionale, le Americhe hanno avuto il più alto tasso di crescita dei premi (6% dal 2018 al 2019), seguito dall’Asia-Pacifico (Apac) con il 5%. Europa, Medio Oriente e Africa (Emea) hanno registrato una crescita del 3%.

Quanti ai diversi comparti, l’assicurazione vita ha rappresentato il 45% dei premi globali nel 2019, con una crescita del 4,4% dal 2018 al 2019. L’assicurazione danni (P&C) è cresciuta del 4,7% dal 2018 al 2019, portando la propria quota di mercato al 31% dei premi globali.

Ma è l’assicurazione sanitaria il segmento che ha sperimentato il ritmo di sviluppo più serrato, toccando quota 26% dei premi assicurativi globali nel 2019, con il Nord America alla guida. Questo trend è dunque precedente allo scoppio della pandemia. Che sui diversi comparti sta avendo impatti differenziati: il più grave sull’assicurazione vita, che tornerà ai livelli del 2019 entro il 2022 o il 2023. Lo studio di McKinsey prevede invece un effetto negativo solo nel breve termine sul ramo danni, sia nei mercati maturi che in quelli emergenti, soprattutto nel 2020 e nel 2021. L’impatto maggiore sui premi è tuttavia previsto per l’assicurazione auto, con le chiusure e le misure di contenimento che hanno limitato fortemente la mobilità e causato un calo delle vendite di nuove auto e delle dimensioni delle flotte. In parallelo, la domanda di assicurazioni sanitarie private dovrebbe registrare un aumento a partire dal 2020, in particolare nelle aree geografiche in cui il prodotto non è obbligatorio.

Passando al fronte delle strategie di investimento delle compagnie, il sondaggio di Goldman Sachs evidenzia che gli assicuratori globali, a fronte di bassi rendimenti, spread creditizi ridotti ed elevate valutazioni azionarie, si stanno posizionando su attività più rischiose. «Anche se la pandemia ha colpito le compagnie di assicurazione, il settore è ben capitalizzato e si sta posizionando attivamente per la ripresa economica», secondo Michael Siegel, responsabile Globale Insurance Asset Management di Goldman Sachs. «Nonostante il livello di incertezza che stiamo ancora affrontando, stiamo vedendo gli assicuratori assumersi rischi maggiori e, con il miglioramento delle condizioni economiche, ricercano ulteriori opportunità lungo la curva del rischio». In particolare i rispondenti al sondaggio di Golman Sachs prevedono dunque di aumentare significativamente il rischio complessivo nei loro portafogli di investimento attraverso l’esposizione a private equity, prestiti societari del mid-market e debito infrastrutturale. La volatilità dei mercati, il rallentamento economico negli Usa e la pandemia globale sono le principali preoccupazioni degli investitori assicurativi per il 2021; ma essi continuano a vedere una potenziale reflazione in quanto si aspettano una crescita dell’inflazione nel breve termine, un continuo sell-off dei rendimenti obbligazionari e una crescita economica globale nel 2021.

Inoltre, Goldman Sachs rileva che per il quinto anno consecutivo sia aumentata l’integrazione dei fattori Esg nel processo d’investimento: l’integrazione ha riguardato l’83% degli assicuratori globali, rispetto al 32% di soli quattro anni fa. Dall’altro lato infine, rileva che sempre più compagnie stiano considerando gli investimenti nel cosiddetto Insurtech per migliorare la loro efficienza operativa. Insomma, sostenibilità e digitale sono le stelle polari del post Covid. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf