Cresce l’utile di Cattolica

A 26 milioni nel trimestre (+10,5%). La raccolta sale a 1,5 miliardi
Btp a 13 mld. Il cfo: aperti a nuovi investitori

Aumentano i profitti di Cattolica assicurazioni, che ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 26 milioni di euro, in crescita del 10,5% su base annua. La raccolta della compagnia veronese è migliorata sia nel ramo danni, salito del 5,4% a 490 milioni di euro, sia nel vita (+17,2% a 1,012 miliardi). Il segmento auto ha visto un rallentamento del 2,4% a 27 milioni, mentre il non auto ha segnato un progresso del 17,1% a 220 mln. Il combined ratio è rimasto stabile al 93,7% e il Solvency ratio di gruppo si è attestato al 161%.
Per l’intero esercizio, in assenza di eventi straordinari, Cattolica prevede un risultato operativo e un utile netto in miglioramento rispetto al 2018. «I dati evidenziano una traiettoria positiva per la compagnia», ha sottolineato Enrico Mattioli, vicedirettore generale e responsabile finanziario. «Il risultato operativo e l’utile netto di gruppo crescono in doppia cifra e i fondamentali tecnici sono solidi. Il trimestre, caratterizzato da una complessa situazione di mercato, riflette una confermata eccellenza tecnica e una raccolta complessiva in aumento, sostenuta sia dal danni che dal vita. Si registra un deciso incremento dei rami elementari, in linea con quanto previsto dal piano industriale. La solidità del gruppo è confermata da un Solvency II Ratio pari a 1,61 volte il minimo regolamentare, pur scontando il calo dei tassi di interesse».
Mattioli ha precisato che, includendo le joint venture con Banco Bpm, la compagnia dispone attualmente di circa 13 miliardi di euro di Btp ed è ben avviata a centrare l’obiettivo che si era data nel piano strategico: portare il peso complessivo dei titoli governativi italiani al 50% dell’intero portafoglio. Un obiettivo che ora non è lontano. «Continuiamo a monitorare la situazione dei Btp, anche se nel primo trimestre non abbiamo ritenuto opportuno accelerare con le vendite, come avevamo fatto invece nel 2018». Il gruppo, di fatto, aveva anticipato di un anno la manovra di derisking prevista sui bond sovrani. Cattolica pensa, dunque, di muoversi in modo opportunistico sul mercato, sfruttando eventuali finestre favorevoli che potrebbero presentarsi nei quasi due anni di tempo che ancora rimangono per completare il piano.
A proposito dell’ingresso di nuovi soci nel capitale, dopo quello di Warren Buffett che detiene circa il 9% delle azioni, Mattioli ha riferito che Cattolica è «in costante contatto con gli investitori, perché andiamo a incontrarli nei roadshow regolarmente. È chiaro che auspichiamo sempre l’ingresso di grandi investitori. Gli investitori istituzionali ormai rappresentano una porzione molto rilevante del nostro capitale. Moltissimi sono gli americani. Al di là di questo auspicio, non abbiamo contatti diretti e specifici con investitori per farli entrare nel nostro capitale. Cerchiamo di fare in modo che il titolo abbia una redditività sul capitale importante e che soprattutto si possano raggiungere i nostri obiettivi. Tramite questa strada speriamo che il maggior numero di investitori e fondi importanti possa entrare nel capitale».
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