I fondi pesano di più ma non in cda

di Andrea di Biase

«Il piccolo mondo antico (il copyright è dell’Avvocato Agnelli, ndr) del nostro capitalismo relazionale si sta progressivamente sgretolando», ma, almeno per ora, «gli investitori istituzionali preferiscono restare alla finestra», continuando ad avere un ruolo marginale nella governance delle società italiane quotate pur in presenza di un maggior peso nel capitale.

Lo ha sottolineato ieri il presidente della Consob Giuseppe Vegas nel corso del suo intervento all’incontro annuale con il mercato finanziario. «L’azione svolta negli ultimi anni da Consob», ha fatto notare Vegas, «ha accompagnato il nostro sistema finanziario nella transizione da un modello relazionale verso un modello di mercato contraddistinto da una maggiore apertura negli assetti di controllo, da una più ampia presenza di investitori esteri e da una più attiva partecipazione degli investitori istituzionali alla vita societaria». Tuttavia, ha spiegato il presidente Consob, «siamo a metà del guardo». Infatti «una distanza significativa ci separa ancora dai Paesi con mercati dei capitali più evoluti», ha aggiunto Vegas, evidenziando che «nelle assemblee di grandi società quotate le liste per la nomina degli organi di gestione presentate da investitori istituzionali hanno raccolto il maggior numero di voti ma abbiano preferito lasciare la gestione societaria agli azionisti di riferimento». È quanto accaduto di recente nelle assemblee di Ubi Banca e Snam , dove le liste di minoranza presentate dagli investitori istituzionali hanno ottenuto più consensi in assemblea rispetto a quelle presentate dagli azionisti stabili.
Più in generale, dalla relazione della Consob è emerso che le assemblee delle società quotate italiane incluse negli indici Ftse Mib e Mid Cap hanno mostrato un aumento della partecipazione degli azionisti, che nel 2015 ha raggiunto in media il 70,2% del capitale. Tale aumento è dovuto proprio alla maggior presenza degli investitori istituzionali esteri, passata dal 13% del 2012 all’attuale 21%, mentre quella degli investitori istituzionali italiani è rimasta sostanzialmente stabile, attestandosi nel 2015 all’1,1% del capitale in assemblea.

Nonostante questa maggiore apertura al mercato, nel corso del 2015 la Consob ha ricevuto 170 comunicazioni relative a patti parasociali rilevanti (149 nel 2014), con riferimento a 69 società quotate. L’incremento rispetto all’anno precedente ha riguardato in prevalenza la variazione di patti parasociali già esistenti (95 comunicazioni rispetto a 78 nel 2014). Anche le comunicazioni relative alla stipula di nuovi patti parasociali hanno registrato un lieve aumento (50 a fronte delle 38 del 2014) mentre, per quanto riguarda i casi di scioglimento o di venir meno degli scopi previsti nel patto stesso, le comunicazioni sono scese a 25 dalle 33 nel 2014. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf