Bene il roboavvocato. Poi chi ne risponde?

di Marino Longoni
Internet sta mutando sempre più il lavoro dei professionisti. Le prime professioni interessate sono state quelle tecniche, dove strumenti di calcolo e progettazione sempre più sofisticati hanno reso superflue tante conoscenze acquisite con anni di studio e tirocinio. Ora è la volta delle professioni giuridico-economiche: notai, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro. L’ultima notizia è che in Europa sta sbarcando in grande stile Rocket Lawyer, società americana specializzata in consulenza legale informatizzata e a basso costo. In Spagna e Francia lo sbarco è già avvenuto, l’Italia seguirà a breve. Rocket Lawyer è nata una decina d’anni fa negli Usa, dove fattura 20 milioni di dollari l’anno grazie a una piattaforma governata da algoritmi in grado di dare risposte legali alle domande più frequenti dei cittadini comuni.

I vantaggi, rispetto a un avvocato tradizionale, sono il prezzo e la velocità. Una consulenza di Rocket Lawyer costa 40 dollari (disponibile anche un abbonamento annuale, ancora più scontato). Il bello è che il sistema sa valutare quando il quesito non può essere risolto da un algoritmo: in tal caso propone l’assistenza di uno o più legali disponibili nella zona dove risiede il cliente. Ovvio che non ci sarà mai un robot in grado di sostituire un avvocato e risolvere i problemi più complessi. Ma è indubbio che la piattaforma (già 7 milioni i cittadini americani serviti ogni anno) o qualche altra applicazione oggi ancora allo studio, fra poco potranno spazzare via gran parte dei professionisti di fascia bassa. Lo stesso fenomeno sta avvenendo per i commercialisti, dove manca solo un tassello fondamentale, l’obbligo di fatturazione elettronica anche tra privati, per rendere l’amministrazione finanziaria teoricamente in grado di gestire non solo la dichiarazione dei redditi, ma anche la contabilità di lavoratori autonomi e piccole imprese.

Con importanti effetti ai fini della lotta all’evasione. Facile prevedere che anche qui la fascia bassa della professione sarà svolta soprattutto da computer. Un processo analogo è già avvenuto nel rapporto tra consulente del lavoro ed elaborazione delle buste paga, attività fino a qualche anno fa svolta manualmente e ora quasi del tutto informatizzata. Ciò non significa che verrà meno il ruolo delle professioni economiche. Se da un lato si assiste a un processo sempre più rapido di automazione di processi standardizzati che riduce la necessità di lavoro professionale, dall’altro tale esigenza spinge ad ampliare e approfondire l’attività professionale a maggior valore aggiunto. Già si registra uno spostamento verso la sempre più spinta specializzazione e attività innovative che le macchine non possono eseguire.

Ma c’è un aspetto spesso dimenticato: c’è sempre necessità di qualcuno che si assuma la responsabilità dei risultati della macchina. Ciò è sempre vero nei rapporti con la pubblica amministrazione o quando è coinvolto un interesse molto rilevante. Esempi sono la certificazione della correttezza della busta paga o della dichiarazione dei redditi. Qui torna in gioco il professionista, non più esecutore della prestazione ma responsabile della sua correttezza. Perché un computer, pur preciso e infallibile, non potrà mai garantire la fede pubblica di un atto elaborato, non potrà mai essere il centro d’imputazione giuridica di una responsabilità professionale. Non è un caso se negli ultimi anni si è assistito all’aumento di certificazioni, visti di conformità, autenticazioni, necessità di indicare un responsabile per ogni atto. (riproduzione riservata)
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