Una manovra da Dopoguerra

di Luisa Leone e Andrea Pira

I ritocchi e le limature sono proseguiti fino all’ultimo momento. Anche per misure a costo zero. L’esempio è la la norma per dare facoltà alle quotate di prevedere l’emissione di azioni con voto plurimo. Una modifica alle attuali regole, pensata come incentivo per dissuadere le aziende a trasferirsi all’estero dove tale pratica è già prassi, e per rafforzare la presa degli azionisti di controllo contro scalate ostili. Prevista dalle prime bozze la norma era stata cancellata in una versione del testo circolata nel primo pomeriggio ed è poi rientrata in una seconda bozza diffusa poco prima dell’inizio del Consiglio dei ministri.
Ma non poteva essere diversamente per un intervento da 155 miliardi di liquidità, finanziato per 55 miliardi in deficit. Le linee portanti prevedono risorse per 3,25 miliardi sulla sanità. Altri 15 miliardi andranno agli ammortizzatori sociali, in un pacchetto lavoro che il premier Giuseppe Conte ha quantificato in oltre 25 miliardi. C’è l’allungamento della cassa integrazione, con l’Inps e non più le Regioni ad autorizzare quella in deroga, anticipandone il 40%. Per gli autonomi e i professionisti iscritti alla gestione separata Inps il decreto conferma il ristoro di 600 euro di indennizzo. «Ci riserviamo di integrarli con un ristoro fino a 1.000», ha poi aggiunto Conte. Nel dl è entrata alla fine anche la regolarizzazione dei migranti: per ottenere un permesso temporaneo si dovrà presentare un regolare contratto di lavoro stipulato nel 2019. A favore delle famiglie in difficoltà arriva il cosiddetto reddito di emergenza. Sarà erogato dall’Inps e potrà arrivare fino a 800 euro, per chi ha un valore dell’Isee inferiore a 15mila euro. Inoltre i percettori di Reddito di cittadinanza potranno accettare un lavoro temporaneo, senza perdere il beneficio.

Per le imprese ci saranno invece a disposizione 16 miliardi. Confermati i contributi a fondo perduto (6 miliardi) per le piccole aziende il cui fatturato ad aprile è crollato di due terzi rispetto al 2019. Così come i crediti d’imposta al 60% sugli affitti per le attività commerciali, misure per il turismo e la cancellazione del saldo acconto Irap di giugno (il taglio delle tasse ammonta 4 miliardi). Nello specifico, per il sostegno alle imprese si impostano tre binari diversi. Per le micro imprese, le partite Iva e i professionisti con fatturati fino a 5 milioni c’è appunto il meccanismo del fondo perduto, con aiuti pari a una percentuale tra il 20% e il 10% dei ricavi persi in aprile rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, in relazione inversa al fatturato con il primo scaglione che si ferma a un massimo di 400 mila euro e l’ultimo a 5 milioni. Per le medie imprese che abbiano lasciato sul terreno il 33% del fatturato il meccanismo inizialmente previsto per accompagnare le ricapitalizzazioni, sepolto dalle critiche di sovietizzazione dell’economia, è stato sostituito con la possibilità per le aziende tra 5 milioni e 50 milioni di fatturato di accedere a un credito di imposta del 20% dell’ammontare della ricapitalizzazione, ma con un tetto massimo su cui è calcolabile l’agevolazione di 2 milioni. Ma anche con la possibilità da parte di un apposito fondo gestito da Invitalia di sottoscrivere obbligazioni e altri titoli di debito a determinate condizioni.

Nel caso in cui si mantengano i livelli occupazionali o si investa in digitalizzazione o sostenibilità per i finanziamenti non saranno dovuti interessi. Per le imprese sopra i 50 milioni di fatturato potrà intervenire Cdp tramite un patrimonio dedicato (Patrimonio rilancio), con obbligazioni convertibili, finanziamenti o acquisto di azioni. In ogni caso vengono sostenuti gli aumenti di capitale delle imprese in difficoltà con appositi sgravi fiscali per le persone fisiche e le aziende e che vi investano e anche nuove norme per facilitarne e velocizzarne la deliberazione. Per convogliare il risparmio sull’economia reale, invece, vengono introdotti i nuovi Pir, che dovranno investire prevalentemente in non quotate e strumenti di debito, con soglia di investimento annuo a 150 mila per cui è garantita la detassazione dei capital gain. A disposizione dei Comuni ci sono invece 12 miliardi per i debiti con le imprese. Sempre per gli enti locali. Regioni e province autonome potranno fornire garanzie su prestiti alle aziende e tassi agevolati. Novità dell’ultima ora: la razionalizzazione delle procedure per mettere sul mercato gli immobili della Difesa, da alienare anche in blocco. Infine, il capitolo Fisco, con le novità del super Ecobonus e Sismabonus al 110%, con credito d’mposta cedibile a chi realizza i lavori e/o alle banche. Il meccanismo di cessione varrà anche per le ristrutturazioni edilizie agevolate oggi al 50%. Atteso il rinvio al 16 settembre di tutti i versamenti congelati a marzo e la possibilità di pagare il dovuto anche in quattro rate entro fine dell’anno. E il tentativo di dare un profilo più amichevole verso il contribuente all’Agenzia delle Entrate. (riproduzione riservata)

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