I Pir raddoppiano e investono nelle piccole imprese

Con il decreto legge Rilancio prende il via il Pir alternativo.Un nuovo tipo di piano individuale di risparmio che si propone di contribuire al rilancio del nostro Paese, puntando di più sul vero tessuto economico dell’Italia. Si tratta infatti di uno strumento costruito con l’obiettivo di far affluire risorse alle piccole e medie imprese anche non quotate, il cui accesso al capitale, oggi, per effetto dell’emergenza sanitaria, è ancora più complicato.
«Il Pir Alternativo è uno strumento parallelo e complementare ai Piani Individuali di Risparmio tradizionali, già sul mercato — spiega Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni — Si tratta di un prodotto che ha come oggetto d’investimento il segmento delle Pmi che aveva tratto minori benefici dai Pir tradizionali».
Gli alternativi si differenziano dai classici, per il maggiore peso in portafoglio delle imprese non quotate e per vincoli molto meno stringenti sugli strumenti d’investimento. Come si legge nell’articolo 136 del Dl, i nuovi Pir devono investire almeno il 70% del portafoglio direttamente o indirettamente, in strumenti finanziari, emessi da imprese anche non inserite negli indici Ftse Mib e Mid cap, purché con stabile organizzazione in Italia.
I neo nati Pir possono investire in qualsiasi strumento anche in quelli illiquidi (cioè in asset non facilmente vendibili come lo sono invece azioni e bond quotati) e che tipicamente finiscono nei portafogli di Eltif ( i nuovi fondi europei che investono nell’economia reale), fondi chiusi di private equity o fondi di private debt. I Pir alternativi possono investire nei crediti delle medesime imprese e nei prestiti a esse erogati, ma con il limite del 20% per singola impresa. Nei Pir classici il limite in queste strategie è del 10%.
«Gli alternativi, quindi — prosegue Galli — sono strumenti adatti a una clientela evoluta che dispone di adeguate competenze per comprendere il significato dell’investimento in un prodotto chiuso e sono disponibili a stare fermi per oltre cinque anni, il tempo indispensabile per beneficiare dell’incentivo fiscale e per godere dei ritorni che un prodotto prevalentemente esposto a titoli illiquidi può offrire».
Cambia anche il tetto dell’investimento, che sale a 150 mila euro all’anno fino a un massimo di 1,5 milioni in 10 anni (nei Pir classici il massimo investimento consentito in un anno è di 30 mila euro e 150 mila euro nel quinquennio).
Restano invariate le agevolazioni fiscali: esenzione dalla tassazione su utili, interessi, cedole e dividendi generati dall’investimento ed esenzione delle imposte di successione. Lo sconto fiscale è concesso solo se l’investimento è mantenuto per cinque anni, sia nei classici sia negli alternativi.
Patrizia Puliafito

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