Istat, nel 2018 il pil dell’Italia +1,4%

Sulla stima della crescita pesano i rischi di protezionismo nel commercio globale e il rincaro del prezzo del petrolio. Solo un leggero calo per la discoccupazione (10,8%) con l’inflazione vista tornare verso l’1% nel secondo semestre. L’istituto al prossimo governo: riforme a favore degli investimenti possono stimolare l’economia
di Paola Valentini
Nel 2018 il prodotto interno lordo dell’Italia crescerà dell’1,4% in termini reali, dopo l’1,5% del 2017. E’ la stima dell’Istat contenuta nelle Prospettive per l’economia italiana che ha lasciato inalterate le previsioni di novembre. Ma pesano i rischi di protezionismo e l’aumento delle quotazioni del greggio, e in questo contesto il prossimo governo potrebbe fare da sostegno all’economia italiana.
In particolare, l’attuale scenario di previsione dell’istituto nazionale di statistica è caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e da un incremento più accentuato del prezzo del petrolio e un effetto più incisivo dei provvedimenti a favore degli investimenti potrebbe invece costituire un ulteriore elemento di stimolo all’economia.
Per quantificare gli effetti di scenari alternativi, utilizzando il modello MeMo-It dell’Istat, per il 2018 l’istituto ha anche ipotizzato un rallentamento più pronunciato del commercio mondiale derivante dall’inasprimento delle misure protezionistiche sui mercati internazionali associato a un incremento del prezzo del petrolio. Nel complesso una evoluzione del commercio mondiale e del prezzo del petrolio più sfavorevole rispetto a quella attuale porterebbe nel 2018 a una minore crescita del pil pari a 0,2 punti percentuali.
In questa situazione, osserva l’Istat, il proseguimento del ciclo positivo dell’economia italiana si sviluppa all’interno di un quadro caratterizzato da una persistente debolezza degli investimenti in capitale intangibile e dell’assorbimento di occupazione ad elevata qualificazione. Notizie leggermente più incoraggianti arrivano dalle stime sull’occupazione anche se negli ultimi mesi si sono manifestati segnali di rallentamento nella dinamica del mercato del lavoro dopo che nel corso del 2017 si è consolidata la fase positiva: le unità di lavoro sono ulteriormente aumentate (+0,9%) e la disoccupazione è diminuita di 0,5 punti percentuali attestandosi all’11,2%. Nei prossimi mesi si prospetta il proseguimento della fase di miglioramento del mercato del lavoro ma con intensità più contenute rispetto all’anno precedente.

Nel primo trimestre del 2018 il tasso di occupazione è aumentato in misura contenuta (0,1 punti percentuali) mentre la disoccupazione è rimasta all’11%, un valore di 2,5 punti percentuali superiore a quello dell’area euro. Nello stesso periodo il tasso dei posti vacanti, che misura la quota dei posti di lavoro per i quali è in corso la ricerca di personale, si è attestato allo 0,9% sia nell’industria sia nei servizi arretrando rispettivamente di 0,2 e 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Per il resto dell’anno le condizioni del mercato del lavoro registreranno un aumento degli occupati (+0,8% in termini di unità di lavoro) e una progressiva, ma lenta, diminuzione del tasso di disoccupazione (10,8%). La crescita dell’occupazione sarà supportata dall’aumento delle unità dipendenti mentre la contrazione di quelle indipendenti dovrebbe attenuarsi quasi completamente. L’aumento dell’occupazione comporterà sia una crescita del monte salari sia un miglioramento delle retribuzioni per dipendente che segneranno una forte accelerazione (+1,4%) rispetto all’anno precedente
Sebbene in aumento, il tasso di occupazione si è comunque mantenuto inferiore a quello del target di Europa 2020 e alla media europea. Con riferimento alla popolazione nella classe di età con 20-64 anni, nel 2017 il tasso di occupazione italiano era del 62,3% (67,0% l’obiettivo di Europa 2020 e 72,2% il tasso medio dei paesi dell’Ue).
Intanto, nota l’Istat, nei primi quattro mesi dell’anno la fiducia delle imprese e i giudizi sugli ordini hanno manifestato alcuni segnali di debolezza che potrebbero condizionare negativamente le aspettative sulla domanda. Tuttavia in presenza di prospettive di crescita positive e di un clima favorevole sul mercato del credito, nel 2018 il recupero degli investimenti è atteso proseguire (+4%), trainato dalla spesa in macchinari e attrezzature e in proprietà intellettuale. Seppure con intensità ancora contenute, anche gli investimenti in costruzioni aumenteranno. Nel complesso la quota di investimenti sul pil dovrebbe salire al 17,9% dal 17,1% del 2016 e dal 17,5% del 2017.
Quanto all’inflazione le previsioni indicano che tornerà a salire verso l’1% nel secondo semestre. L’Istat ricorda che nei primi mesi dell’anno l’economia italiana è stata caratterizzata da un indebolimento dell’inflazione. Il ritmo di crescita dei prezzi al consumo ha seguito un profilo altalenante, rimanendo su valori contenuti e inferiori a quelli registrati in media lo scorso anno: nel primo trimestre il tasso di incremento tendenziale dell’indice per l’intera collettività si è attestato a +0,7% (+1,5% il massimo nel secondo trimestre 2017; +0,9% nel quarto) e in aprile ha rallentato allo 0,5%.
La dinamica inflativa ha continuato ad essere guidata essenzialmente dai movimenti delle voci più volatili: alimentari non lavorati e beni energetici hanno risentito del confronto con l’analogo periodo dello scorso anno caratterizzato da forti rincari.
Anche al netto di queste due componenti non emergono però segnali di rafforzamento dell’inflazione. L’evoluzione di fondo, in presenza di limitate pressioni provenienti dai fattori endogeni, ha segnalato solo un moderato recupero, mantenendosi ancora modesta e nel complesso su ritmi inferiori o uguali a quelli della misura totale (+0,6% nel primo trimestre 2018; +0,5% in aprile). In particolare, tra le principali componenti, i beni industriali non energetici hanno confermato livelli di prezzo invariati rispetto allo scorso anno, mentre per i servizi la tendenza all’aumento è risultata moderata e incerta.
Nei prossimi mesi, sostiene l’Istat, è prevista una graduale risalita dell’inflazione verso l’1% mentre una più accentuata accelerazione è attesa nei mesi finali dell’anno. A sostenere l’inflazione contribuirà la crescita dei costi dei beni energetici, determinata da un aumento dei prodotti petroliferi in parte bilanciata dal contestuale apprezzamento della valuta europea rispetto al 2017; le pressioni originate dai costi interni, per quanto in rialzo, rimarranno ancora limitate.
Fonte: logo_mf