A scuola di pensioni

Le iniziative sul campo volte ad aumentare la conoscenza dei cittadini su quando e con quale assegno pubblico potranno contare e su come integrarlo stanno aumentando. Ecco le più interessanti
di Carlo Giuro
«Anche un lungo viaggio comincia con un primo passo», recita un proverbio cinese. E il primo passo per il lungo viaggio che l’educazione finanziaria deve compiere nel nostro Paese è cominciato. E’ stata infatti pubblicata on line la prima versione del portale pubblico di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale Quello che conta (www.quellocheconta.gov.it), frutto del lavoro dello specifico Comitato cui partecipano Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, Ministero dello sviluppo economico, Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip, Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo dei consulenti finanziari. La versione andata in onda è concepita come un test aperto a suggerimenti e indicazioni che cittadini e organizzazioni vorranno trasmettere per migliorarne contenuto e linguaggio, contribuendo con le proprie competenze ed esperienze. In contemporanea è partita anche fino al 31 maggio prossimo la consultazione della Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Sono numerosi i contenuti direttamente o indirettamente previdenziali del sito, dalla disamina del rischio longevità alla esplicazione degli strumenti, a numerosi termini presenti nel glossario alla pubblicazione guida pratica sul Come pianificare il risparmio previdenziale. Nell’ambito dei Sei momenti che contano nella vita vi è poi anche la fase del pensionamento con una serie di indicazioni utili. L’obiettivo complessivo è quello di elevare il livello di competenza finanziaria in Italia. Molteplici indagini, dal S&P Global Financial Literacy Survey ai recenti rapporti di Allianz [, di Consob[, Covip/Censis e del Centro Ente Einaudi, l’indagine sull’Alfabetizzazione e le Competenze Finanziarie degli Italiani (Iacofi) condotta dalla Banca d’Italia a inizio 2017 lo evidenziano. L’indicatore di competenze finanziarie utilizzato nell’indagine Iacofi, è la somma di tre componenti: conoscenze di concetti economici di base, comportamenti adeguati e orientamento al lungo periodo. L’Italia è allineata alla media Ocse solo con riferimento a quest’ultima componente, mentre per le altre due il valore italiano è nettamente inferiore alla media. L’indicatore complessivo pone l’Italia al penultimo posto tra i Paesi del G20. In particolare, la quota di rispondenti con un livello adeguato di conoscenze di base è in Italia di poco superiore al 30%, a fronte del 62% registrato nella media Ocse. Tra gli italiani, ad esempio, è poco diffusa la comprensione dei vantaggi della diversificazione di portafoglio. I dati Iacofi riportano una correlazione positiva tra il livello di cultura finanziaria e la probabilità di sottoscrizione di prodotti previdenziali o assicurativi; ne registrano una negativa tra competenze finanziarie e cattivi investimenti o l’esposizione a frodi finanziarie (come, ad esempio, phishing o pagamenti non autorizzati). In ambito previdenziale, i dati del Censis confermano che prevale un atteggiamento di «procrastinazione» nelle decisioni di pianificazione del proprio percorso previdenziale soprattutto quando vi è uno scarso livello di conoscenze finanziarie e del funzionamento del sistema di previdenza (sia di base, sia complementare). E’ allora indispensabile intervenire con una specifica strategia di educazione sia per quel che riguarda i profili finanziari e assicurativi che specificamente su quelli previdenziali. Il mercato del lavoro si sta modificando e continuerà a farlo in futuro. Anche il sistema previdenziale, passato da un regime retributivo a uno contributivo, è profondamente mutato. L’allungamento delle aspettative di vita e il minore livello delle pensioni, rispetto all’assegno percepito dagli attuali pensionati, possono richiedere ai cittadini la costruzione per tempo di un piano pensionistico integrativo per affrontare con maggiore serenità il periodo non lavorativo e l’eventuale transizione verso il pensionamento. Volgendo lo sguardo all’estero, così come ricordava la Covip nella propria Relazione annuale, molti Paesi, tra cui Australia, Brasile, Cile, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Lettonia, Serbia e Spagna, prevedono uno specifico modulo sull’educazione previdenziale all’interno della strategia nazionale. L’esigenza è particolarmente sentita in quei Paesi che hanno rivisto il sistema previdenziale, per diffondere una maggiore consapevolezza circa le potenziali riduzioni delle prestazioni pensionistiche future o laddove agli individui sia richiesto un ruolo più attivo e una crescente assunzione di responsabilità in materia di pianificazione a lungo termine per la costruzione di una prestazione pensionistica adeguata. Infatti, qualora vi siano aspettative eccessivamente ottimistiche circa il tasso di sostituzione della previdenza pubblica, non vi sono incentivi a valutare per tempo la necessità di aderire a piani previdenziali. L’esperienza internazionale, proseguiva la Commissione di Vigilanza, evidenzia inoltre che nell’ambito della previdenza, l’educazione finanziaria e previdenziale costituisce uno strumento di policy importante ma non sufficiente a garantire l’instaurarsi di comportamenti virtuosi. In tale ottica, l’educazione finanziaria-previdenziale dovrebbe essere considerata come strumento che integra un adeguato sistema di «architettura delle scelte», che preveda, ad esempio, opzioni di default ben disegnate, del tipo life cycle. Risulta poi di grande importanza fornire agli individui un’informativa semplificata e strutturata per livelli, inclusa la possibilità di ricevere periodicamente una comunicazione circa la propria posizione previdenziale, possibilmente integrando quella relativa al primo e al secondo pilastro. (riproduzione riservata)

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