Willis Towers Watson: la reportistica Solvency II rischia di allontanare gli investitori

Secondo un articolo pubblicato da Autonomous Research in collaborazione con Willis Towers Watson, il settore assicurativo corre il rischio di essere ulteriormente marginalizzato dagli investitori se il sistema di reportistica relativo alla performance richiesto da Solvency II continua a complicarsi. Sulla base dell’analisi delle dichiarazioni rilasciate da 31 compagnie assicurative europee, lo studio enuclea come Solvency II abbia reso per gli investitori poco nitida l’immagine delle performance delle compagnie.

La relazione evidenzia inoltre come Solvency II non sia pienamente all’altezza in termini di metriche di profitto e cash generation alternative all’Embedded Value (EV).

L’urgenza di questo problema è ulteriormente accentuata dalla rapida diminuzione di pubblicazioni di dati relativi all’EV, così come dalla recente riforma dei principi contabili IFRS, la quale complicherà a sua volta la regolamentazione per i prossimi anni.

Andrew Crean, Managing Partner di Autonomous Research, sostiene che: “Solvency II ha aiutato a fornire un’immagine più chiara in tema di adeguatezza patrimoniale per molte compagnie europee, fornendo linee guida relative alla distribuzione dei dividendi, che evidenziano quando i dividendi debbano essere considerati a rischio e quando, invece, questi possano essere distribuiti. Tuttavia, Solvency II non ha sempre considerato la prospettiva dell’investitore, creando così difficoltà per gli utenti esterni nella comprensione della performance e della capacità di distribuzione dei dividendi.”

L’articolo mette in luce come sia essenziale per il mantenimento di una posizione centrale del settore assicurativo una chiara analisi della storia dell’investitore in termini di generazione del valore, così come un collegamento più coerente tra IFRS, EV e Solvency II.

Secondo Alessandra Gambini, Director and Leader, RCS Italy di Willis Towers Watson, Solvency II sta offuscando il passaggio di come i profitti derivanti dagli IFRS si traducono in cash, e quindi in dividendi per gli azionisti. Questo rischio porta ad una crescita del costo dell’equity del settore, in modo particolare quando emergono preoccupazioni circa la sicurezza di capitale. Nel 2008/09 la mancanza di trasparenza sul cash e sul capitale ha contribuito ad un costo implicito dell’equity per il settore del 20%.

Al fine di colmare l’attuale mancanza di trasparenza, le conclusioni della relazione evidenziano il bisogno per il settore assicurativo di aiutare gli investitori divulgando analisi del movimento del Solvency II free surplus, Solvency II sensitivities e una spiegazione di quando e come Solvency II o gli IFRS impongono restrizioni alla generazione di cash e alla capacità di pagamento dei dividendi.

“sfortunatamente per l’industria assicurativa, Solvency II e i nuovi principi IFRS stanno prendendo direzioni differenti nell’immediato futuro e non incontreranno le richieste degli investitori. In risposta, per aiutare la comunità degli investitori, proponiamo template standardizzati per la reportistica del settore assicurativo che dovrebbero aiutare a colmare questo gap”, ha detto Alessandra Gambini.

Secondo lo studio né i prossimi SFCRs (che verranno pubblicati in maggio o giugno) né la riforma a lungo termine degli IFRS soddisferanno le esigenze di informazione degli investitori. Per questo vengono proposti alcuni schemi standardizzati di pubblicazione per migliorare la rappresentazione dei numeri sotto Solvency II in termini di performance economiche e metriche di generazione di valore.