Equita moltiplica i Pir per sei

di Paola Valentini
Equita Sim ha alzato di sei volte da 1,6 miliardi a 10 miliardi di euro la propria stima dei flussi 2017 dell’intero mercato. D’altra parte i primi numeri comunicati da chi finora ha puntato decisamente sui Pir, a partire da Banca Mediolanum ed Eurizon, confermano che il fenomeno Pir sta battendo le indicazioni di raccolta anche delle stesse società di gestione.

Secondo gli analisti della sim il “successo” dei Piani individuali di risparmio “si sta dimostrando ampiamente superiore alle attese”, tanto che la raccolta a oggi stimata in oltre 1,5 miliardi di euro, “ha quasi raggiunto la stima che avevamo fatto per l’intero” anno.

“Il modo più semplice per evidenziare l’impatto che i Pir hanno avuto sul mercato” per Equita “è attraverso l’Etf che replica l’indice Ftse Mid Cap. Preso come punto di partenza il 15 dicembre 2016, emerge come la capitalizzazione di mercato sia salita da circa 55 milioni agli attuali 622 milioni. L’Etf Mid Cap ha battuto l’Etf mid-small cap Europe del 12%”.

“Banca Mediolanum “, prosegue Equita, “si sta dimostrando il leader incontrastato nei Pir, cosa che non ci sorprende considerato il Dna dell’azienda e della sua rete di promotori”. Ennio Doris, presidente di Mediolanum , ha detto che la sua azienda punta ad arrivare nel 2017 addirittura a 3 miliardi di masse nei fondi Pir e finora con i suoi due fondi legati ai Pir, lanciati tra marzo e aprile, ha raccolto oltre 700 milioni.

“Quest’obiettivo è ambizioso e ci ha sorpreso, ma seguiamo Mediolanum dall’Ipo nel 1996 e abbiamo imparato che, se c’è un punto dove Ennio Doris raramente sbaglia, è nel valutare la capacità commerciale della propria rete, che ha costruito da zero e di cui conosce perfettamente la psicologia”, osservano gli analisti di Equita.

Nel complesso, anche alla luce delle indicazioni di altri operatori, in primis Eurizon, la sgr del gruppo Intesa Sanpaolo che ha raccolto a oggi 800 milioni di euro sui suoi fondi a norma Pir, Equita ritiene che “gli acquisti sui titoli mid-small possano rappresentare il 4,2% del flottante nel 2017 e il 5,4% nel 2018, inoltre che gli acquisti cumulati nei cinque anni arrivino al 23,1% del flottante”.

Gli analisti della sim, focalizzandosi sulle mid-small cap, hanno poi calcolato l’impatto dei Pir sui singoli titoli. “Abbiamo considerato acquisti pari al 5% del flottante e fatta l’ipotesi che gli acquisti si distribuiscano in proporzione al loro peso negli indici. Abbiamo quindi calcolato quanti giorni di trading sarebbero necessari per completare tali acquisti. I maggiori impatti sono, secondo noi, su Banco Desio , Inwit e la Banca popolare di Sondrio “.
Fonte: logo_mf