Il patrimonio di Inarcassa supera gli 11,4 miliardi

Simona D’Alessio
Il patrimonio netto detenuto da Inarcassa (Ente previdenziale e assistenziale privato degli ingegneri e degli architetti) oltrepassa la soglia degli 11,4 miliardi di euro nel 2019, anno nel quale l’avanzo economico realizzato ammonta a 805,9 milioni, cifre cui ha concorso la modalità di amministrazione dei beni, che «fa registrare un rendimento lordo contabile pari al 4,86%». E, sempre al 31 dicembre dell’anno passato, l’Ente ricevere un gettito contributivo dell’importo di più di 1,1 miliardi, a fronte di prestazioni erogate del valore di 734 milioni, restituendo «un saldo della gestione previdenziale in aumento, dopo due anni consecutivi di variazioni negative». A darne notizia lo stesso Ente pensionistico, a seguito del via libera di ieri, da parte del Comitato nazionale dei delegati, al bilancio consuntivo per l’esercizio 2019; i numeri del documento, in particolare la performance finanziaria, viene messo in luce, rappresentano «garanzie reali per il futuro previdenziale, non soltanto dei giovani che si affacciano alla libera professione di architetto e di ingegnere, ma anche di tutti coloro che si son lasciati alle spalle la prima metà della propria vita lavorativa». Un’attività, quella dei 168.501 associati ad Inarcassa, che sta decisamente guadagnando terreno, soprattutto sul fronte delle entrate conseguite: come anticipato da ItaliaOggi dell’8 maggio 2020, infatti, vi è stato un incremento del «6,3%» per i redditi medi dichiarati nel 2019 dagli 88.734 architetti e dai 79.767 ingegneri della platea; uno scenario commentato dal presidente dell’Ente Giuseppe Santoro, secondo cui si è «ancora al di sotto dei livelli pre-crisi», però la media di 27.485 euro (34.128 degli ingegneri, 21.406 degli architetti) dimostra come «le distanze si vadano riducendo, con diversi indicatori incoraggianti» nell’anno trascorso. È, però, alto il timore, dice, che «i sacrifici fatti fino ad oggi possano esser messi a rischio dai gravissimi effetti della pandemia» con cui stiamo facendo i conti. Ecco perché Santoro sostiene di guardare «con estrema attenzione e fiducia alle scelte che il governo adotterà per traghettare l’Italia in una ripresa rapida e concreta, capace di riportare il Paese ai livelli raggiunti, seppure con fatica, nel 2019».
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