Ecco il piano shock di Colao

di Gabriele La Monica MF-DowJones
Pace fiscale e piena deducibilità degli aumenti di capitale. Benefici fiscali per le aziende che centrano gli obiettivi di crescita dimensionale. Creazione di un fondo di sviluppo pubblico e modifica delle procedure fallimentari. Sono solo alcuni dei punti al vaglio della Task force guidata da Vittorio Colao candidati a essere contenuti nel documento che verrà illustrato al governo entro i primi di giugno con le linee guida per il piano di rilancio dell’economia dell’Italia con proiezione al 2022. Si tratta di riflessioni per la ripresa e per la crescita, effettuate nella consapevolezza di alcuni elementi che caratterizzano il nostro Paese.
Le imprese hanno dimensioni decrescenti e in generale inadeguate a fronteggiare la competizione internazionale. Pensare di sostenerle esclusivamente con la leva fiscale, ragiona il Comitato nella bozza di documento che MF-Dow Jones e MF-Milano Finanza hanno potuto visionare, è improponibile, considerati il rapporto debito pubblico/pil e la spesa corrente della Pa. Le famiglie italiane dispongono di risorse importanti, ma anche lo Stato e le entità locali hanno ingenti risorse reali e finanziarie. È impossibile chiedere uno sforzo ulteriore al sistema bancario, già troppo esposto al rischio Italia.
Ultimo, ma non meno importante fattore di debolezza del nostro sistema industriale, è il nanismo delle imprese che aumenta la rigidità finanziaria, soprattutto delle pmi, tipicamente legata alle risorse delle famiglie e delle banche. Nel nostro Paese, infine, ragionano gli esperti di Colao che rispondono direttamente al premier Giuseppe Conte, le crisi durano più a lungo, con maggiore danno per i creditori e con costi assai elevati, rispetto ai paesi con i quali ci confrontiamo. Un rischio cresciuto esponenzialmente per effetto delle conseguenze del lockdown.
Sulla base di questi elementi sono state elaborate tre proposte rispettivamente per imprese e crescita; sostegno dell’economia attraverso il Fondo per lo Sviluppo e gestione delle crisi.

Imprese. Il vecchio assunto degli imprenditori italiani secondo il quale piccolo è bello è destinato a diventare parte del passato. Infatti secondo i tecnici della Task force per le imprese e gli imprenditori l’imperativo categorico del prossimo futuro è quello della crescita che dovrà passare per ricapitalizzazioni, m&a, investimento e innovazione. Gli incentivi useranno molto la leva fiscale.
Entrando nel dettaglio delle misure che verranno proposte, c’è la possibilità di dedurre dalle tasse in un periodo di otto anni gli aumenti che verranno effettuati, al netto delle cedole, cui potrebbe aggiungersi una pace fiscale di tre anni. La deducibilità fiscale è l’arma che si studia per incentivare operazioni di m&a o investimenti mirati alla crescita interna e all’innovazione. Per i primi si pensa alla deducibilità degli avviamenti in 10 anni e per i secondi una deducibilità al 120%. Grossa attenzione agli investimenti che saranno effettuati in Ricerca e sviluppo che potranno avere una deducibilità al 200%. La spesa dovrà essere ovviamente documentata e verificata, magari dagli organi di controllo aziendale.
La crescita delle aziendale verrà premiata, scrivono sempre i tecnici del Comitato nella bozza, soprattutto in quei settori dove la dimensione è cruciale per la competitività. E anche in questo caso con stimoli molto innovativi. Saranno utilizzati tre parametri europei: dipendenti, attivo e fatturato. Le imprese che in tre anni raggiungeranno il primo quartile di crescita delle imprese del settore verranno ricompensate con un taglio del 25% dell’aliquota fiscale per il biennio successivo.

Fondo per lo sviluppo. Il sostegno all’Economia dovrebbe passare attraverso la creazione di un Fondo per lo sviluppo che avrà una dotazione di capitale compresa fra 100 e 200 miliardi di euro. Lo Stato, le regioni, le province, i comuni conferiranno al Fondo immobili, partecipazioni in società quotate e titoli. Esattamente quanto Milano Finanza sostiene da tempo. Secondo quanto si apprende verrà poi sondata anche la possibilità di attingere a parte delle riserve auree di Bankitalia. È previsto che il fondo venga gestito da Cdp. La sue quote dovrebbero essere messe a garanzia dei crediti erogati alle imprese e dunque assegnate alle banche e vendute agli investitori internazionali o alla stessa Bce. Le somme raccolte è previsto che vengano investite da Cdp nell’industria 4.0 e nelle imprese ad alto tasso di crescita che saranno identificate fra quante avranno aderito alle proposte loro riservate. In sostanza, i denari saranno offerti alle aziende che avranno investito in ricapitalizzazione, m&a e innovazione. I tecnici non escludono inoltre che, a tendere, la quote del fondo possano essere vendute anche al retail.

Gestione delle crisi. La crisi genererà una quantità esorbitante di ricorsi alla legge fallimentare. Secondo alcune stime che circolano al tavolo della Task force le procedure nel prossimo anno potrebbero essere anche 300 mila, una cifra che farebbe entrare in crisi i tribunali. Anche in questo caso si pensa a un percorso innovativo, Per le imprese maggiori sarà proposto il congelamento dei debiti e la nomina di una terna di esperti che avranno pieni poteri e che saranno nominati dal Tribunale su indicazione dei creditori ed, eventualmente, sentendo anche l’imprenditore. Entro 30 giorni dovranno presentare un programma di prima riorganizzazione e di tamponamento dell’emorragia mentre al massimo entro sei mesi dovranno chiudere la procedura e quindi effettuare il turnaround, cessione o fusione o liquidazione dell’impresa. Il compenso sarà in larga parte legato al successo che a sua volta sarà misurato in termini di raggiungimento degli obiettivi. Tanto più gli obiettivi sono raggiunti in tempi brevi, tanto più elevato sarà il compenso degli esperti. Per le Pmi la procedura sarà la stessa procedura con un solo capo azienda, con identici tempi e modalità di remunerazione. (riproduzione riservata)
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