Fintech, Big data, Internet of Things: grandi chance ma anche sfide per chi tutela la privacy

di Giovanni Castellaneta
Il 25 maggio sarà una data chiave per le società private che hanno sede nell’Ue: entrerà infatti in vigore il nuovo Regolamento Generale per la Protezione dei Dati (in inglese Gdpr, General Data Protection Regulation). È un cambiamento molto importante, non tanto per l’adeguamento della normativa quanto per la portata politica che tale innovazione giuridica porterà con sé. Il Gdpr alzerà il livello che le aziende devono rispettare nella protezione dei dati personali gestiti: la nuova normativa impone elementi come la richiesta esplicita del consenso, dettagli sulle modalità di protezione dei dati, responsabilizza in modo più chiaro le persone fisiche nell’ambito delle società, che dovranno individuare il cosiddetto Data Protection Officer, figura espressamente dedicata alla tutela dei dati posseduti dalla singola azienda. Innovazioni estremamente significative nell’epoca che viviamo, quella della data economy, un nuovo paradigma dove il business è collegato in modo sempre più netto alla produzione di servizi generati dalla gestione dei dati. I dati saranno sempre più le nuove materie prime che consentiranno di generare profitti. Pensiamo alla produzione di macchinari e software nell’ambito della Internet of Things, o alla gestione dei big data nell’erogazione di servizi pubblici, legata alla realizzazione di un archivio unico digitale per facilitare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, o per rendere sostenibile la mobilità pubblica rendendo le città del futuro più smart.
Pensiamo anche ai servizi finanziari, cioè al fintech: lo sviluppo di questo settore non offre solo possibilità di crescita economica, ma pone anche domande in tema di regolamentazione a causa della fornitura di nuovi servizi che necessitano di norme in grado di tutelare imprese e consumatori e al contempo di non frenare la crescita per le aziende coinvolte. L’Ue comunque non sta alla finestra, e ha varato poche settimane fa un Piano di Azione per le Tecnologie Finanziarie, basato su otto pilastri, che mira a favorire il completamento del Mercato dei Capitali Unico. Insomma, l’Ue ha inserito il completamento del Mercato Unico Digitale tra le priorità. A tal fine sarà necessario anche affrontare i problemi legati a tassazione e sicurezza. Per quanto riguarda il fisco, si tratta di riuscire a tassare il reddito prodotto dalle multinazionali digitali, come Google e Amazon . Il settore dell’e-commerce necessita di una profonda regolamentazione: è notizia delle ultime settimane la possibile adozione di una web tax comunitaria nella misura del 3% dei ricavi di queste aziende. L’Italia è precursore in materia, avendo deciso con la legge di Bilancio 2018 che dal 2019 entrerà in vigore un’imposta simile, ma per il 6% dei ricavi. Quanto invece alla cybersecurity, è evidente la sua delicatezza in un’epoca in cui – come il recente caso di Cambridge Analytica e Facebook suggerisce – basta un click per far sì che le proprie informazioni personali siano usate impropriamente. Garantire la sicurezza di dati sensibili e infrastrutture critiche è, ancora una volta, un ambito denso di rischi (i crimini cibernetici sono sempre più diffusi e difficili da localizzare), ma anche di opportunità economiche per le numerose imprese Ict che, anche in Italia, fioriscono con grande successo. È chiaro che le iniziative europee, pur lodevoli e volte a innalzare gli standard di gestione e protezione dei dati, vanno in direzione contraria all’approccio preferito negli Stati Uniti (almeno fino allo scandalo Facebook ), basato sulla tutela della libera iniziativa economica prima ancora che della privacy del cittadino-consumatore. Un sistema che vede nella tassazione delle multinazionali del web un freno al profitto e alla crescita, più che un elemento di equità fiscale, e che potrebbe dissuadere aziende Usa dall’investire in Europa. Sarà compito dell’Ue nei prossimi anni trovare un equilibrio efficace tra tutela del profitto (fondamentale per non deprimere le aziende anziché stimolarle) e conservazione dei dati (altrettanto essenziale visto che crimini cibernetici e spionaggio tra Stati sono all’ordine del giorno). L’economia digitale dà enormi opportunità, che vanno però sfruttate cum grano salis, tenendo conto anche delle questioni politiche ed economiche internazionali. (riproduzione riservata)
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