Poste rischia senza gestioni

di Anna Messia
Analisti compatti contro il possibile passo indietro di Poste Italiane dal settore risparmio gestito. Ieri, sulle voci che il nuovo piano industriale cui sta lavorando il neo ad delle Poste, Matteo Del Fante, prevedrebbe una frenata nella raccolta dei fondi e delle gestioni, le azioni del gruppo postale hanno perso il 2,5%%, a 6,3 euro), in una giornata comunque negativa per la Borsa (-2%). E insieme a loro hanno sofferto ancora di più quelle di Anima Sgr (-3,4% a 5,96 euro), la società di risparmio gestito di cui Poste controlla già il 10% e nella quale, secondo quanto già previsto dal patto parasociale firmato lo scorso novembre, il gruppo guidato da Del Fante dovrà conferire entro l’anno anche BancoPosta Fondi Sgr. Banca Akros, per esempio, ha ridotto il giudizio sulle Poste da accumulate a neutral (confermando però il target price a 71 euro) aggiungendo di non gradire «il cambio di strategia nel business dell’asset management perché è un elemento che nel lungo termine potrebbe rivoluzionare le prospettive per il gruppo». Il risparmio gestito era uno dei capisaldi del piano industriale dell’ex amministratore delegato, Francesco Caio, che puntava su una forte alleanza con Anima , destinata a diventare la fabbrica prodotti del gruppo. Ora questo legame, pur restando in primo piano, sembra uscire dai riflettori a favore dei prodotti della Cassa Depositi e Prestiti, azionista di riferimento di Poste (con il 35%), con cui Del Fante sta rinegoziando proprio in questo periodo gli accordi di distribuzione. La scelta è stata criticata anche da Banca Imi e da Equita, che segnala anche i possibili rischi per Anima . «Crediamo che il progetto di cedere BancoPosta Sgr ad Anima verrà portato a compimento, ma dobbiamo capire cosa comporterà il nuovo piano in termini di budget di raccolta», sottolinea il broker. Il patto parasociale firmato lo scorso novembre tra Cdp, Poste e Anima , sembrerebbe del resto lasciare poco spazio ad aggiustamenti visto che ha già definito i dettagli del riassetto, che passa per il conferimento di Banco Posta Fondi in Anima , da chiudere entro l’anno, e la consegna del timone del nuovo aggregato a Marco Carreri (attuale ad di Anima ). Difficile quindi immaginare una svolta a 180 gradi che potrebbe comportare penali per Poste Italiane . Più probabile che il nuovo ad Del Fante stia tentando di capire quali possano essere i margini di manovra nell’operazione, a partire per esempio dalla governance. Insomma i cantieri del riassetto firmato Del Fante sono aperti. Lo dimostra l’ordine di servizio che lo scorso mercoledì ha definito il nuovo assetto organizzativo, assegnando tra l’altro a Giuseppe Lasco l’area corporate affairs (e ad interim gli affari legali) e lasciando ad interim allo stesso amministratore delegato l’area Finanza e anche quella Immobili Acquisti, in attesa di trovare il candidato giusto. (riproduzione riservata)
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