Cartella clinica 4.0, una priorità

Il bilancio dell’Osservatorio del Politecnico Milano. Ma 8 pazienti su 10 non usano il web

Destinati 47 mln su 1,3 mld della spesa sanitaria digitale
Pagina a cura di Roxy Tomasicchio
Cartella clinica elettronica e servizi digitali ai cittadini. Sono gli ambiti più rilevanti per le strutture sanitarie italiane e di conseguenza quelli in cui confluiscono i maggiori investimenti. Nel dettaglio, il budget destinato alla Cartella clinica elettronica (Cce) è di 47 milioni di euro; ai sistemi di front-end e al disaster recovery vanno rispettivamente 45 milioni e 31 milioni su un totale di spesa in digitale che, nel 2017, ha segnato una leggera crescita del 2%, dopo la contrazione del 2016, arrivando a 1,3 miliardi di euro (1,1% della spesa sanitaria pubblica, 21 euro per abitante). La fetta maggiore di investimenti è stata sostenuta dalle strutture sanitarie (budget di 890 milioni di euro,+2% sul 2016), seguite dalle regioni (320 milioni, +3%), dai 47 mila medici di medicina generale (72,9 milioni di euro, in leggera crescita con una media di 1.551 euro) e dal ministero della salute (16,7 milioni di euro, stabile).
Piccoli passi in avanti in un settore che però procede con il freno tirato: circa otto italiani su dieci preferiscono ancora accedere di persona per un consulto medico (86%), il pagamento delle prestazioni (83%) e il ritiro dei referti (80%). Solo il 15% comunica con il medico via e-mail, il 13% via Sms e il 12% via WhatsApp. Ancora troppo poco, soprattutto se si pensa che ricorrendo ai servizi digitali si potrebbero ridurre i costi. Otto italiani su dieci nell’ultimo anno hanno ritirato documenti clinici di persona impiegando in media 45 minuti, contro i 20 per il ritiro in farmacia e i 5 via web: se invece l’80% li ritirasse online, il 10% in farmacia e solo il 10% di persona, l’impatto economico sarebbe di 1.630 milioni di euro. E sono 1.150 milioni di euro gli impatti legati all’accesso online a informazioni su prestazioni e strutture sanitarie, 1.430 milioni per la prenotazione online di visite ed esami e 980 milioni per il loro pagamento, per un totale di oltre circa 5 miliardi di euro. A fare un bilancio sullo stato della sanità digitale è la ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano.
Dove va l’innovazione. Tra le priorità delle strutture sanitarie, in forte crescita rispetto all’anno precedente, c’è la Cartella clinica elettronica (72% delle direzioni, era il 59%). Ma qui si procede a due velocità: da un lato, ci sono funzionalità più diffuse come la consultazione di referti e immagini (74%), dall’altro lato, altre meno diffuse, come quelle avanzate, tipo la gestione del diario medico e/o infermieristico e la farmacoterapia, che restano presenti in meno della metà del campione, anche se in leggera crescita rispetto all’anno precedente. In netto aumento gli investimenti in soluzioni di Mobile Hospital, passati dai 12 milioni del 2016 ai 18 del 2017. Ancora poco diffusi, infine, i sistemi di firma elettronica avanzata sia a livello del personale clinico-sanitario per la firma della documentazione (presente solo nel 9% delle aziende), sia a livello dei pazienti (per esempio con firma grafometrica) per il consenso al trattamento dati e alle procedure sanitarie (rispettivamente pari al 4% e al 2%).
Ma subito dietro le Cce, ci sono i servizi digitali rivolti ai cittadini, con il 59% dei direttori che li considera un ambito prioritario (+3% sul 2016) e un budget di 19 milioni di euro (contro i 14 milioni dell’anno scorso), che il 61% delle aziende sanitarie prevede di aumentare ulteriormente nel 2018. Tra i servizi più diffusi: la possibilità di scaricare i referti via Web, di confermare, ricordare ed eventualmente disdire appuntamenti, e di prenotare le prestazioni online. In oltre la metà dei casi, questi servizi sono messi a disposizione direttamente dalla regione e circa un terzo delle aziende offre almeno un servizio tramite App. A oggi, invece, non sono ancora presenti aziende che consentano all’utente di interagire con un assistente virtuale (chatbot) per la richiesta di informazioni, seppur l’8% preveda di introdurlo entro la fine del 2018.
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