Gli infortuni nel settore tessile

L’intera filiera tessile-abbigliamento-moda rappresenta in Italia un’attività importante, di qualità pregevole e quantità rilevante.

Pur rappresentando meno del 4% del totale dell’Industria manifatturiera sia in termini di imprese che di addetti (rispettivamente 15mila e 130mila secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istat), il settore detiene una quota di imprese esportatrici superiore rispetto alla media (circa 25% rispetto al 21% per l’intera manifattura).

Dal punto di vista infortunistico si registrano nel 2014 poco più di 1.800 casi accertati nel comparto del tessile e circa 1.250 nell’abbigliamento. Il decremento complessivo nell’ultimo quinquennio 2010-2014 (-38,2%) è stato superiore alla media del manifatturiero (-36,2%).

Dei 1.800 casi d’infortuni accertati positivamente nel 2014 nell’Industria Tessile, il 37,3% (675 casi) si sono verificati nel comparto delle “Altre industrie tessili” (biancheria, articoli tecnici, ecc.), con un calo del 31,5% rispetto al 2010, diminuzione comunque più contenuta rispetto al complesso (-39%).

Nel settore dell’Abbigliamento, è proprio il comparto della Confezione a registrare il maggior numero di riconosciuti con 984 casi (78% del totale), con una diminuzione del 37,6% rispetto al 2010. I dati provvisori del 2015 indicano, nel complesso, 2.328 denunce d’infortunio in occasione di lavoro, di cui 4 con esito mortale. Per questi ultimi, si registra nel quinquennio 2010-2014 un andamento altalenante con picchi nel 2011 e nel 2013 (11 casi l’anno), dovuti in particolare al verificarsi d’incidenti plurimi di Barletta (4 morti nel 2011) e di Prato (7 morti nel 2013), mentre negli altri anni sono stati accertati mediamente 4 casi.

Un caso riconosciuto su tre ha riguardato la componente femminile (629 casi) nell’Industria Tessile (23% in itinere), mentre tre su quattro (907 casi) quella del settore dell’Abbigliamento, di questi il 40% circa (367) sono avvenuti durante il percorso casa-lavoro-casa. In entrambi i settori, un terzo degli infortuni ha riguardato sia i lavoratori che le lavoratrici d’età compresa tra i 40 e 49 anni (1.048 casi).

Tutte le classi hanno registrato comunque una consistente diminuzione d’infortuni, mediamente del 40% rispetto al 2010, ad eccezione di quella tra i 60 e i 69 anni che ha osservato, invece, un incremento del 10% (14 casi in più). Il 36% circa degli infortuni si è verificato tra le 6 e le 11 del mattino per il settore Tessile, raggiungendo il 44% per il settore dell’Abbigliamento, equamente distribuiti tra il lunedì e il venerdì.

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Nella filiera del tessile italiana è sempre stata importante la terziarizzazione: accanto a grandi industrie della confezione, sono sempre esistite piccole aziende specializzate in singole fasi del ciclo produttivo, tanto che la tutela assicurativa prevede uno specifico tasso di premio per aziende che esternalizzano fasi di produzione.

Dal punto di vista della sicurezza e salute, nelle aziende specializzate il campo dei rischi da valutare si riduce, ma questo non deve portare a una minore attenzione. I rischi per la salute sono legati alla presenza di rumore e vibrazioni dovuti a macchine, di sostanze chimiche pericolose e di polveri derivanti dalla lavorazione di fibre tessili o pellami: per ridurli è utile il confinamento delle fonti (barriere, cabinature, aspirazione localizzata) e la limitazione dell’esposizione degli addetti.

Anche movimentazione manuale di carichi, posture incongrue e movimenti ripetitivi sono rischi comuni e interessano sia le attività di preparazione che di confezione: possono essere ridotti dalla presenza di sistemi automatici o con adeguate postazioni di lavoro per gli operatori. Il rischio di incidenti può essere ridotto tramite attivazione di procedure di lavoro per l’utilizzo in sicurezza di macchine e strumenti, presenza di protezioni sulle macchine, aree di lavoro delimitate, pulizia degli ambienti e delle vie di transito, controllo dei metodi di stoccaggio e movimentazione dei materiali.

A queste valutazioni si aggiungono quelle sulla generale sicurezza degli ambienti di lavoro (dislivelli, percorsi e vie di esodo, microclima e illuminazione, ecc.) e sul rischio incendio, per la tipologia di materiali presenti. Inoltre, è da valutare la protezione dei lavoratori dallo stress, che può scaturire dall’organizzazione del lavoro (tempi, necessità di attenzione, ecc.) come anche dall’ambiente di lavoro, ad esempio il rumore.

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Fonte: DATI INAIL