Eppi, pensione più ricca grazie all’integrativo

di Simona D’Alessio
La rivalutazione dei montanti contributivi (il «patrimonio» accantonato dal lavoratore e valido per determinare il «peso» della pensione che andrà, poi, a percepire) si consolida per i periti industriali: pochi giorni fa, infatti, il consiglio di amministrazione dell’Eppi (l’Ente previdenziale della categoria professionale tecnica) ha acceso il semaforo verde su nuove delibere (già inviate ai ministeri vigilanti del welfare e dell’economia per l’approvazione), con l’intento di «potenziare» le posizioni dei poco meno di 14 mila iscritti, «attraverso la doppia soluzione della distribuzione della contribuzione integrativa versata (la quota a carico del cliente del professionista, ndr) e della maggiore rivalutazione dei tassi rispetto ai valori della legge 335/905». Globalmente, fa sapere a ItaliaOggi la Cassa privata presieduta da Valerio Bignami, i provvedimenti licenziati «valgono 43,8 milioni di euro», giacché «la contribuzione integrativa che s’intende distribuire è pari a 23.529.018 euro (l’80% di quella dovuta, in linea coi precedenti atti per la rivalutazione, varati per le annualità 2014 e 2015)», ammontare cui «si aggiungono 20.340.428 euro per la maggior rivalutazione dei tassi per gli anni 2014, 2015 e 2016». L’iniziativa, orientata a incrementare il livello di congruità dei trattamenti pensionistici dei periti industriali, è la dimostrazione, viene messo in luce, che l’ineludibile sistema di calcolo contributivo delle prestazioni (cui è soggetto l’Eppi, essendo stato istituito ai sensi del decreto legislativo 103/1996) «possa essere migliorato» attraverso una «gestione efficiente da parte dell’Ente di previdenza», che consenta di «liberare risorse da distribuire sui montanti» della platea degli associati. Stando alle stime effettuate sugli effetti dei provvedimenti adottati (in vigore e ancora soggetti al vaglio dei dicasteri vigilanti), emerge uno scenario in cui è come se, in media, venisse riconosciuto sui montanti «un maggior tasso del 4%» rispetto a quello stabilito dalla normativa. E, in considerazione di ciò, l’Eppi tira le somme, evidenziando che «il risultato è che un terzo della pensione dei periti industriali è stata finanziata dalla Cassa, in aggiunta alla contribuzione obbligatoria» a carico degli iscritti.
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