RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 13/05/2019

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Fissato un limite massimo per il finanziamento del rischio a favore di pmi. A stabilirlo è il decreto del 30 aprile 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 105 dello scorso 7 maggio, a firma dei ministri dello sviluppo economico e dell’economia e finanze. Tenendo conto di tutte le risorse finanziarie ricevute, a titolo di qualsiasi misura di aiuto, il finanziamento del rischio a favore di pmi da parte dei piani individuali di risparmio e dei fondi di venture capital, non potrà eccedere i 15 milioni di euro, tetto già preannunciato in sede di bozza, e ora confermato.
Più pesante, da quest’anno, l’indennizzo per danno biologico in capitale sulle menomazioni tra il 6 e il 15% (al di sotto del 6% non c’è ristoro, al di sopra del 15% c’è l’erogazione di una rendita). Dal 1° gennaio 2019, infatti, la prestazione è erogata in base a un’unica «Tabella indennizzo danno biologico in capitale», approvata dall’Inail con delibera n. 2/2019 (si veda ItaliaOggi del 4 maggio), che, tra l’altro, non fa più distinzione di sesso, tra infortunati uomini e donne. In media, i nuovi importi sono più alti di circa il 40% rispetto agli stessi indennizzi erogati per eventi accaduti fino all’anno scorso. La novità, cui è destinato uno stanziamento di 110 mln di euro annui, è figlia della revisione voluta dalla legge Bilancio 2019 (legge n. 145/2018) per tariffe e prestazioni Inail.
Documento di valutazione dei rischi sempre adeguato: è infatti compito del datore di lavoro redigere e sottoporre ad aggiornamenti periodici il Dvr indicando tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all’interno dell’azienda.
In particolare, ai sensi dell’art. 28 del dlgs. 81/2008 (T.U. Sicurezza), occorre individuare le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è dunque un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante: l’essenzialità di tale documento deriva con evidenza dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18323 del 3 maggio 2019.

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Parla il numero uno della compagnia russa di cui il colosso triestino è socio al 38%. E dice: “Non è un segreto che vorrebbero crescere, ma non mi risultano quote in vendita”.
Senza scomodare analisi ed esperti, banche centrali e istituti di statistica, quale sia lo stato dell’economia del Paese lo sanno bene gli italiani, che senza bisogno di interpretare i dati sul PII sono ormai certi di trovarsi di fronte a una recessione. Questo emerge dai risultati della ricerca Censis-Conad dal titolo “Verso un immaginario collettivo per lo sviluppo. Cosa sognano gli italiani” che, come ogni anno, analizza l’immaginario collettivo degli italiani dal Dopoguerra ad oggi Ed è proprio l’oggi che fa paura, tra contrazione economica e incertezza sociale.
Già oggi un italiano su tre guida un’automobile connessa e l’incidenza è destinata a crescere rapidamente, dato l’interesse degli automobilisti per le soluzioni tecnologiche in grado di migliorare l’esperienza di guida. Con un limite: che la trasmissione dei propri dati non metta a rischio la privacy delle persone o esponga a rischi di sicurezza il mezzo. E quanto emerge dallo studio “L’auto connessa…vista da chi guida. Il ruolo ed i rischi dei dati nell’industria dell’auto”, condotto da Aniasa e dalla società di consulenza strategica Bain & Company su un campione di 1.200 persone.

L’uscita dal gruppo Unicredit di Fineco, dopo la cessione del 17 per cento del capitale che ha portato 1.014 milioni di euro cash in Piazza Gae Aulenti, apre a una serie di prospettive del tutto inattese solo poche settimane fa.
Fineco, quarta banca italiana per capitalizzazione di Borsa, è diventata perfettamente scalabile. Il suo capitale per l’82 per cento è collocato sul mercato tra una pluralità di investitori e tra settembre e dicembre di quest’anno, alla scadenza del lock up e prima dell’avvio del nuovo piano industriale, Unicredit probabilmente collocherà sul mercato anche il restante 18 per cento di Fineco che ha ancora in portafoglio, portando quindi la totalità delle azioni della banca nata nel 1999 disponibile sul mercato di Piazza Affari.
La ripresa dei mercati finanziari in questi primi mesi dell’anno sta già rivalutando i portafogli dei clienti del private banking, che avevano perso valore nel 2018 — per la prima volta dopo tre anni — proprio per l’andamento particolarmente negativo degli indici nell’ultimo trimestre. Ora la crescita appena iniziata è destinata a durare. Secondo uno studio previsionale elaborato per la prima volta dall’Aipb, l’Associazione italiana del private banking, il valore complessivo delle attività finanziarie del private banking aumenterà nel prossimo Il valore delle attività finanziarie del private banking aumenterà nel prossimo triennio ad un tasso medio annuo del 3,5% superiore all’inflazione e all’incremento stimato per banche e reti di consulenza finanziaria non aprivate», agenti assicurativi e canale postale
Dal 2006 le signore che decidono per gli investimenti di famiglia sono cresciute del 13%.
Donna e denaro, un rapporto ancora difficile, testimoniato da più fonti autorevoli. Le donne pur essendo propense al risparmio, non si sentono pronte ad affrontare gli investimenti, perché ritengono di avere scarse conoscenze degli strumenti e delle dinamiche dei mercati finanziari.
L’emergenza clima e la digitalizzazione impongono al mondo assi-curativo un giro di boa. Occorre cambiare il modo di fare assicurazione e studiare polizze a copertura dei nuovi rischi, anche su misura. E la sfida lanciata nell’ultimo convegno nazionale di Aiba (Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni). Sul fronte del clima, per comprendere l’urgenza, basta dare un sguardo ai numeri.

  • Dalle polizze ai conti i documenti utili a provare l’attività
Per beneficiare dell’esenzione del 50% dei dividendi provenienti da soggetti residenti in Stati a fiscalità privilegiata è obbligatorio che la società estera partecipata dimostri di svolgere un’effettiva attività industriale o commerciale come principale attività, nel mercato dello Stato di insediamento. A prescindere della scelta operata circa la presentazione di istanza di interpello o la costituzione del set documentale da utilizzare eventualmente ex post nei confronti del Fisco, indicazioni utili per la dimostrazione dell’esimente sopra citata sono state fornite nel corso degli anni dalle Entrate. In primis (circolare 29/E/2003) in relazione alle prove da fornire per dimostrare l’effettiva esistenza di una struttura organizzativa all’estero.