Danni da interruzione di attività: Axa France condannata a risarcire proprietario di ristorante

Il Tribunale commerciale di Parigi si è pronunciato sul rifiuto di Axa France di compensare i danni da interruzione di attività del ristoratore Stéphane Manigold. Una decisione sfavorevole all’assicuratore francese che potrebbe diventare un punto di riferimento.

Il tribunale ha stabilito l’indennizzo al proprietario del ristorante per i danni da interruzione di attività in uno dei suoi quattro locali per un periodo di due mesi.
Calcolate sul margine lordo, le perdite di esercizio che Axa France dovrà pagare a Stéphane Maniglod ammonterebbero a “circa 70.000 euro per un ristorante e, per estensione, più di 1 milione di euro nel periodo per tutti i miei stabilimenti”, ha detto il ristoratore in una conferenza stampa.

Nel provvedimento provvisorio, al quale il settimanale francese L’Argus ha avuto accesso, si precisa che Axa France dovrà pagare “a titolo di accantonamento di 45.000 euro a SAS Maison Rostang” nonché “la somma di 5.000 euro ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile”. Il tribunale ha inoltre nominato un perito legale per determinare l’importo preciso del risarcimento. La decisione del tribunale è di esecuzione provvisoria.

Axa France “prende atto della decisione del giudice” e sottolinea che “il disaccordo sull’interpretazione della clausola di interruzione dell’attività nel contratto del sig. Manigold persiste, e sarà oggetto di un dibattito sul merito che non ha potuto avere luogo davanti al giudice in camera di consiglio. Riteniamo, infatti, che le perdite derivanti dal divieto di ammissione del pubblico non siano garantite dal contratto in esame. Solo una sentenza che risolva il dibattito sul merito ci permetterà di giungere a una serena interpretazione del contratto”.
Di conseguenza, Axa conferma che “farà ricorso contro la decisione”.

La clausola “Perdite di esercizio e costi aggiuntivi” delle condizioni speciali del contratto stipulato dal ristoratore stabilisce che questa “garanzia si estende alla chiusura amministrativa imposta dalle forze dell’ordine o dai servizi sanitari o di sicurezza“. La garanzia è esclusa quando la chiusura è la conseguenza di una violazione volontaria delle norme”. In questo caso, l’assicuratore ritiene che il Ministro della Solidarietà e della Salute non abbia il potere di ordinare la chiusura amministrativa. L’articolo L.3131-1 del Codice della sanità pubblica conferisce al Ministro il potere di polizia in caso di crisi sanitaria. Di conseguenza, la polizza dovrebbe coprire l’evento.

L’assicurazione contro l’interruzione dell’attività è concepita per compensare le aziende che subiscono un calo delle vendite perché costrette a chiudere o a rimanere inattive. Spesso risponde a danni alle cose come gli incendi, ma in alcuni casi può funzionare “senza danni”. E’ proprio il caso di questo, che prevedeva una estensione in caso di chiusura amministrativa “imposta dalla polizia o dai servizi sanitari e di sicurezza”. Per AXA, l’idea alla base di questa estensione era di coprire il caso in cui il ristorante fosse “chiuso”, obbligato, per ordine di un prefetto, a chiudere per mancato rispetto delle norme di salute e sicurezza. Questo non ha nulla a che vedere con il lockdown imposto dal governo alla maggior parte delle imprese da metà marzo. Secondo AXA, il lockdown non ha imposto una chiusura totale e non impedito al ristorante di mantenere la sua attività effettuando le consegne.

Axa nel difendere la sua scelta di non indennizzare il suo cliente, sostiene inoltre: “Non possiamo derogare al principio stesso dell’assicurabilità di un rischio che si basa sulla mutualizzazione e sulla contingenza. Per quanto riguarda una pandemia, a causa della sua natura sistemica e globale, impedisce qualsiasi mutualizzazione, poiché l’intera popolazione ne è colpita allo stesso tempo. Inoltre, quando un governo decide di chiudere aziende, ristoranti e negozi, non si può parlare di rischio”.

Nel merito, l’ordinanza provvisoria del 22 maggio 2020 sembra contraddire le argomentazioni di Axa. La corte respinge il dibattito sull’assicurabilità o meno di una pandemia. “Questo dibattito, per quanto interessante e su cui le opinioni divergono, non ci riguarda”, ha detto. Egli ritiene che Axa “non si basa su alcuna disposizione legale di ordine pubblico che menzioni la natura non assicurabile di una conseguenza di una pandemia. Spettava quindi ad Axa escludere convenzionalmente questo rischio. Tuttavia, questo rischio di pandemia non è escluso dal contratto firmato tra le due parti”.

Per quanto riguarda la chiusura amministrativa, anche in questo caso il tribunale contesta la lettura fatta da Axa France su almeno due aspetti. Il primo per quanto riguarda il contratto: “Axa France IARD sostiene che l’applicazione della clausola di chiusura amministrativa deve avere come fatto operativo il precedente verificarsi di un evento garantito per quanto riguarda la perdita di esercizio. Questa affermazione non è supportata da alcun riferimento contrattuale”, sostengono i magistrati. Né le condizioni speciali né l’inserto del broker Satec lo menzionano esplicitamente, secondo il tribunale.
La seconda sull’autorità all’origine della chiusura: “Che sia il prefetto o il ministro, nel diritto francese, in entrambi i casi si tratta di una decisione amministrativa e non vi è alcuna esclusione contrattuale per il ministro”.

Axa ha dichiarato che solamente un piccolo numero dei suoi clienti nel settore dell’hospitality risulta coperto da perdite legate a Covid – 19, avendo acquistato una polizza speciale, mentre la maggior parte degli assicurati non disponendo di copertura per questo rischio, non potrebbero chiedere di essere indennizzati.

Se tutte le perdite correlate a Covid-19 fossero ritenute coperte da assicurazione, gli assicuratori francesi dovrebbero provvedere a circa 20 miliardi di euro al mese, secondo le stime del settore.

Questa clamorosa decisione potrebbe costituire un precedente e portare alla compensazione delle perdite di esercizio di circa 55.000 imprese del settore alberghiero e della ristorazione? Un’ipotesi su cui Stéphane Manigold non ha dubbi. “Era un contratto stipulato con il broker Satec. Penso che tutti i contratti di questo broker salveranno molte aziende e molti dipendenti. Axa ha chiamato tutti i proprietari dei ristoranti lunedì proponendo il 20% del loro fatturato al lordo delle imposte con un tetto massimo di 4 mesi con l’impossibilità di esercitare un appello”.

Intanto, il governo francese deve preparare a difendersi da un diluvio di denunce presentate alla Cour de Justice de la République: dall’inizio della quarantena sono 71, soprattutto contro il ministro della sanità Olivier Véran e Agnés Buzy che l’aveva preceduta alla guida del dicastero. Macron ne ha ricevuto solo 4 forse perché durante il suo mandato presidenziale gode dell’immunità. A presentare e denunce vi sono medici, studenti che hanno lavorato nei seggi elettorali del primo turno delle amministrative, parenti di persone decedute per il Covid-19 e semplici cittadini.

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