Intesa Sanpaolo e Azimut si alleano per una partnership commerciale. Si tratta di un’offerta integrata di servizi che vanno dall’execution al post trading, grazie alle sinergie presenti all’interno della divisione Corporate e investment banking. Il primo cliente strategico a usufruire del servizio abbinato all’attività di ricezione e trasmissione di ordini è, appunto, Azimut Capital Management sgr, società del gruppo Azimut che integra in Italia la gestione degli asset e l’attività di consulenza finanziaria in un’unica realtà. Il progetto vede la collaborazione delle strutture della direzione Global transaction banking e di Market hub, piattaforma di brokeraggio di Banca Imi. Il servizio, rivolto alla clientela istituzionale italiana ed estera, prevede l’offerta integrata delle attività di execution, clearing, settlement e custody attraverso un unico apparato contrattuale di full services.
Un disegno di legge per ampliare gli strumenti di welfare riservati ai lavoratori autonomi che preveda anche un ammortizzatore sociale universale, finalizzato all’eventuale sostegno ai professionisti nei periodi di forte riduzione del reddito. È quanto annunciato ieri dalla Consulta sul lavoro autonomo e le professioni istituita presso il Cnel.

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  • Risparmiatori in fuga dai Pir più riscatti che versamenti
Ormai è ufficiale: la raccolta netta dei Pir — i Piani individuali di risparmio — è passata dai fasti di un anno fa al segno meno. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, i Pir, che consentono forti risparmi fiscali se tenuti per almeno cinque anni, hanno registrato riscatti superiori ai versamenti per 2,2 milioni. Una cifra contenuta, in apparenza, che si confronta con una raccolta già in forte frenata nel quarto trimestre del 2018, quando il bottino netto era stato positivo per soli 162,7 milioni. I “colpevoli”, secondo i responsabili del settore: i nuovi vincoli di investimento dei Pir, annunciati alla fine dell’anno scorso e diventati operativi con i decreti attuativi dello scorso 9 maggio, che impongono di investire almeno il 3,5% del patrimonio in società quotate sull’Aim (e solo a certe condizioni) e altrettanto in fondi di venture capital. Così da inizio anno l’industria dei fondi ha sospeso la sottoscrizione di nuovi Pir in attesa dei decreti; ora che esistono, nella forma temuta, il blocco da temporaneo si sta trasformando in permanente e il potenziale flusso di raccolta verrà alimentato solo dai versamenti sui Pir sottoscritti in precedenza (il tetto è di 30 mila euro all’anno per cinque anni). Il coniglio tirato fuori dal cilindro, su cui ora puntano molto i gestori, si chiama Eltif. Sono fondi chiusi e illiquidi, che devono riservare almeno il 70% del patrimonio a strumenti finanziari (non solo azioni) emessi da Pmi. Sono indirizzati anche alla clientela retail e possono essere venduti in Italia dal febbraio 2018. Eurizon (gruppo Intesa) ha fatto da rompighiaccio, ma finora il successo di questi strumenti è stato molto basso. La novità recentissima è che è stato presentato un emendamento al decreto Crescita, che prevede le stesse esenzioni dai capital gain previste per i Pir e in più allarga i vantaggi fiscali alle deduzioni Irpef/Ires (quindi anche per le persone giuridiche).

  • Il passaggio dai principi Ias crea una riserva indisponibile
La legge 41/2019, che si occupa delle misure derivanti dalla Brexit, conferma il contenuto del Dl 22/2019 con riferimento agli interventi in materia di principi contabili internazionali Ias/Ifrs. In particolare, l’articolo 19 quater interviene sul Dlgs 38/2005 relativo all’esercizio delle opzioni previste dal regolamento 1606/02 in materia di principi contabili internazionali. La novità più rilevante è costituita dal nuovo articolo 7 bis che disciplina gli effetti contabili connessi con il passaggio dagli Ias/Ifrs alla normativa nazionale: tale passaggio è consentito, alle imprese i cui titoli non sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato, dall’articolo 2-bis del Dlgs 38/2005.
  • Alla Consulta il nuovo reato di lesioni personali stradali
Era fra i reati per i quali si sarebbe dovuto procedere solo su querela di parte e invece è rimasto procedibile d’ufficio. Per questo sulle lesioni personali stradali, introdotte poco più di tre anni fa dalla legge 41/2016 assieme all’omicidio stradale, il Tribunale di Milano (Quinta sezione penale, ordinanza del 24 maggio) ha sollevato questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. I dubbi riguardano solo l’ipotesi in cui le lesioni derivino da un’infrazione “comune” al Codice della strada (nel caso dell’ordinanza, una mancata precedenza) e non da violazioni gravi come quelle su alcol o droga. Situazioni «prive – si legge nell’ordinanza – di quel peculiare disvalore che caratterizza le condotte di guida più azzardate e pericolose» e in cui per soddisfare le esigenze di risarcimento della vittima (e contemperarle col diritto di imputati accusati di fatti non gravi) può bastare la polizza Rc auto, che è obbligatoria. Anzi, quando c’è un processo il risarcimento diventa più lento. Ma per il giudice di Milano la legge 103/2017 si riferiva a infermità precedenti al sinistro (e il pm ha aderito a questa tesi). Di qui la questione di legittimità per possibile violazione all’articolo 76 della Costituzione (quello sulla delega legislativa).
  • Big data e 5G saranno la chiave per il controllo in tempo reale
Analisi dello stile di guida, consumo carburante e manutenzione predittiva. Oggi la telematica a bordo è diventata un prezioso alleato per i fleet manager delle grandi aziende ma anche per i parchi auto delle piccole imprese. La progressiva diffusione delle scatole nere, sempre più spesso installate dai produttori o dalle società di noleggio a lungo termine, sta contribuendo alla creazione di “big data” provenienti dai veicoli. Dati che, se analizzati correttamente e preventivamente, permettono di migliorare i servizi e creare soluzioni su misura di un parco auto o di un driver. Al di là delle diverse tecnologie a bordo, però, la vera rivoluzione è la connettività che con il 5G o con il WiFi – se la Ue sceglierà, come sembra orientata, questa tecnologia di rete – porterà a un incremento dei servizi digitali per l’automotive, soprattutto nel mondo aziendale. Già oggi i numeri sono importanti: secondo una ricerca di Bain & Company e commissionata da Aniasa, l’associazione confindustriale dei servizi di mobilità, il mondo legato all’auto connessa vale oggi più di 60 miliardi di euro a livello globale. In previsione poi, spiega la ricerca, c’è una crescita a tripla cifra (+260%) nei prossimi otto anni. Già i dispositivi attuali permettono di scambiare dati diversi sui guidatori (stile di guida, percorsi preferiti, punti di interesse), sul veicolo (pressione pneumatici, stato del motore, livello olio), fino a quelli ambientali (pioggia, traffico).

Dopo il calo di fine 2018, continua la tendenza all’aumento dei prezzi dei programmi di assicurazione danni delle grandi imprese nei primi mesi del 2019. E la tendenza dovrebbe continuare in occasione dei rinnovi, secondo un’indagine de Les Echos presso i broker, soprattutto negli USA e nelle zone più a rischio di catastrofi naturali.