Il fintech è una sfida non solo tecnologica ma anche sociale, politica e regolamentare

di Angelo De Mattia
In questi giorni si assiste a uno sviluppo del dibattito e degli approfondimenti sul Fintech, quasi per corrispondere a un bisogno, avvertito nel comparto finanziario, di colmare un ritardo in termini di previsioni e progetti in questo campo. Due interventi spiccano su tale argomento: la conferenza, tenuta a Roma sabato 12 da Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia, per il bicentenario della Harvard Law School e il discorso di Paolo Ciocca, Commissario Consob, all’inaugurazione, avvenuta il 10 maggio, del corso di alta formazione su Fintech e diritto promosso dall’Abi. I punti di convergenza sono molteplici. Ciocca ha fornito i numeri della rivoluzione digitale, stabilendo un parallelismo tra il mercato dei capitali e quello dei dati, il cui valore di scambio sta nel contenuto informativo di questi ultimi, mettendo in evidenza come sia la fiducia l’anello di congiunzione tra i due mercati. Di qui, il passaggio all’esigenza e ai problemi della regolamentazione è breve. La Direttiva sulla protezione dei dati, la Gdpr di prossima entrata in vigore e quella sui servizi di pagamento, la Psd2, secondo Ciocca, rappresentano un’opportunità e una sfida agli intermediari perché aggiornino e valorizzino il loro patrimonio informativo mentre fronteggiano i nuovi obblighi, recuperando il terreno perduto nella gestione dei dati in loro possesso. Chi storicamente ha amministrato dati non deve farsi superare, nella straordinaria competizione che si profila, dai nuovi arrivati. Ne deriva un impegno maggiore per la Vigilanza di competenza della Consob, che deve concorrere in modo propositivo alla definizione del nuovo quadro regolatorio. La novità e intensità dello sviluppo delle nuove tecnologie è tale che occorre la convergente azione di tutte le Autorità indipendenti, dell’Autorità giudiziaria e delle forze di polizia se si vogliono prevenire e contrastare comportamenti irregolari volti a sfruttare tali innovazioni per tenere condotte illecite (si pensi al vasto campo del cyber risk). Panetta, dal canto suo, si concentra più direttamente su quel che potrà accadere nel sistema bancario, partendo dal presupposto che la competizione che alla fine esploderà ed eroderà i margini della banca tradizionale, come già sta accadendo, potrà a medio e lungo termine mettere fuori mercato diversi istituti, mentre certamente sopravviveranno quelli più solidi e più preparati. Sarà importante non duplicare i sistemi organizzativi aggiungendo a quelli ora adottati i sistemi imposti dalla digitalizzazione: i canali tradizionali di distribuzione vanno sostituiti con servizi digitali a distanza. Occorre prestare grande attenzione alla concorrenza che, nei confronti delle banche, potranno esercitare le società di Big-Tech che hanno a disposizione una grande mole di informazioni, una capacità maggiore di quella degli istituti di credito di gestire grandi volumi di dati, un’ampia clientela e una grande forza finanziaria. Panetta non crede che le aziende indipendenti di fintech possano sostituire le banche. Ma, si potrebbe aggiungere, se per esempio Apple , Google, Amazon o Facebook decidessero – o una di loro decidesse – di andare oltre l’utilizzo di strumenti di pagamento in collaborazione con le banche e svolgere a pieno titolo attività bancaria, si potrebbe conferire loro la necessaria licenza o si devono stabilire condizioni, criteri e requisiti che limitino tale possibilità sottoponendola a specifici vincoli, una sorta di Sherman Act degli anni Duemila? Panetta ha anche affrontato i problemi di regolamentazione e supervisione le quali, data la continua evoluzione di Fintech, dovrebbero essere flessibili ed essere tech-neutral, trattando allo stesso modo intermediari che offrano gli stessi servizi. Come si vede, si profila davvero una sorta di rivoluzione permanente che solleva problemi giuridico-istituzionali, di strategia degli intermediari nonché di operatività e organizzazione, tutela degli interessi generali, protezione del lavoro anche attraverso il continuo aggiornamento delle competenze e la capacità di sostenere una concorrenza che mai potrà perdere di vista il contato diretto, fisico con il risparmiatore-investitore o con il richiedente un’operazione di credito. Dominano i problemi della privacy che possono arrivare a toccare i gangli della democrazia, tenendo conto di quel che afferma Ciocca sugli aggregati di dati utilizzabili per nuove informazioni (per esempio, la previsione dei comportamenti futuri dei singoli o quelli collettivi). Se la struttura dei sistemi finanziari, come afferma Panetta, cambierà nel prossimo decennio, se le sfide sono quelle sottolineate da Ciocca, allora è importante che si diffonda la piena consapevolezza di questo passaggio storico e che tutti i soggetti a vario titolo coinvolti, a partire dal governo non appena sarà costituito, e dal sistema bancario e finanziario, operino perché a questi impegni straordinari si possa corrispondere adeguatamente preparati. (riproduzione riservata)
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