Dall’Inps chiarimenti sulle due nuove misure per il risparmio della spesa previdenziale
Frutto della perequazione e del ticket sopra i 100 mila
di Daniele Cirioli

A giugno doppio taglio alle pensioni. Sugli assegni del prossimo mese, infatti, l’Inps recupererà la rivalutazione attribuita nei mesi da gennaio a marzo, ma non dovuta (sono interessate solo le pensioni sopra 1.523 euro lordi mensili, circa 1.200 netti), e la prima di tre rate del ticket (tra 15 e 40%) dovuto da gennaio a maggio sulle pensioni sopra 100 mila euro lordi annui, c.d. d’oro. A spiegarlo è lo stesso Inps nel messaggio n. 1926/2019. Le due misure, entrambe per la riduzione della spesa pensionistica, sono state introdotte dalla legge bilancio 2019 (legge n. 145/2018).
Rivalutazione più leggera
La prima misura riguarda la perequazione delle pensioni. La novità è arrivata quando l’Inps aveva già predisposto i mandati di pagamento delle pensioni dell’anno 2019 (a dicembre dello scorso), per cui le nuove regole sono state messe in atto a partire da aprile (si veda ItaliaOggi del 23 marzo scorso), lasciando in sospeso il recupero dei primi tre mesi. Come annuncia il messaggio in esame, il recupero avverrà in unica soluzione sulla rata di giugno. Con la nuova perequazione, si ricorda, nulla cambia per le pensioni fino a 1.500 euro lordi mensili (circa 1.200 netti), cioè quelle che arrivano fino a tre volte il minimo Inps, per le quali l’incremento di rivalutazione pari all’1,1% è riconosciuto per intero. L’effetto è praticamente insignificante per le pensioni tra tre e quattro volte il minimo (cioè fino a circa 2.030 euro lordi al mese, circa 1.550 netti) che si vedono riconoscere il 97% dell’Istat. Al di sopra di tale soglia, invece, la rivalutazione inizia a calare gradualmente, prima al 77%, poi al 52, al 47 e al 45 per arrivare infine al 40% sulle pensioni sopra i 4.061 euro lordi mensili. La riduzione interessa tutte le pensioni dirette, fatta eccezione di quelle interamente calcolate con il metodo «contributivo». Sono inoltre fuori dal taglio le pensioni corrisposte alle «vittime del dovere e del terrorismo», le pensioni erogate ai superstiti e quelle d’invalidità.
Il ticket sulle pensioni d’oro
Ben più consistente è il taglio che scaturisce dal ticket sulle pensioni d’oro. In poche parole, i pensionati che intascano più di 100 mila euro lordi, anche cumulando più di una pensione, devono rinunciare, per il quinquennio 2019/2023, a una quota del proprio assegno il cui importo varia tra il 15 e il 40%. L’Inps ha illustrato la novità, ma non ancora aveva dato il via libera alla trattenuta (si veda ItaliaOggi dell’8 maggio scorso). Nel messaggio di ieri spiega di aver proceduto alle operazioni di calcolo e, in particolare, a:

calcolare la riduzione mensile;

ripartirla in misura proporzionale sulle pensioni interessate;

calcolare il conguaglio per il periodo gennaio-maggio ovvero, per le pensioni decorrenti da quest’anno, dalla data di decorrenza fino al 31 maggio;

impostare il recupero del debito in tre rate, sulle mensilità di giugno, luglio e agosto;

ridurre corrispondentemente l’imponibile fiscale delle pensioni, su base mensile e annua.
Si ricorda che le pensioni interessate sono quelle a carico del fondo dei lavoratori dipendenti (Ago), delle gestioni speciali lavoratori autonomi, forme sostitutive, esclusive ed esonerative, nonché quelle della gestione separata; mentre sono escluse le pensioni d’invalidità, quelle ai superstiti, quelle a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche, nonché le pensioni liquidate dalle casse professionali. A seguito della riduzione, la pensione non può comunque risultare complessivamente inferiore a 100 mila lordi annui.

Fonte: