Dalla “forchetta milanese” al “punto romano”: cambiano i criteri per la liquidazione del danno non patrimoniale da morte

RC

Autore:  Marco Rossetti
ASSINEWS 331 – giugno 2021

1. Il capital e umano
Quanto vale la vita di un uomo, per i suoi cari? Nessuno l’ha mai saputo, ed ovviamente nessuno potrà stabilirlo mai. Certo, non sono mancati studi raffintaissimi per misurare quel che alcuni assicuratori chiamano il “capitale umano” (su cui ironizzò amaramente Paolo Virzì in un suo bel film di qualche anno fa).
Nel 1967 Rice e Cooper1, applicando il metodo prospettivo, determinarono il valore capitale della vita di un quarantenne americano in 102.614 dollari se bianco, 52.978 dollari se nero. Nel 2014 l’ISTAT ha pubblicato un corposo studio nel quale, oltre a riassumere i vari metodi per la determinazione del valore della vita umana, ha cercato di determinare il “capitale umano” del nostro Paese sia con riferimento alle attività lavorative, sia con riferimento a quelle extralavorative2.

Ne è emerso che il valore della vita d’una persona di sesso maschile sarebbe di 453.000 euro, e quello della vita d’una persona di sesso femminile sarebbe di 231.000. Nessuno di questi tentativi tuttavia è risultato utile nel settore della responsabilità civile, quando si tratti di stimare il danno non patrimonale sofferto dai prossimi congiunti d’una persona venuta a mancare per fatto e responsabilità altrui.
Troppe incognite, troppe variabili, troppe disparità di vedute tra gli studiosi. Soprattutto, quel che più rileva, troppa distanza tra gli scopi degli attuari e quelli dei giuristi.

I primi cercano di stabilire il “valore dell’uomo” per finalità di politica economica e valutare la più conveniente allocazione della spesa pubblica. I secondi hanno uno scopo ben diverso: quello a cui debbono dare un prezzo non è la vita di chi scompare, ma il dolore di chi resta, ed un dolore ben difficilmente si può misurare a prezzo di moneta.

2. Incertezze giurisprudenziali
Nondimeno, la triste operazione di monetizzare la perdita d’un affetto deve pur essere compiuta, giacché un risarcimento in forma specifica è impossibile, e l’unico mezzo a disposizione – a meno ovviamente di non voler ripristinare il taglione – non può che essere la compensazione in denaro3.
Tuttavia, la mancanza di parametri oggettivi per la stima di questo tipo di danno ha tradizionalmente generato cospicue oscillazioni tra le decisioni dei vari Tribunali, e ciò a sua volta aveva prodotto vari effetti indesiderabili: la disparità di trattamento tra le vittime, l’imprevedibilità delle decisioni e la conseguente renitenza delle parti a conciliare stragiudizialmente la lite, il forum shopping verso i Tribunali più “generosi”.

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