Zurich, come altre compagnie e società di gestione, ha avviato da tempo un programma (Pension point) per stimare il gap previdenziale, ovvero la differenza tra ultimo stipendio prima di andare in pensione e primo assegno pensionistico. L’iniziativa ha confermato la scopertura previdenziale visto che sui 20 mila clienti sottoposti a questo check-up, il 16% ha scelto di avviare un piano di integrazione. «E se anche la busta arancione portasse a un risultato simile, le adesioni alla previdenza complementare potrebbero finalmente decollare», sottolinea Dario Moltrasio, head of bank distribution per Zurich in Italia.

Domanda.

Dottor Moltrasio, come valuta l’operazione busta arancione?
Risposta. Credo che sia un diritto fondamentale di ogni lavoratore avere un livello minimo di informazione sulla pensione futura. Ma adesso auspico che l’operazione dell’Inps non resti una tantum, ma che sia previsto un invio periodico, ad esempio in Francia è ogni cinque anni. Noi in Zurich abbiamo lanciato Pension Point nel 2014 spinti da richieste sia dei clienti sia dei collocatori e attraverso la rete di Finanza & Futuro e Deutsche Bank (partner assicurativi di Zurich, ndr) abbiamo offerto la possibilità di fare un check-up previdenziale. Dai dati raccolti ne è emerso un quadro interessante.

D. Ovvero?

R. La fascia di età più propensa ad avere informazioni sul proprio futuro previdenziale è quella tra i 31 e i 44 anni, il 44% dei 20 mila clienti analizzati ricade in questo intervallo. D’altra parte queste sono le età in cui inizia a manifestarsi la capacità di risparmio per permettersi una pensione di scorta. L’altro dato che colpisce è che il gap medio dei lavoratori dipendenti che hanno sottoscritto un prodotto di previdenza: dopo l’adesione si è ridotto al 19%. In il premio medio annuo versato dai nostri clienti è di circa 2.300 euro medi l’anno. E c’è anche un servizio dedicato a chi ha effettuato il check-up ma non ha ancora deciso di costruire un piano di integrazione.

D. In che senso?

R. Ogni anno ad aprile inviamo via mail a questi clienti un aggiornamento del gap previdenziale e in media il 2% decide di sottoscrivere prodotti di previdenza integrativa dopo aver ricevuto questo dato. Provi a immaginare se anche la busta arancione potesse avere la stessa capacità di convincere il cittadino ad aderire. Per il mercato della previdenza complementare, che non è mai decollato, sarebbe una vera rivoluzione. Le dirò di più. Chi si convince ad aprire un piano di integrazione non fa passare troppo tempo: abbiamo verificato che gran parte di questo 2% si reca in una filiale o contatta un consulente finanziario entro i 100 giorni dopo aver ricevuto la nostra mail. Un segnale importante a testimonianza che l’esigenza di coprire il gap esiste e che l’informazione ha un ruolo fondamentale per far partire il processo decisionale del cliente. (riproduzione riservata)
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