Le garanzie di Mustier

L’italianità di Generali è la contropartita che il banchiere offre alla politica per ottenere l’ok a Unicredit-Commerz. A Francoforte cda chiave martedì, ma la partita entrerà nel vivo dopo le europee
di Luca Gualtieri

Nei suoi primi anni alla guida di Unicredit Jean Pierre Mustier non ha fatto della diplomazia la propria cifra distintiva. Al contrario il banchiere francese si è mosso con pragmatismo nel vecchio salotto senza troppo curarsi della cristalleria. Il credito acquistato presso gli investitori internazionali gli ha consentito di presentarsi come un manager di rottura, attento più al consenso sui mercati che alle logiche del capitalismo di relazione. Una condotta che avrebbe potuto dispiegare gli effetti più dirompenti sulla linea Unicredit -Mediobanca -Generali . Lungo i tre perni della cosiddetta Galassia del Nord si ipotizzano cambiamenti da almeno 30 anni, ma solo con Mustier la rivoluzione è davvero sembrata alle porte. A preannunciarla sono state le schermaglie con Piazzetta Cuccia, a partire da quella sullo Ieo-Monzino, anche se la guerra fredda non si è mai trasformata in scontro aperto. La partita a scacchi tra Unicredit e Mediobanca è continuata nell’autunno scorso con la riscrittura dell’accordo parasociale della merchant, rinnovato in anticipo per l’inaspettata uscita di Vincent Bolloré. Già in quell’occasione però molti osservatori hanno avvertito un cambio di linea. Messa da parte la vendita della partecipazione in Mediobanca , il numero uno di Unicredit si è fatto promotore di un nuovo accordo parasociale che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto essere persino più stringente di quello effettivamente approvato. Una posizione giustificata non tanto da considerazioni di carattere finanziario, ma dalla volontà di presentarsi come il custode delle Generali . Che la compagnia triestina guidata da Philippe Donnet (stretto sodale di Mustier) sia un obiettivo sensibile lo testimonia la facilità con cui prendono corpo ipotesi di incursione. Nel marzo scorso ad esempio è bastato l’acquisto del 5% da parte di Société Générale per mettere in subbuglio la city milanese e costringere la banca francese a una puntualizzazione inusuale. Ma perché un banchiere finora refrattario alla diplomazia avrebbe scelto di presentarsi come il custode del sistema? Forse perché, suggerisce qualcuno, oggi Mustier ha bisogno di una contropartita da offrire in cambio del via libera a un’aggregazione internazionale.

Concluso il lavoro di pulizia, Unicredit è alla ricerca di una nuova storia da raccontare. E le storie più apprezzate, si sa, sono quelle di m&a. Per mesi Mustier ha lavorato intensamente a un’integrazione con Société Générale , ma l’incertezza politica ha rallentato la trattativa. Il deterioramento del quadro congiunturale, l’aggravarsi del rischio Italia e gli attriti tra Roma e Parigi hanno messo una pesante ipoteca sul progetto che, comunque, rimane la pista principale battuta da Unicredit . In ogni caso la banca è alla ricerca di un piano di riserva, vagliando diverse alternative. Si è ad esempio ragionato su una scissione delle attività italiane da quelle estere che comprendono Germania, Austria, Centro Est Europa, Turchia e Russia. Un piano complesso che, ai vantaggi immediati in termini di funding, aggiungerebbe nel medio termine la possibilità di valorizzare gli asset esteri. L’alternativa è l’integrazione con una banca europea di dimensioni comparabili a quelle di Unicredit e Commerzbank è senza dubbio l’obiettivo ideale. Mustier e i suoi più stretti collaboratori (a partire dal co-ceo Commercial Banking Western Europe Olivier Khayat e dal head of strategy e M&A Andrea Maffezzoni) ragionano da tempo su questa ipotesi, ma solo la rottura delle trattive con Deutsche Bank avrebbe fatto entrare nel vivo le trattative. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, in questi giorni il gruppo starebbe selezionando gli advisor e molti consulenti internazionali sono sfilati in piazza Gae Aulenti per strappare i mandati. Jp Morgan e Lazard sembrerebbero favoriti: la prima perché ha un rapporto consolidato con Mustier (di recente, ad esempio, ha curato il collocamento del 17% di Fineco ), mentre la seconda vanta nello staff di Francoforte Jorg Asmussen, già membro del comitato esecutivo della Bce ed ex vice ministro delle Finanze tedesco.

Attorno al deal si sta creando già un certo consenso. L’ipotesi piace al mercato e per più di una ragione: le due banche hanno una buona compatibilità industriale, l’integrazione svilupperebbe importanti sinergie di costo e l’esposizione al rischio Italia sarebbe più bassa con notevoli vantaggi in termini di costo del funding. Soprattutto il minor peso specifico di Commerz bank (che oggi capitalizza 9,6 miliardi) consentirebbe a Unicredit di acquisire la banca senza passare attraverso uno scivoloso merger of equals. Anche gli azionisti storici della banca italiana sembrano vedere di buon occhio l’ipotesi: «Sono fiducioso che l’ad Mustier sappia fare politica di sviluppo della banca», ha dichiarato venerdì 17 il presidente di Fondazione Cariverona, Alessandro Mazzucco. Per andare in porto però il progetto deve ottenere l’imprimatur anche dal mondo della politica e per questo servono assicurazioni precise: da un lato il banchiere dovrà dimostrare che l’impegno del gruppo sul mercato italiano non sarà ridimensionato a seguito di un’eventuale integrazione, mentre dall’altro lato sarà necessario scongiurare contraccolpi su Generali . Che comunque il governo non abbia preclusioni verso il deal è testimoniato dalle dichiarazioni rese dal vice premier Matteo Salvini venerdì 17: «Da italiano mi riempirebbe d’orgoglio che un’azienda italiana possa competere a livello internazionale. In linea di principio non ci vedo nulla di strano ma non faccio pronostici». Se insomma un accordo con Roma appare vicino, più spinosa sarà la partita in Germania. Sul deal pende l’incognita di Berlino, che è azionista al 15% di Commerzbank e ha spinto finora per una soluzione tutta tedesca con Deutsche Bank . Anche i sindacati, stakeholder di riferimento di Commerz, sembrano tutt’altro che entusiasti di fronte alle ambizioni di Unicredit : «Prima di fonderci con gli italiani, scorrerà molto sangue», ha dichiarato al giornale tedesco Handelsblatt Stefan Wittmann, portavoce del sindacato Verdi. Il quadro probabilmente si chiarirà martedì 21: in quella data è infatti prevista una riunione straordinaria del consiglio di sorveglianza della banca tedesca che intendere mettere sotto pressione l’amministratore delegato Martin Zielke per capire quale sia la sua strategia. Se Commerzbank scegliesse di andare avanti con Unicredit , il merito andrebbe ancora una volta alla diplomazia di Mustier, una dote sulla quale finora in pochi avrebbero scommesso. (riproduzione riservata)

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