RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 22/05/2019

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Utile più che raddoppiato per Allianz Bank Financial Advisors (Abfa), la banca-rete di consulenti finanziari e private banker controllata da Allianz Spa, presieduta da Marcello Messori e guidata da Paola Pietrafesa. Il bilancio 2018 si è chiuso con un profitto di oltre 9 milioni di euro (di cui 8 milioni erogati come dividendo alla controllante) rispetto ai 4,3 milioni dell’esercizio precedente, a fronte di un totale di attività salito da 4,5 a 5,3 miliardi e pur con un margine d’intermediazione diminuito da 13,8 a 9,5 milioni. La banca-rete, forte di oltre 2mila 300 consulenti, ha raccolto durante l’anno 217 milioni nel gestito, oltre un miliardo di prodotti bancari e 1,5 miliardi nel vita mentre gli asset under management, pari a 43,2 miliardi come a fine 2017, sono divisi tra 15,2 miliardi nel gestito, 21,6 miliardi nel vita e 6,4 miliardi nei prodotti bancari.

Intesa Sanpaolo vita ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 159,9 milioni di euro, in calo del 21,7% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il contributo sul risultato della capogruppo è di circa il 10%.
La produzione lorda è diminuita del 31,4% a 5,55 miliardi, mentre gli investimenti sono cresciuti del 3,6% a 158 mld. Le masse in gestione sono salite del 3,3% a 153,67 miliardi, il patrimonio netto è aumentato del 3,5% a 5,52 mld e il requisito di solvibilità si è attestato al 195%.
A giugno doppio taglio alle pensioni. Sugli assegni del prossimo mese, infatti, l’Inps recupererà la rivalutazione attribuita nei mesi da gennaio a marzo, ma non dovuta (sono interessate solo le pensioni sopra 1.523 euro lordi mensili, circa 1.200 netti), e la prima di tre rate del ticket (tra 15 e 40%) dovuto da gennaio a maggio sulle pensioni sopra 100 mila euro lordi annui, c.d. d’oro. A spiegarlo è lo stesso Inps nel messaggio n. 1926/2019. Le due misure, entrambe per la riduzione della spesa pensionistica, sono state introdotte dalla legge bilancio 2019 (legge n. 145/2018).

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  • Salvatore Rossi “Berlino ci ha ostacolato nel salvare le nostre banche”
Nel 1976 il ventisettenne barese Salvatore Rossi, laureato in Matematica con una tesi su “Equazioni del trasporto di neutroni”, entra per concorso alla Banca d’Italia ed è subito destinato alla Vigilanza nella sede milanese. Quarantatré anni dopo, il 9 maggio scorso, Rossi, nel frattempo diventato direttore generale della Banca, membro del Direttorio che la guida e presidente dell’Ivass, che vigila sulle assicurazioni, lascia il suo incarico. Lo fa anche per sbloccare la partita incagliata delle nomine in Bankitalia, dove il governo gialloverde chiede cambiamenti. Questa è la sua la prima intervista dopo l’uscita.

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  • Pensioni, scattano i conguagli. La mappa assegno per assegno
Scatterà a giugno, cioè dopo le elezioni europee di domenica prossima, il previsto doppio taglio delle pensioni. Quello conseguente al nuovo meccanismo di rivalutazione al costo della vita e quello in applicazione del contributo sulle cosiddette pensioni d’oro. Entrambi decisi dal governo con l’ultima legge di Bilancio e in vigore dal primo gennaio, ma applicati in ritardo dall’Inps. Il nuovo sistema di perequazione delle pensioni all’inflazione è meno generoso sugli assegni superiori a 1.522,26 euro (tre volte il minimo) rispetto a quello applicato dall’Inps provvisoriamente nei primi tre mesi del 2019. Per chi prende fino a tre volte il minimo non cambia nulla perché la rivalutazione al costo della vita era piena prima ed è rimasta tale (+ 1,1% per quest’anno). Chi invece prende di più di 1.522 euro dovrà restituire, col conguaglio di giugno, piccoli importi, perché il nuovo sistema di perequazione su sei fasce con aliquote decrescenti al salire dell’assegno è leggermente penalizzante. Sulle pensioni fino a 2mila euro al mese la trattenuta non arriverà a un euro. Su quelle tra 2mila e 2.500 euro sarà di circa 5 euro mentre sugli assegni superiori a 5mila euro il conguaglio sul trimestre gennaio-marzo salirà sui 25 euro. Più pesanti, molto più pesanti, i tagli alle cosiddette pensioni d’oro, quelle superiori a 100 mila euro lordi l’anno (circa 4.700 euro netti al mese per 13 mensilità) frutto del calcolo retributivo o misto. Ad essere colpiti saranno circa 24 mila pensionati. La legge di Bilancio 2019 ha infatti istituito un contributo quinquennale su 5 scaglioni con aliquote crescenti, dal 15 al 40%.Il taglio parte dal 15% per la quota di importo della pensione da 100 mila a 130 mila euro; è del 25% per la quota da 130 mila a 200 mila euro; del 30% da 200 mila a 350 mila euro; del 35% da 350 mila a 500 mila euro; fino ad arrivare al 40% oltre i 500 mila euro.

  • Raccolta in rosso per i Pir nel primo trimestre 2019
I dati del primo trimestre 2019 confermano ufficialmente la parabola discendente dei Pir. Secondo Assogestioni, nei primi tre mesi dell’anno dalle casse dei piani individuali di risparmio sono usciti 2,2 milioni, mentre il patrimonio si è attestato a 18,8 miliardi. Il mercato viene alimentato soltanto dai “vecchi” titolari di questi prodotti, anche perché da gennaio il mercato è fermo: i nuovi piani previsti dalla legge di bilancio 2019 semplicemente non ci sono e probabilmente non ci saranno nemmeno in futuro (neanche in seguito ai decreti attuativi pubblicati in Gazzetta il 7 maggio scorso).
  • I nuovi fronti della class action
La legge 31/2019 ha esteso la class action a tutti coloro che lamentano una violazione di diritti individuali omogenei. Non si tratta più di un’azione di classe solo per i consumatori, ma per qualsiasi classe di soggetti, consumatori o imprese. Sarà esperibile sia in caso di violazioni contrattuali, sia in caso di responsabilità extracontrattuali: non solo a tutela di interessi collettivi derivanti da medesimi contratti standard, ma anche per condotte lesive di diritti fondamentali, quali il diritto alla salute o all’ambiente. A ciò si aggiunga che la nuova disciplina prevede la possibilità di una quota lite per gli avvocati e un compenso per il rappresentante di classe, soggetti più incentivati a rendersi promotori di azioni collettive. La combinazione di questi fattori delinea un nuovo possibile scenario di rilievo per le class action: questo strumento potrà essere utilizzato per far accertare la violazione di diritti fondamentali dell’uomo da parte delle imprese, in un contesto socio-giuridico in cui queste ultime sono chiamate sempre più ad agire in maniera sostenibile e socialmente responsabile, in cui le Ong occupano spazi politici e di rappresentanza sociale,e in cui il rimedio privatistico del risarcimento del danno assume spesso una valenza sanzionatoria e/o di indennizzo sociale.
  • Danno differenziale, scomputo solo per voci omogenee
Nella liquidazione del danno biologico differenziale, di cui il datore deve rispondere nei casi in cui opera la copertura assicurativa Inail, per gli infortuni sul lavoro verificatisi e le malattie professionali denunciate prima del 1° gennaio 2019 il giudice non può detrarre dall’ammontare complessivo della rendita Inail la quota legata alla retribuzione e alla capacità lavorativa dell’assicurato, la quale indennizza il danno patrimoniale. Agli eventi infortunistici precedenti il 2019, infatti, non possono essere applicate le novità introdotte dall’articolo 1, comma 1126, della legge 145/2018 (Bilancio 2019). Lo ha chiarito la Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 13645/2019, pubblicata ieri, relativa al caso di un lavoratore infortunatosi per una caduta determinata dalla mancanza di un parapetto alla cui posa avrebbe dovuto provvedere la direzione dei lavori: un’omissione che integrava il reato di lesioni colpose, con responsabilità civile del datore di lavoro.