Casse in salute, ma in affanno nel recupero dei crediti

Audizione della Corte dei conti in Bicamerale. Le relazioni sui bilanci
di Simona D’Alessio

Saldo previdenziale «positivo» per la «quasi totalità delle Casse» pensionistiche fino al 2067 (come dimostrato dai bilanci attuariali a 50 anni, a partire dal 2017), ma se da un lato è «necessaria» l’emanazione del regolamento ministeriale che ne disciplini «in maniera puntuale e precisa gli investimenti», dall’altro «molte» sono in affanno sul fronte del recupero dei crediti, elemento che pesa sui patrimoni. E, nel frattempo, l’Inpgi (l’Istituto dei giornalisti) «già dal 2028, in base alle nostre rilevazioni, avrà un patrimonio azzerato», perché il saldo tra contributi e prestazioni «è sempre, gradualmente, negativo», giacché «il livello delle contribuzioni è fortemente condizionato dalla dinamica occupazionale del settore», e dall’«andamento recessivo del mercato del lavoro» in cui opera la categoria. È quanto emerso ieri dall’audizione nella Bicamerale di controllo sugli Enti di previdenza della Corte dei conti, rappresentata dalla presidente della sezione di controllo sugli Enti, Enrica Laterza; in assenza del testo, previsto dal decreto legge 98/2011, ha proseguito, gli organismi vigilanti si trovano in presenza di una «tipologia variegata di strumenti» sul piano degli investimenti, e sebbene l’Adepp (l’Associazione che raggruppa 20 Enti) «nel 2017 abbia adottato un codice di autoregolamentazione, che si ispira a criteri di prudenzialità, diversificazione del rischio e del portafoglio, competenza e professionalità degli addetti ai lavori», si tratta di un «codice non cogente».
Appare, inoltre, importante affrontare il «nodo» dell’evasione contributiva: nel comparto della previdenza dei professionisti il problema è di dimensioni significative (basti pensare agli 800 milioni di crediti vantati nei confronti di architetti ed ingegneri da Inarcassa, si veda ItaliaOggi del 25 ottobre 2018), pertanto si sollecita l’avvio di una «costante azione di monitoraggio», nonché di una «più incisiva attività di recupero» delle somme non versate dagli associati.
La magistratura contabile, soffermandosi sull’erosione del patrimonio della Cassa dei giornalisti, cui «si fa ricorso, vendendo immobili, o conferendoli nei fondi immobiliari» per pagarr pensioni e ammortizzatori sociali, non coperti da sufficiente contribuzione da parte degli iscritti alla gestione principale (l’Inpgi1), ha sostenuto, rispondendo al vicepresidente della Bicamerale Giovanbattista Fazzolari (Fd’I) che (citando l’ipotesi del commissariamento) ha chiesto perché non sia stata fatta «prima del 2017 una «moral suasion» nei confronti dell’Istituto», che la Corte dei conti mette in luce il disavanzo degli Enti, poi, «le conseguenze sul piano politico, decisorio, sono della commissione parlamentare, che ha potere di denuncia». La prossima settimana, ha annunciato il presidente dell’organismo parlamentare Sergio Puglia (M5s), verranno ascoltati i vertici dell’Inpgi.

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