Attacco hacker all’oleodotto Colonial Pipeline: effetti a catena sul mercato dei carburanti

Uno dei principali oleodotti degli Stati Uniti, Colonial Pipeline, ha subito un attacco informatico: dopo essere stata presa di mira da un ransomware  la società che gestisce l’infrastruttura è stata costretta a sospendere le operazioni di distribuzione del carburante nella tarda serata di venerdì per evitare che l’attacco potesse avere effetti più gravi ed espandersi ulteriormente sulla rete informatica aziendale. E il blocco della distribuzione è arrivato alla conseguenza di far salire il prezzo del petrolio.

L’oleodotto gestito da Colonial Pipeline è uno dei più importati degli Stati Uniti, e trasporta sulla sua rete di 8.550 km il 45% del carburante proveniente dal Golfo del Messico e che dalle raffinerie del Texas è destinato alla East Coast, per una quantità di circa 2,5 milioni di barili al giorno, parti a 378 milioni di litri. Non si prevedono per il momento interruzioni nella catena di distribuzione per gli utenti finali, dal momento che a destinazione il carburante viene stoccato in serbatoi molto capienti, che non sono  per ora a rischio esaurimento.

La Colonial harichiesto assistenza a una società specializzata in cybersecurity per venire a capo dell’incidente e ha allertato tutte le agenzie federali competenti in materia.

L’incidente informatico rischia comunque di provocare un innalzamento dei prezzi della benzina al livello più alto degli ultimi sette anni.

Secondo i primi risultati delle indagini dietro all’attacco ci sarebbe il gruppo DarkSide, organizzazione criminale che sostiene di rubare fondi a grandi aziende e corporazioni per distribuirli a organizzazione benefiche.

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