Pensioni da export

Vavassori (Amundi) evidenzia che l’introduzione dei Piani previdenziali comunitari (Pepp) permetterà alle sgr italiane di esportare i propri fondi
di Carlo Giuro

Tra i diversi profili di criticità legati al coronavirus c’è anche quello legato all’impatto sul pil dell’Italia che, va ricordato, è il fattore di rivalutazione chiave del montante contributivo. Diventa allora ancora più importante, con una pensione di base prospetticamente meno adeguata di quanto si auspicherebbe, il ruolo della previdenza complementare. Come spiega Nadia Vavassori, head of Business Unit Pension Savings Funds di Amundi Sgr.
Domanda. Al momento le adesioni non sono ancora ad un livello ritenuto adeguato rispetto al bisogno. Secondo voi come favorire un maggior livello di inclusione?
Risposta. Le adesioni ai fondi pensione complementari sono in realtà caratterizzate da un aumento che, sebbene lento, è costante. Purtroppo allo stato attuale non provengono dal segmento sociale che più ne avrebbe bisogno, ovvero da coloro che hanno davanti a sé ancora 20/30 anni di lavoro. Infatti, quelli che attivano un piano previdenziale per loro stessi, per i figli o i nipoti, sono per lo più lavoratori di età compresa tra i 45 e i 60 anni. Attirare i giovani è molto difficile, per un problema più generale di difficoltà di risparmio dovuta a lavori discontinui e con basse retribuzioni. Non riconosco invece, osservando le adesioni al nostro fondo pensione aperto, un disequilibrio di genere: le donne come gli uomini attivano la previdenza complementare riconoscendone sia la funzione principale di integrazione della pensione di primo pilastro, come già detto, sia il vantaggio fiscale di cui gode il sottoscrittore nella fase di accumulo e di decumulo; non da ultimo, ne individuano anche le caratteristiche di investimento performante nel medio lungo periodo.
D. Che ruolo può avere l’educazione previdenziale?
R. L’educazione previdenziale deve sempre di più essere concepita come un’educazione alla cura di sé, del proprio benessere e del mantenimento del proprio stile di vita nel tempo, a beneficio peraltro anche del nucleo famigliare. La consapevolezza dell’importanza di questo strumento dovrebbe stimolare ogni soggetto potenzialmente in target a disegnare un ciclo di vita del risparmio tailore-made in cui la previdenza complementare è uno dei pilastri.
D. Che impatto hanno gli adeguamenti alla direttiva Iorp 2 e alla direttiva Shareholder rights?
R. I prodotti di previdenza italiani e soprattutto i fondi pensione aperti, grazie agli interventi fatti da Covip negli anni passati in termini di trasparenza verso gli iscritti e dalle autorità di settore, possono vantare modelli di controllo e presidio dei rischi finanziari ben strutturati e anzi anticipatori delle regole che il legislatore comunitario ha mutuato. Per quanto riguarda la direttiva Shareholder rights, Amundi ha un approccio di engagement propositivo con le società: secondo la propria voting policy, partecipa alle assemblee ed esprime il suo giudizio accompagnando le aziende in un percorso virtuoso, in linea con la svolta Esg del gruppo che verrà completata entro il 2021.
D. Quali effetti può avere sul mercato italiano l’introduzione del Pepp, i piani pensionistici europei?
R. L’introduzione dei Peep a livello europeo potrebbe rappresentare uno dei primi progetti veramente trasversali e proprio per questo richiede un coordinamento assoluto nel rispetto delle normative di ciascun Paese, ancora molto diverse tra loro sia sul piano fiscale che previdenziale. I Pepp andranno in termini generali a coprire l’offerta previdenziale cross border per il singolo individuo introducendo alcune garanzie, per esempio costi calmierati, lifecycle, che al momento sono appannaggio quasi esclusivamente delle forme previdenziali definite occupational, ovvero quelle messe in atto dalle aziende per i propri dipendenti. Dico quasi esclusivo in quanto SecondaPensione, non prevedendo differenziazioni tra adesioni collettive e individuali, è uno dei pochi fondi pensione che anticipa e fa suo il modello previsto dai futuri Pepp. Si può pertanto dire che il mercato previdenziale nazionale sia già ben strutturato per raccogliere questa ulteriore apertura comunitaria. Ritengo quindi che non ci sia motivo per temere l’ingresso dei Pepp in Italia e al tempo stesso che si possa pensare di esportare all’estero i nostri prodotti previdenziali che otterranno la qualifica di Pepp.
D. Come si articola la vostra offerta?
R. Amundi Sgr ha lanciato due fondi pensione aperti, SecondaPensione nel 1999 e CorePension nel 2018. SecondaPensione nasce sulla scorta dell’expertise della casa madre in Francia, Paese in cui la previdenza complementare è da sempre obbligatoria. Ad oggi conta 80 mila aderenti, mille aziende che lo utilizzano come strumento di welfare aziendale e un patrimonio di quasi 2 miliardi di euro. SecondaPensione è un prodotto semplice nella struttura, molto flessibile nella composizione del portafoglio e con un profilo di costi contenuto avendo investito in servizi e consulenza sin dalla sua nascita e avendo intrapreso la strada della digitalizzazione già da molti anni fa. SecondaPensione vanta infatti l’attivazione per primo della modalità di adesione on line paperless e una App dedicata ai clienti per la rendicontazione e la gestione dell’operatività. Nel 2019 alla gestione di tutti i suoi cinque comparti è stata integralmente applicata la metodologia sviluppata in Amundi per i portafogli socialmente responsabili ed è così divenuto il primo fondo pensione aperto Esg nel Paese. CorePension è nato invece nel 2018, ispirandosi a SecondaPensione, per completare l’offerta d’investimento di FinecoBank che lo distribuisce in esclusiva. (riproduzione riservata)

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