Class action sulla sanità

L’emergenza Covid-19 rischia di aprire un forte contenzioso contro medici e ospedali
di Roberto Miliacca

Oggi, dopo quasi due mesi di lockdown, si apre la fase due anche per i tribunali italiani. Che potranno «riaprire» le porte delle proprie aule, seppure con il rispetto di rigorosi standard di sicurezza, e, comunque, cercando di proseguire il più possibile con lo svolgimento di una buona parte delle proprie udienze in teleconferenza. In questi due mesi di sospensione dei termini processuali si è parlato spesso di giustizia, soprattutto per cercare di capire come dovranno lavorare, nei prossimi mesi, magistrati e avvocati. Talvolta si è affrontato il tema giustizia perché sta crescendo il fronte di coloro che ritengono possibile un nuovo filone di contenzioso legato al tema della responsabilità del personale medico-sanitario e delle strutture sanitarie nella gestione dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Da molte parti si parla per esempio di possibili class action per le vicende legate alla propagazione del virus all’interno delle Rsa, e per la conseguente perdita della vita di molti dei degenti in esse ospitati. Gli avvocati esperti di diritto sanitario e di diritto delle assicurazioni che Affari Legali ha sentito questa settimana sono incerti sul fatto che questo contenzioso possa avere qualche possibilità di avere successo, ma soprattutto rilevano come il settore sanitario sia comunque ancora più esposto a causa della mancata attuazione di una buona parte della legge 24/2017, meglio nota come legge Gelli-Bianco, sulla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. L’emergenza Covid-19, in assenza delle linee guida alle quali parametrare la diligenza dei professionisti sanitari, lascia alla magistratura il compito di soppesare gli interessi in gioco.

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